La Regione Toscana smonta gli studi sull’avifauna degli eolici

Pubblichiamo le importanti ed esemplari motivazioni con cui la Regione Toscana ha bocciato l’eolico di Monterotondo Marittima, nella parte relativa all’avifauna:

Il rappresentante del Settore “Politiche agroambientali, attività faunistico-venatoria e pesca dilettantistica ” ha fornito nel corso della riunione della conferenza interna del 16 giugno 2010 il seguente contributo:
“ricordato il contenuto della Risoluzione adottata dagli ornitologi italiani durante il XV Convegno Italiano di Ornitologia svoltosi nello scorso mese di ottobre; in riferimento allo Studio di Impatto Ambientale e alla relativa Valutazione di Incidenza presentata dal proponente emerge un quadro notevolmente contraddittorio, in quanto si afferma prima che esistono numerosissime specie di uccelli migratori e non, soprattutto rapaci rarissimi e una notevole presenza di chirotteri con colonie riproduttive nelle immediate vicinanze dell’impianto, ma successivamente si raggiungono conclusioni che prevedono un impatto trascurabile dell’impianto sull’avifauna locale e migratoria. In sostanza la Valutazione di Incidenza arriva ad affermare che il rischio di collisioni è presente, e la perdita anche solo di pochissimi esemplari ogni anno presenta una minaccia importante per alcune specie a rischio estinzione in Toscana ma anche in Italia e in Europa. Questo non può essere considerato accettabile soprattutto per specie particolarmente protette e a rischio estinzione come il falco Lanario e il Biancone.
Il fattore di densità dei rapaci è da considerarsi con importanza relativa alle specie e alle popolazioni: una bassa probabilità di incidenza diretta (collisione) a carico di individui di una popolazione a bassa densità come quella di Lanario (presente nell’area) può determinare con maggiori probabilità l’estinzione totale della specie in quel territorio.


In merito alla protezione delle colonie riproduttive dei chirotteri presenti in zona è evidente una criticità non risolta relativa ad una colonia che si è stabilizzata nell’edificio n. 5 analizzato dal monitoraggio del proponente. Se da una parte si evidenza l’importanza di tale colonia e si precisa come il progetto preliminare sia stato modificato in modo da escludere ogni turbativa dell’edificio n. 5, dall’altra si trascura l’affermazione fatta dallo stesso proponente che indica una distanza tra l’edificio n. 5 e l’impianto di circa 1,5 km, insufficiente per annullare un eventuale impatto negativo. Infatti i Chirotteri compiono spostamenti giornalieri di diversi chilometri per raggiungere le aree di foraggiamento. Sempre secondo l’analisi del proponente si ricorda che la presenza di impianti eolici nei pressi di aree di foraggiamento (piccolo lago vicino all’impianto) può avere sia effetti diretti (collisioni) sia effetti indiretti (allontanamento spontaneo e conseguente perdita dell’area di foraggiamento). Ulteriore elemento di rischio emerge dall’affermazione che riguarda la non conoscenza esatta delle rotte percorse dai Chirotteri nella zona e quindi non è possibile stabilire se l’area dell’impianto si trovi o meno lungo una direttrice. Per di più il proponente continua sostenendo che è estremamente difficile stimare soglie critiche di mortalità tali da evitare l’estinzione locale dei pipistrelli, ciò è dovuto al fatto che non si conoscono stime relative alle popolazioni delle varie specie di Chirotteri presenti in zona. Non si capisce come, dopo tali affermazioni, il proponente possa ritenere che il numero di morti sostenibili sarà molto basso, ed anzi, viene correttamente ricordato che i Chirotteri sono molto vulnerabili ad eventuali morti accidentali causate dall’impatto con le pale dei generatori eolici, in particolare se queste riguardano femmine riproduttive in stato di gravidanza.
Tutto ciò fa supporre quindi che il monitoraggio sia insufficiente a stabilire con relativa attendibilità stime accettabili di impatto dell’avifauna e dei Chirotteri sull’impianto in oggetto. Per quanto riguarda la determinazione dello status attuale dell’avifauna e della fauna (mammiferi) presente nella zona, vengono descritte come risorse rare, rinnovabili, strategiche descrivendo in ogni fase di realizzazione dell’impianto il valore d’impatto su fauna ed avifauna locale. In particolar modo, nella fase di cantiere il proponente afferma che potrebbero verificarsi impatti a causa di sbancamenti,
22 Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 2 del 11.1.2012
riporti di terreno, scavi ect ect. Questa evenienza costituisce un reale pericolo soprattutto per le specie ungulati che inevitabilmente dovranno spostarsi dalla zona interessata dai lavori e, considerando che nelle vicinanze dell’area dell’impianto è presente la strada provinciale SP160 che interessa il lato sud ed est dell’impianto, si potranno verificare attraversamenti del tratto stradale citato con conseguente rischio di incidenti stradali causati da fauna selvatica. Durante la fase di esercizio il proponente dichiara impatti “medi”, reversibili a lungo temine per il Biancone. Questa perdita non è assolutamente insostenibile per una specie inserita nella Red List internazionale delle specie a rischio estinzione.
Per quanto riguarda la stima delle collisioni bisogna rilevare che essa appare volta a fornire dati minimizzanti perché basata sul numero di passaggi effettuati dai rapaci nell’area dell’impianto solo nel limitato periodo di monitoraggio. Il monitoraggio avifaunistico, infatti, condotto dal proponente, non può dirsi esaustivo della frequentazione dell’area dell’impianto da parte di rapaci residenti in aree limitrofe, in migrazione e svernamento. In particolare, come evidenziato dallo stesso proponente, il territorio scelto per la realizzazione dell’impianto si trova al centro tra due Siti di Interesse Regionale e le rotte di spostamento dell’avifauna presente nell’area attraverserebbero inevitabilmente l’impianto eolico (come emerge dalla tavola 2.2b del monitoraggio avifaunsitico predisposto dal proponente dal titolo “Direzioni di migrazione e areali di frequentazione”).
Il fattore “capacità di schivare le pale” è assolutamente non definibile e rende, dunque, non credibile qualsiasi calcolo minimizzante basato su di esso. Pare anzi vero il contrario, cioè che molte specie siano attratte dal movimento delle pale e quindi soggette a collisione.
Da sottolineare, inoltre, che per specie come il Lanario anche la perdita di un basso numero di individui all’anno costituirebbe un grave danno alla conservazione della specie, nidificante a poche centinaia di metri dall’impianto previsto e non presa affatto in considerazione. Conclusioni: per quanto sopra esposto il parere di questo Ufficio risulta negativo in merito al procedimento di VIA attualmente in corso nei confronti dell’impianto eolico in oggetto”;
– […] per tutto quanto sopra […] il progetto risulta incompatibile con l’ambiente in relazione agli impatti critici non mitigabili sulle componenti “paesaggio” e “avifauna”;

Fonte: DGR Toscana nr. 1206/2011

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