Nell’Italia sotto zero le fonti rinnovabili hanno perso la sfida

“Gli impianti da fonti rinnovabili possono essere efficaci anche in situazioni di maltempo come quelle che si sono verificate in questi giorni? Il freddo polare su tutta la Penisola ha riacutizzato il problema della crisi energetica, ma sta ponendo nuovi interrogativi sulle fonti alternative come il solare o l’eolico. L’inverno, si sa, è da sempre una stagione particolare per la produzione di energia elettrica, ma i dati diffusi da Terna sul fabbisogno di gennaio 2012 (quando l’emergenza ha iniziato a mordere) sono emblematici. Le fonti rinnovabili coprono infatti il 24% del totale, sui livelli abituali, ma è la composizione degli approvvigionamenti a cambiare: l’eolico garantisce infatti oltre il 5%, mentre cala il fotovoltaico (3%) e l’idroelettrico si attesta all’11%. Resiste dunque l’erogazione di elettricità dal vento, mentre cala il solare. Cosa ne pensano i produttori? Per Gianni Chianetta, presidente di Assosolare, «bisogna rendere gli impianti fotovoltaici programmabili, anche in assenza di sole. Ciò per noi significa soprattutto non dover dipendere più dalla rete». Il problema è che le rinnovabili, aggiunge Carlo Stagnaro, direttore Ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni dove si occupa di ambiente ed energia, «offrono sì il vantaggio di essere uno strumento per far fronte all’emergenza gas, ma bisogna sempre tenere a mente che producono non quando serve, ma solo in presenza di sole o vento». Si dovrebbe puntare molto di più sugli impianti a biomasse, centrali che, bruciando scarti dei raccolti o letame, producono energia con un basso livello di inquinamento «ma soprattutto sono programmabili – spiega Stagnaro -. Le biomasse, insieme all’idroelettrico, presentano le più alte prospettive di crescita, sono le più competitive e soprattutto, una volta attivate, costano meno».”

Fonte: Istituto Bruno Leoni.

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