Pale eoliche, trappole mortali per i nibbi reali

Il WWF Molise e l’Associazione ALTURA portano a conoscenza di una problematica che sta investendo il territorio della regione Molise e che avrà nel futuro un impatto negativo sul patrimonio faunistico molisano, uno dei più importanti e dei meno adeguatamente protetti.
Il giorno 11 aprile 2009 è stato raccolto da Leo Colalillo di Boiano, sotto la pala eolica numero 1 della centrale eolica costruita sulla Montagnola Molisana in località Acquaspruzza nei comuni di Frosolone e Macchiagodena, un esemplare adulto di Nibbio reale (Milvus milvus) con l’ala sinistra fratturata e in pessime condizioni.nibbio-reale L’esemplare (nella foto) è incappato, durante il suo lento e maestoso volo di caccia, nel vortice creato dalle lame di un aerogeneratore. Queste pale girano con una velocità all’estremità compresa tra un minimo di 80 Km/h e un massimo di 288 Km/h , questo significa che un qualsiasi uccello che vi impatta è come se si scontrasse con una macchina che viaggia ad alta velocità. L’effetto è devastante, così come lo è stato per l’esemplare rinvenuto nei giorni scorsi.

Il nibbio reale (Milvus milvus) è una specie politipica a corologia europea. Il nibbio reale in Italia è stazionario, nidificante, migratore regolare e svernante parziale; la popolazione nidificante è attualmente stimata in 130-150 coppie ed è distribuita nelle regioni centro-meridionali, nella Sicilia e in Sardegna. Le popolazioni italiane più importanti sono quelle della Basilicata, del Molise e dell’Abruzzo. La specie è inserita dall’IUCN nella categoria di minaccia NT-Near Threatened (quasi a rischio) e l’Unione Europea considera la sua conservazione d’interesse comunitario (Direttiva 79/409/CEE “Uccelli”).

Attualmente il fattore di minaccia più importante deriva proprio dalle centrali eoliche che, costruite sui valichi e praterie collinari, possono determinare una interferenza negativa con le popolazioni di questo raro e importante rapace.
Il problema dell’impatto delle centrali eoliche sul paesaggio, sull’ambiente e in particolare sulla fauna, sta uscendo prepotentemente alla ribalta. Si tratta di veri e propri impianti industriali, ubicati però, in molti casi, nelle aree finora meglio conservate del nostro paese, come, ad esempio, le alte terre dell’Appennino. Esercitano un pesante impatto sul paesaggio, sull’ambiente, sulla stabilità delle pendici anche per i rilevanti movimenti di terra che l’apertura delle strade ad essi connessi, le fondamenta e quant’altro necessario richiedono inevitabilmente. Inoltre è ampiamente e scientificamente dimostrato, da numerosi studi, come gli impianti eolici producano seri effetti negativi sulle biocenosi e in particolare sugli uccelli e sui chirotteri. Tali effetti consistono essenzialmente in due tipologie d’intervento: – diretto, dovuto alla collisione degli animali con parti dell’impianto, in particolare il rotore; – indiretto, dovuto all’aumento del disturbo antropico con conseguente allontanamento e/o scomparsa degli individui, modificazione di ambienti (aree di riproduzione e di alimentazione), frammentazione degli habitat e delle popolazioni, ecc..
Da studi effettuati in Germania (Tobias Durr), soprattutto tra il 2001 e il 2004, sia pure senza sistematicità, si è potuto constatare che a causa dell’impatto con gli aerogeneratori, sono morti, come minimo, 95 rapaci su un totale di 214 uccelli uccisi, tra cui 38 Nibbi reali e 13 Aquile di mare.. In Italia i Nibbi reali, grandi rapaci ad areale esclusivamente europeo, una volta frequenti nella Valle del Sangro ed in Irpinia, sono praticamente scomparsi dopo la realizzazione delle centrali eoliche realizzate in questi ultimi anni nelle due zone. Per quanto riguarda la perdita di habitat e gli effetti sulla densità delle specie è stato calcolato che gli impatti indiretti determinano una riduzione della densità di alcune specie di uccelli, nell’area circostante gli aerogeneratori, fino ad una distanza di 500 metri anche se altri autori hanno rilevato effetti di disturbo fino a 800 metri ed una riduzione degli uccelli presenti in migrazione o in svernamento. Relativamente all’Italia, Magrini (2003) ha riportato che nelle aree dove sono presenti impianti eolici, è stata osservata una diminuzione di uccelli fino al 95% per un’ampiezza di territorio fino a circa 500 metri dalle torri. In paesi come l’Italia, la Spagna o la Grecia, interessati da grandi flussi di migratori su vasti fronti, lo sviluppo dell’eolico sulle coste, sulle isole, nelle zone montane e collinari, sui valichi porterebbe come conseguenza inevitabile stragi intollerabili di uccelli migratori, destinate ad avere impatti pesanti sulla consistenza delle specie. I pipistrelli vengono anch’essi distrutti in gran numero dal movimento delle turbine.
L’area della Montagnola Molisana era un luogo dove fino a pochi anni fa si contavano nibbi reali a decine e poiane a centinaia, che trovavano l’habitat ideale uno dei più importanti della regione Molise per l’alimentazione e la sosta, ora con la recente costruzione della centrale il numero si sta drasticamente riducendo.

WWF Molise e Associazione ALTURA

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