Segnaliamo questa intervista del Prof. Zollino, docente di Ingegneria Elettrica all’Università di Padova, apparsa su “Il Riformista” del 19 maggio 2009
Le caratteristiche del nostro paese confliggono con uno sviluppo sregolato dell’eolico. Per altro in Italia c’è una ventosità mediamente modesta (circa 1.700 ore di utilizzazione media). I pochi siti con circa 2mila ore di utilizzazione sono concentrati in Puglia, Sicilia, Sardegna. Anche qui però il costo dell’energia elettrica prodotta, che dipende proprio dalle ore di utilizzazione, e più alto di molti siti nelle regioni più ventose del Nord europa.
Di ALESSANDRO DA ROLD
«Due centrali nucleari del tipo Epr, da 1.6 Gigawatt, produrrebbero in Italia lo stesso quantitativo di energia elettrica di 4mila generatori eolici del diametro di 90 metri montati su torri da 100. E lo spazio occupato sarebbe pari qualche campo da calcio». Parola di Giuseppe Zollino, docente di ingegneria elettrica all’Università degli Studi di Padova, rispetto alle reali potenzialità dello sviluppo dell’energia eolica in Italia.
Nelle scorse settimane il professore inglese James Lovelock ha parlato di fascismo eolico.
Mi pare che sia un po’ eccessivo. C’è tuttavia un dato oggettivo: negli ultimi anni la tecnologia dei rotori eolici non è che si sia evoluta in modo rivoluzionario rispetto allo schema dell’antico mulino a vento. Ciò che ha realmente consentito la riduzione dei costi è stata la crescita in dimensione delle pale. I rotori attualmente più utilizzati hanno diametro di circa 90 metri e l’industria europea va verso una ulteriore crescita in dimensioni. Non mi pare uno scenario incoraggiante per il nostro paesaggio.
L’Italia possiede un territorio idoneo?
Per evitare che la questione sia solo legata alla sensibilità individuale, si dovrebbe procedere ad una valutazione dei costi opportunità . Sito, per sito. Non è stato ancora fatto. Bisogna studiare l’impatto sui territori dove dovrebbero sorgere impianti di queste taglie, in termini di costo (esterno) della “sottrazione” del paesaggio.
Certo, una pala di novanta metri…
Le caratteristiche del nostro paese confliggono con uno sviluppo sregolato dell’eolico. Per altro in Italia c’è una ventosità mediamente modesta (circa 1.700 ore di utilizzazione media). I pochi siti con circa 2mila ore di utilizzazione sono concentrati in Puglia, Sicilia, Sardegna. Anche qui però il costo dell’energia elettrica prodotta, che dipende proprio dalle ore di utilizzazione, e più alto di molti siti nelle regioni più ventose del Nord europa.
Il governo italiano però ha disposto incentivi per chi vorrà investire nell’eolico.
Secondo stime del governo italiano in Italia entro il 2020 dovrebbero essere installati generatori eolici per circa 12 Gigawatt di potenza, in grado di generare circa 22,5 miliardi di kWh di energia elettrica. Mi piace ricordare che tale quantità è un po’ inferiore a quella che sarebbe prodotta da 2 centrali nucleari di tipo Epr da 1,6 Gigawatt, che occuperebbero tra l’altro lo spazio di alcuni campi da calcio
Quindi in Italia cosa si dovrebbe fare?
Innanzitutto bisognerebbe progressivamente ridurre gli in centivi statali che ora corrispondono al doppio della media europea. Il risparmio dovrebbe essere destinato al finanziamento diretto di attività di ricerca sulle tecnologie energetiche, su cui in Italia occorre investire molto di più.
Il Financial Times ha dedicato un’inchiesta al rischio di appalti truccati e criminalità , in vista della costruzione delle pale in Sicilia.
Ma questi sono problemi con cui purtroppo in Ilalia abbiamo a che fare quotidianamente anche in altri settori. Non è colpa della tecnologia eolica. Se mai, si potrebbe rivedere il regime autorizzativo, per attenuare il potere di infiltrazioni’ e quindi di ricatto di organizzazioni, anche ma non solo criminali, forti sul territorio.







