Progetti eolico-industriali sempre più devastanti minacciano le connessioni ecologiche dell’Appennino Centro-Settentrionale

Pubblichiamo il comunicato del WWF Cesena sulla centrale “Tre Vescovi – Fresciano”:

Il WWF informa la collettività che in merito ai progetti eolico-industriali che minacciano l’area circostante il Monte Fumaiolo, oltre ad aver predisposto insieme ad Italia Nostra, ricorso avverso al progetto della Biancarda (13 torri alte 120 metri) ha appena provveduto alla consegna delle osservazioni riguardanti l’altro, ennesimo, mega-progetto “Tre Vescovi-Fresciano” dei comuni di Verghereto, Casteldelci e Badia Tedalda (36 torri alte 180 metri) che interesserà da vicino la località delle Balze.
Con buona pace del Comune di Verghereto e dei pochi che trarranno vantaggi economici dalla “svendita-saccheggio” di questo territorio, si assesterà così un duplice colpo letale al paesaggio, alle connessioni ecologiche poste fra l’Appennino Settentrionale e Centrale e alle specie faunistiche che vi dimorano (come ad es. l’Aquila reale) ed anche all’economia locale legata al turismo ambientale attratto da questi paesaggi.
Immaginiamo che nella pubblica udienza che si terrà domani alle Balze organizzata finalmente dai progettisti, ma “ahinoi” fuori tempo utile per le osservazioni, tutti questi aspetti saranno considerati superflui rispetto alla “fame di profitto” rappresentata dall’affare dei certificati verdi.

Il WWF ritiene invece che impianti di questa dimensione non possano prescindere da un’attenta Valutazione d’Impatto Ambientale che consideri tutti gli effetti temporali, spaziali e cumulativi sul paesaggio e sugli habitat coinvolti, svolta correttamente attraverso procedure pienamente trasparenti con la consultazione di tutti i portatori d’interesse. Tale valutazione doveva essere svolta all’interno di piani energetici nazionali e regionali che consentissero di ridurre, anche attraverso impianti eolici di piccole dimensioni (mini-eolico), le emissioni di gas-serra, coerentemente con gli obiettivi nazionali contenuti nel Protocollo di Kyoto, evitando di lasciare alla discrezionalità dei progettisti e di amministrazioni allettate solo dal guadagno immediato la scelta irrazionale dei siti.
Nel perseguire il nobile intento di abbattere l’effetto serra, senza una scelta appropriata dei siti idonei per l’eolico, e senza studi seri su tutti i possibili impatti, si rischia di provocare danni a breve, medio e lungo termine sui fragili equilibri delle popolazioni di uccelli protetti a livello comunitario, sulle acque superficiali e sotterranee, sulla vegetazione annuale, arbustiva e arborea, oltre che su mammiferi, insetti, rettili e anfibi, per molti dei quali la Toscana e l’Emilia Romagna sono fra le regioni più importanti in Italia.

Il beneficio previsto dai proponenti, nei 25 anni di vita utile dell’impianto risulta ancorchè fuorviante dato che il risultato di riduzione dell’effetto-serra che viene stimato pari a 3.874.500 tonnellate di CO2 risparmiata, non tiene conto della perdita di suolo (compromesso da strade, piazzole, impianti, fondazioni in cemento ecc.) che svolge la funzione di assorbitore di anidride carbonica, grazie alla presenza di piante e macchie boschive, e neppure del fatto che le stesse quote di risparmio di emissioni si possono ottenere attraverso impianti localizzati in aree già degradate e prive di valore ambientale e ancor più attraverso azioni urgenti finalizzate al varo di una strategia energetica e ambientale che punti davvero sulle fonti pulite e rinnovabili e specialmente sull’efficienza energetica.

In questo tipo di impianti “eolico-industriali” è insita piuttosto una pressoché inesistente ricaduta in fatto di benefici reali nei confronti della popolazione locale, alla quale non va direttamente nessun vantaggio dal vedersi privare in modo permanente di un bene durevole e collettivo quale un territorio ad alto valore naturalistico. In passato si proponeva ai comuni interessati dai parchi eolici un contributo economico annuale che le amministrazioni poi avrebbero dovuto impiegare a favore della cittadinanza. Sappiamo che tutto ciò non s’é quasi mai rivelato efficacemente e la conseguenza, appunto, è stata quella di vedere spesso territori di alto valore ambientale invasi da distese di torri eoliche che se da una parte hanno portato grandi profitti a coloro che le gestivano, dall’altra hanno compromesso la risorsa turistico-paesaggistica, spesso unica fonte di reddito per alcune comunità. Nel caso dei Tre Vescovi, il proponente indica come possibilità di coinvolgimento della comunità locale la costituzione di una società ad hoc alla quale sarebbero destinati una percentuale di utili derivanti dall’esercizio del parco eolico, all’interno della quale dovrebbero confluire enti e privati cittadini. Si tratta di una soluzione che innanzi tutto non garantisce un beneficio a tutta la popolazione coinvolta, in quanto si basa sul presupposto di una volontaria adesione alla costituenda società e che in ogni caso, guarda alla sola direzione di un beneficio in termini monetari, piuttosto che a prevedere una ricaduta effettiva anche in termini di bilancio ambientale locale.

Un altro impatto molto importante che questo progetto prefigura, interesserà l’assetto geomorfologico della zona. La morfologia dell’area presenta versanti di media inclinazione costituiti da formazioni argillose-marnose estese, che presentano alle quote più elevate affioramenti sottilmente stratificati e fratturati di colore rosso-violaceo. Laddove hanno mantenuto una copertura di tipo boschivo o arbustivo, conservano una buona integrità del suolo senza importanti fenomeni erosivi; dove invece questa manca ed anche la copertura erbosa presenta segni di degrado, ecco che il substrato argilloso, messo a nudo, dà corso velocemente a forme di erosione relativamente profonde, considerando pure lo scarso spessore del suolo che caratterizza queste litologie. Non é raro di fatti osservare in alcuni tratti del versante che digrada verso il Senatello, fenomeni erosivi di tipo franoso, con la nascita delle tipiche nicchie di distacco, che coinvolgono poi importanti volumi di materiale in movimento. Proprio sul fronte opposto di questa vallata, in comune di Casteldelci s’è verificato nel 2010 uno dei movimenti franosi più vasti degli ultimi 50 anni a dimostrazione della precaria staticità di queste litologie.
Da tale analisi si evince che l’area prescelta per la collocazione degli aerogeneratori eolici é così ampia che la costruzione degli impianti andrà ad incidere sul coefficiente d’erosione dei siti, non solo in maniera circoscritta, ma in modo esteso e generalizzato dal momento che dovranno essere effettuate su molteplici diramazioni tutti i lavori inerenti gli accessi per far giungere sul luogo i mezzi meccanici necessari! La “carta delle condizioni” del territorio evidenzia peraltro come la maggior parte degli aerogeneratori ricada in aree in dissesto da frana, tra cui alcuni in zona definita “attiva” e non meno di una dozzina in zona definita “quiescente”.
Si considerino allora gli sbancamenti che saranno effettuati per diversi chilometri lungo il tratto di crinale interessato e verso le pendici laterali. Si considerino poi le decine di chilometri di piste e di strade (circa km 18) da aprire per la collocazione dei 36 generatori eolici (ognuno occuperà un’area definitiva di mq 53), i relativi disboscamenti di macchie boschive, siepi e filari arborei, la realizzazione di piazzole e superfici cementate, ed infine gli scavi in profondità per le fondazioni (ognuna costituita da 840,5 mc di cemento e 76 ton. di acciaio, contenenti 27 pali del diametro di mt 1. inseriti in profondità a mt. 32!) di ogni aerogeneratore. Simili interventi, quando effettuati su substrati di natura argillosa come quello che caratterizza la zona, di per sé molto erodibili, rischiano di accentuare quei fenomeni di dissesto come l’infiltrazione delle acque nelle fratture del substrato (con conseguente aumento della disgregazione della roccia dovuto all’azione gelo-disgelo) che contribuiranno, al denudamento del terreno (…laddove ancora non lo é), alla diminuzione della sua compattezza e ad uno sconvolgimento localizzato dell’equilibrio delle acque.
Come s’è detto il progetto prevede poi la realizzazione di circa km 18 di strade al servizio degli impianti, eufemisticamente definito “adeguamento di percorsi esistenti”. Ma basta dare un occhiata all’elaborato per rendersi conto che gli accessi avranno una larghezza dichiarata di almeno mt 5, che diventeranno di mt 13,5 in ogni asse di curva. Poi serviranno altre 36 piste di manovra di dimensioni mt 11 x 125 e relative 36 piazzole di dimensioni mt 70 x 30 necessarie ai montaggi degli aerogeneratori.
Bisogna poi recarsi sul luogo, per accorgersi che l’unico percorso attualmente transitabile, con difficoltà persino per un fuoristrada é ampio non più di mt. 3,5, ed è quello che si sviluppa appunto lungo il crinale fra il Poggio Tre Vescovi e Monte Loggio.
Proprio su questi percorsi escursionistici che saranno ampliati per la viabilità di cantiere si riscontrano alcune delle emergenze ambientali più significative dell’area che saranno inevitabilmente distrutte: siepi con presenza di specie di interesse botanico (Ribes petraeum, Rhamnus catharticus, Polygonatum multiflorum, Paris quadrifolia, Allium ursinum, Lilium bulbiferum sp. croceum, Lilium martagon, Ornithogalum pyrenaicum, Centaurea montana, Asarum europaeum, Daphne mezereum, Cardammine Kitaibelii), vecchi filari arborei di Cerro, Carpino bianco, Acero campestre e Salice, oltre ad esemplari isolati di Faggio e Cerro che tradizionalmente delimitavano i percorsi e i confini delle proprietà, di grande pregio biologico per la loro vetustà. Particolare menzione merita la diffusione dell’Agrifoglio (Ilex aquifolium), pianta relitta del Terziario, rara, protetta e di notevole pregio, che nella zona presenta alcuni popolamenti davvero considerevoli.

Per quanto riguarda gli impatti sulle componenti faunistiche dell’area questi appaiono talmente diffusi e diversificati che non basterebbe una banale trattazione con questo comunicato per evidenziarli tutti. Alleghiamo pertanto di seguito il paragrafo specifico tratto dalle Osservazioni presentate dal WWF alle regioni Toscana ed Emilia-Romagna.

Scarica l’intero comunicato in formato PDF (allegati inclusi).Microsoft Word – Com WWF Eolico Tre Vescovi.doc

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