Convegno Internazionale – Il Paesaggio sotto attacco. La questione Eolica PALERMO, Villa Malfitano, 27-28 marzo 2009
La REALE dinamica della proliferazione eolica. Dal protocollo di Kyoto all’eolico “selvaggio”.
(Enzo Cripezzi – LIPU / Birdlife Italia) SCARICA LE SLIDE IN FORMATO PDF/rSCARICA LA RELAZIONE IN FORMATO PDF
Con questo intervento vorrei mostrare la VERA dinamica con cui l’eolico si sta espandendo in Italia, al di là dei dati ufficiali diffusi.
Bisogna distinguere tra l’eolico raccontato, quello di principio su cui siamo ovviamente d’accordo, ma a tratti “disneyano”, e quello vero che realmente e nei “fatti” si concretizza sul territorio.
Anzitutto una premessa: chi critica l’eolico, questo eolico, è un folle? Prende soldi dai petrolieri? E’ dalla parte del nucleare?
In realtà ogni giorno comitati spontanei, gruppi associativi e singoli cercano solo di far emergere ed affermare la VERITA’, probabilmente scomoda.
L’eolico in Italia è figlio di alcuni peccati originali: gli incentivi, eccessivi e sproporzionati, unitamente alla deregulation normativa hanno predisposto le basi di un disastro annunciato. Infatti:
- Manca un piano energetico nazionale che consideri l’eolico in un contesto di sostenibilità (riduzione richiesta energetica, efficienza, mix fonti, in particolare di rinnovabili).
- Manca una seria analisi dei benefici (es. contributo al bilancio energetico, riduzione emissioni gas serra) e dei costi su scala nazionale.
- Piani Energetici e Regolamenti Regionali, quando esistono, sono condizionati dalla lobby eolica (… chiedereste il parere su un Piano Traffico a una Casa automobilistica ??) e non sortiscono reali effetti positivi sulla pianificazione.
- Manca una pianificazione territoriale su scala nazionale e l’identificazione delle aree “eleggibili” per eolico.
- Applicazione di VAS, VIA e VI alla meglio problematica e studi alla base di queste valutazioni condotti in modo a dir poco superficiale.
- Scarsa attenzione/propensione, sino ad oggi, da parte dei Ministeri competenti, a considerare l’eolico in tutta la sua complessità.
Alcuni “falsi d’autore” hanno contribuito per lungo tempo a una promozione indebita dell’eolico. E’ il caso dell’alone giuridico costruito con il Decreto Legislativo 387/03. Si consideri con attenzione il testo di seguito, tratto dalla pronuncia del TAR Puglia sentenza n.1259 – 4 sett 06, in relazione a un importante ricorso contro un grave impianto eolico: Considerato che “le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio
.degli stessi impianti sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti” (art. 12 comma 1 del D.L.vo 387/2003);
……… dispone che, con riguardo ai provvedimenti relativi “alla esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità”, i termini previsti sono ridotti alla metà, salvo quelli per la proposizione del ricorso”;
Ritenuto di condividere l’orientamento univoco della giurisprudenza che ritiene dimezzato anche il termine di deposito del ricorso; Il tribunale amministrativo regionale per la Puglia Sede di Bari – Sezione IIi, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo dichiara irricevibile.
Testi di questa natura hanno imperversato nelle delibere dei consigli comunali come nelle convenzioni e nelle autorizzazioni regionali grazie all’incessante lavoro di lobby delle società eoliche… Ma che tali affermazioni compaiano disinvoltamente nelle decisioni della Magistratura Amministrativa è del tutto sconcertante.
Ecco l’inganno, celato dai puntini sospensivi evidenziati, che emerge leggendo il testo nella sua interezza.
D.Lgs 387/2003, Art. 12 Razionalizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative 1. Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, ……. AUTORIZZATE ai sensi del comma 3, ….. sono di pubblica utilita’
ed indifferibili ed urgenti. Quindi tali opere sono qualificate di pubblica utilita’ ed indifferibili ed urgenti, solo DOPO
l’Autorizzazione finale concessa in base a questa norma. In pratica la Magistratura Amministrativa ha palesemente e incredibilmente affermato il FALSO. Per contro, se fosse stata costretta ad affrontare nel merito questo ricorso le conseguenze per tutti i progetti pugliesi a seguire e le società sarebbero state pesantissime.
Altri ingredienti per minare le piccole democrazie e favorire il dilagare dell’eolico sono:
un evidente contesto di vulnerabilità culturale,
un cronico deficit informativo
e la scarsa attenzione dei media. Infine un po’ di qualunquismo non guasta, all’insegna del meno tasse per tutti, energia
“pulita” e il solito ricatto occupazionale.
Gli incentivi, che hanno soffocato le regole arrivando prima di esse, si riconducono ai “certificati verdi” alla produzione, i più alti d’Europa.
Si configura cosi nessun rischio di invenduto, nessuna spesa di approvvigionamento di materie prime, rischio di impresa praticamente zero.
1 MW installato, per prudenziali 1850 h annue di funzionamento equivalente “produce” circa 370.000 euro all’anno. Una centrale di 20 MW di capacità, produce circa 7,5 milioni di euro/anno.
Altri incentivi, oggi non più cumulabili ai Certificati Verdi, sono stati quelli derivanti dalla L.488. Ben 211 mln di euro di agevolazioni riconosciute nelle graduatorie 2003-2004 e 420 mln di euro nelle graduatorie 2007 (a fronte di occupazione del tutto irrisoria). Contributi in conto capitale – POR – sono stati poi adottati in alcune Regioni.
….Ora, con questo quadro, immaginate di essere il dirigente di un ufficio di Valutazione Ambientale o il Sindaco di una piccola comunità, con tutte le immaginabili pressioni !!
Veniamo ai dati ufficiali nella Nazione. Le previsioni indicavano: Libro Bianco Nazionale: 2.500 MW al 2010 Position Paper 2007 del Governo: 10.000 MW su terra ferma + 2.000 MW off-shore, al 2020
ANEV: no limiti, almeno 16.000 MW (!!!!)
Lo STATO dell’ARTE (eolico realizzato e in esercizio) indicava:
al 31.12.2006: 2575 torri eoliche industriali per 2123 MW di capacità
al 31.12.2008: 3640 torri eoliche industriali per 3736 MW di capacità
MA…… QUESTI DATI (già preoccupanti) SONO PROPRIO CORRETTI ????!!!!!
Per rispondere a questa domanda dobbiamo interrogarci sul percorso autorizzativo previsto per questo genere di opere e quindi effettuare uno screening delle situazioni frammentate ai livelli regionali.
L’iter autorizzativo prevede sostanzialmente un percorso di conferenze di servizi, in cui sono espressi i pareri di competenza richiesti a seconda dell’area interessata e al netto dei tempi richiesti dal parere ambientale, che rappresenta il più importante atto endoprocedimentale.
L’autorità competente ad esprimere il parere ambientale è in genere la Regione ma, in seguito alla ingestibilità della mole di progetti presentati, si riscontra una insistente tendenza a delegare le province, parcellizzando ulteriormente i procedimenti con un degrado della qualità delle valutazioni.
Il parere ambientale rappresenta la “dote” principale e sostanziale con cui i progetti approdano alle conferenze di servizio, per il raggiungimento della cosiddetta Autorizzazione Unica ai sensi del D.Lgs 387/03, provvedimento che ha contribuito alla deriva nella regolamentazione del settore, assegnando anche il carattere di opere di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti alle opere cosi autorizzate.
In materia di valutazione ambientale, gli impianti eolici industriali rientrano tra le opere per le quali viene effettuato il cosiddetto screening ambientale rispetto al quale, il progetto può essere approvato con le valutazioni di istruttori e dirigenti (salvo qualche prescrizione) o può invece essere assoggettato alla procedura di V.I.A. vera e propria, che rimane un evento del tutto straordinario rispetto alla quantità di progetti trattati.
E’ opportuno ricordare che l’applicazione della VIA avrebbe garantito l’obbligo della pubblicazione (sul B.U.R. e su un quotidiano) dell’avviso di deposito del progetto, con la possibilità, da parte di chiunque, di presentare delle “osservazioni”. La procedura di screening, invece, ha limitato questa propaganda al solo albo pretorio comunale garantendo una trattativa “riservata”, se non occulta, tra sindaci e società senza una effettiva informazione al pubblico
e su un territorio coerente con le “dimensioni” dei progetti. Le nuove norme nazionali (D.Lgs 152/06) in recepimento alle Direttive UE assicurano una maggiore trasparenza e accessibilità ma le regioni ancora si guardano bene dal recepirle.
Deve essere inoltre applicata la Valutazione di Incidenza (DPR 357/97 e successivi), nei casi in cui il progetto interessi (direttamente o indirettamente) la rete Natura2000 (SIC, ZPS o IBA).
Se ne deduce quindi che la lamentata situazione di scarsa penetrazione dell’eolico in Italia, con i soli dati consuntivati, è del tutto fuorviante.
Cosa bolle in pentola? Una analisi corretta dovrebbe investigare anche le Autorizzazioni o i pareri ambientali (parere sostanziale) già conseguiti.
Emergerebbe una ipoteca di gran lunga più ampia rispetto a quanto “realizzato” Verifichiamo le situazioni regionali. Lazio, Toscana, Umbria, Marche e Nord Italia presentano un consuntivo di 80 torri
eoliche per 90 MW a dicembre 2008 di cui 42 MW in Toscana….. MA… non si può non registrare una stima di 1500-3000 MW presentati ed in istruttoria: 300 MW previsti in Umbria ed altrettanti in Toscana, 160 nelle Marche… in gran parte in aree critiche.
L’Abruzzo registra 196 MW in esercizio con 266 torri eoliche… MA… se si considerassero anche i pareri ambientali positivi già emessi il complesso era di 220 MW già al 2006, e oggi 250 MW ulteriori in istruttoria. Il tutto in una regione piccola e con molte aree protette.
Nel pur piccolo Molise 159 torri eoliche per 188 MW… MA … già a febbraio 2007 il realizzato più l’autorizzato e/o con parere ambientale già emesso positivo era di 270 MW con ulteriori 500 MW in istruttoria. Tentativi di normare il settore si stanno rivelando del tutto insufficienti.
Nella delicatissima Sardegna a fine 2008 si hanno 467 MW con 441 torri eoliche ma già al 2007 si registravano oltre 3000 MW di proposte avanzate agli organi regionali. La situazione è ora instabile alla luce del cambio di governo regionale che potrebbe mettere in discussione le tutele paesistiche emanate e che hanno contenuto il fenomeno.
In Campania ben 710 MW con 761 torri in esercizio ..MA… già a settembre 2007 almeno ulteriori 332 MW già con Autorizzazione Unica e ulteriori 6371 MW in istruttoria.
Sono quindi stimabili, tra realizzato più autorizzato e/o con parere ambientale emesso positivo, ben 1600 MW. La regione è caratterizzata da un vero e proprio buco nero informativo.
In Puglia si hanno 950 MW per 900 torri eoliche in esercizio …MA… se si aggiungono quelle con parere emesso già positivo si raggiungono i 3040 MW per 1800 torri, di cui 2800 MW per 1700 torri escluse dalle procedure di V.I.A.
Fino al 2007 non si è registrato nessun parere negativo. O meglio… solo uno… poi revisionato positivamente su istanza della società. Su 122 impianti licenziati ad oggi, solo 3 hanno avuto parere negativo. In istruttoria una valanga di oltre 20.000 MW.
A questo deprecabile scenario in Puglia ha contribuito un Regolamento regionale che in realtà è identificabile come uno S-Regolamento. Ad aggravare la situazione, un provvedimento incredibile che liberalizza l’eolico singolo da 1 MW sottratto alle procedure di screening ambientale e alle procedure di Autorizzazione Unica, realizzabile, al netto di nulla osta derivanti dalla eventuale vincolistica, con una semplice DIA (Dichiarazione di Inizio Attività), al pari della ristrutturazione di una veranda !
Nella piccola e preziosa Basilicata, “solo” 139 torri con 209 MW in esercizio? In realtà già a fine 2006 erano 343 MW se si consideravano anche i pareri ambientali positivi emessi, con ulteriori 2000 MW in istruttoria. Si registra un provvidenziale stop regionale per il superamento della soglia del Piano Energetico Regionale vigente (PER), con il diniego a ben 73 gravissimi progetti con oltre 3500 torri eoliche di grossa taglia (giugno 2008).
Per contro le società hanno agito con una pesante e inquietante aggressione giuridica e in diversi casi forzando l’apertura dei cantieri.
La situazione è quindi pericolosamente in bilico con il rischio di perdere un patrimonio territoriale enorme.
In Calabria il consuntivo di fine 2008 è di 145 MW con 134 torri.
La regione ha decretato uno stop MA con un tetto fissato a 3000 MW in attesa del Piano Energetico, a fronte di….. 3125 MW già con parere positivo a maggio 2008 di cui almeno 1525 già con Autorizzazione Unica ! Ulteriori 4400 MW sono in istruttoria.
La compromissione del territorio Calabrese appare quindi una preoccupazione assolutamente legittima.
In Sicilia vi sono ufficialmente 800 MW di capacità con 740 torri… MA… anche qui già al febbraio 2007, oltre al realizzato vi erano già 2300 MW con parere ambientale positivo emesso, di cui 1813 in aree fortemente critiche e sensibili, e ulteriori 7000 MW in istruttoria. Il nuovo Piano Regionale dovrebbe essere pubblicato a giorni. Si teme però che i parametri di tutela attuali possano essere ridimensionati.
A titolo di cronaca si registra anche la “colonizzazione” eolica italiana sulle nazioni contermini come la Tunisia o l’Albania. In quest’ultima, si è siglato un accordo per realizzare un enorme impianto da ben 500 MW ricadente nella Riserva Naturale di Karaburun e in IBA (Important Birds Area), per poi trasferirne la produzione fino a Brindisi con un elettrodotto marino da 154 Km. Insomma si cerca di realizzare impianti industriali dove le autorizzazioni sono facili e il contesto è vulnerabile ma … acquisendo certificati verdi sul suolo italiano.
La VERA situazione italiana dedotta dalle situazioni regionali accennate, è quindi riconducibile a circa 10.000 MW per un giro di 3,7 MLD di euro/anno e… con ulteriori 42.000 MW in istruttoria.
Questo dato occultato testimonia l’IPOTECA che la Nazione subirà come una progressiva metastasi, senza che lo STATO abbia mai normato il settore.
Anzi, banalizzando, in alcuni casi è come se un unico “imprenditore” avesse chiesto Salve, vorrei installare circa 2000 MW tra Puglia e Campania con tante centrali eoliche. … E l’Istituzione avesse risposto Prego nessun problema, non c’è obbligo di V.I.A., nè di evidenza pubblica, nessuna pianificazione territoriale o programmazione energetica, basta lasciare un po’ di soldi al “territorio”…
Insomma, la più grande trasformazione e speculazione territoriale nel Mezzogiorno d’Italia si sta consumando senza che ci sia stata alcuna forma di dibattito preventivo.
RISULTATO:
Pesanti impianti realizzati in SIC, IBA e ZPS
Emergenze Storiche e Archeologiche assediate
Aree Protette degradate, aborto di Parchi Regionali
Paesaggi adulterati e trend negativo della Biodiversità.
Gli effetti (diretti e indiretti) sulla Biodiversità (l’altra faccia di Paesaggio e Urbanistica), si riassumono in:
Mortalità diretta: collisioni con pale, cavi e infrastrutture.
Distruzione – degrado – frammentazione habitat
Effetto barriera a scala di Home range (singolo individuo) o nell’ambito di rotte migratorie.
Disturbo > Esclusione dall’area > può risultare in un calo della fitness delle popolazioni. Effetto fino a 500-800 m dalle torri.
Durante la fase di costruzione ma anche durante la manutenzione e il normale funzionamento.
Dalle foto si evince la “frammentazione” del territorio anche per effetto delle opere accessorie (sottostazioni elettriche, alti anemometri con tiranti, elettrodotti, ecc)
Sui Monti Dauni, a cavallo del confine appulo-campano, le prime 500 torri eoliche hanno determinato la compromissione degli strumenti di previsione urbanistica su vasta scala e il “cannibalismo” dei Parchi, ovvero migliaia e migliaia di ettari di territorio rurale destinato alla realizzazione di Parchi, abortiti in favore di una industrializzazione improvvisata con altri cosiddetti “parchi”, quelli eolici.
Calcolando un’influenza di soli 400 m dalla torre eolica si ricava un assoggettamento di oltre 25.000 ettari.
Alcuni casi emblematici dimostrano la grave superficialità delle valutazioni ambientali sui progetti eolici.
A Roseto Valfortore (Fg) il parere ambientale è un autentico esempio di schizofrenia amministrativa. Per un progetto da realizzarsi all’interno di un Sito di Importanza Comunitaria) afferma:
…La collocazione all’interno di un’area SIC… non deve far dimenticare l’inopportunità di utilizzare queste zone per opere di alto impatto, anche se mascherato, come le centrali eoliche…. Sulla base di quanto sopra esposto mentre per gli aspetti tecnici dell’impianto i dati forniti dai progettisti sono ritenuti sufficienti a a rispondere alla maggior parte dei dei requisiti richiesti dalle norme di attuazione … altrettanto non si può dire per gli aspetti ambientali che sono al limite della sufficienza per un territorio qualunque ma decisamente carenti per un area SIC. Del tutto insufficienti sono i dati relativi ai migratori e ai chirotteri… D’altro canto l’importanza della realizzazione induce ad esprimere parere favorevole alla realizzazione dell’opera, …. (!!!!!).
Risultato, progetto approvato (con esclusione dalle procedure di VIA).
Ancora nella stessa area, dopo una denuncia e due anni di indagini, viene accertato la realizzazione di torri SENZA la necessaria attestazione di compatibilità paesaggistica. Inoltre, una torre respinta nel parere ambientale, come pubblicato, viene successivamente assentita senza evidenza pubblica, dopo una corrispondenza tra società e dirigente.
La magistratura ritiene di archiviare il tutto perché… va fatta salva la buona fede…
A Campomaggiore (Basilicata- Pz) un impianto è in fase di realizzazione, per quanto osteggiato da privati e associazioni, a ridosso del Parco delle Piccole Dolomiti Lucane e di vincolo paesaggistico. L’intervento è ubicato nel mezzo e a ridosso di tre SIC nonché ZPS e
all’interno di IBA, in presenza di tratturi storici ed emergenze archeologiche, oltre che di specie faunistiche minacciate e di un dormitorio di circa 100 Nibbi reali (come documenta il video) dei quali nessuno si è “accorto” nelle relazioni ambientali. L’impianto sorgerebbe a 150 m dal paese con i rischi che ne conseguono in caso, tutt’altro che remoto, di rottura della pala.
Ora una provocazione: con tanti codici etici, autoregolamentazioni, intese, convenzioni per il “buon eolico” …. in Italia esiste l’eolico “fatto bene”?
Praticamente è impossibile: in assenza di regole non esiste una selezione progettuale e quindi è il via libera al far-west e si giunge al cosiddetto “eolico selvaggio”.
In Danimarca, tra il 1997 e il 2000, è stato condotto un progetto di 20 macchine eoliche off-shore a 2 km dal porto di Middelgrunden. 50.000 persone sono state informate (e ascoltate) direttamente durante l’elaborazione del progetto. Vi è stata una partecipazione seria e preventiva dei portatori di interessi collettivi e una reale considerazione delle osservazioni presentate. Vi è stata una partecipazione pubblico-privata con azionariato popolare, 10.000 aderenti nella prima fase e creazione di una cooperativa. Questo ha determinato un anno di ritardo e il ridimensionamento del progetto.
In mancanza di REGOLE degne di questo nome, una società “illuminata” che volesse applicare studi seri, ricerca di aree non critiche, concertazione sociale……. in Italia sarebbe immediatamente FUORI MERCATO per la veemenza di altre società favorite da una liberalizzazione oltre misura.
In tale contesto non va trascurata una certa immoralità se non illegalità che questi grossi flussi incontrollati di denaro inducono.
I recenti legami dimostrati tra eolico e Mafia sono stati sommariamente bollati come una questione del tutto attinente alla specificità siciliana. Ma “pecunia non olet” e, ora, ci si accorge un po’ ovunque che l’affarismo di questo tipo è spesso collegato a percorsi opachi anche in altre regioni, come testimoniato dai titoli di questa rassegna stampa nazionale e di varie parti d’Italia.
- (Biodiversità Italiana) Eolico Selvaggio: una Fonte Energetica rinnovabile e quindi pulita alla base di uno dei più disastrosi saccheggi ambientali del Bel Paese.
- (Panorama) Venti di guerra e di quattrini: Molti comuni ricevono offerte sostanziose per installare le torri, ma le promesse non sempre vengono rispettate, le procedure non sono trasparenti e i danni ambientali ingenti.
- (L’espresso) Business al vento: sovvenzioni più alte d’Europa, prezzo generoso dei certificati verdi. Cosi in Italia gli impianti eolici sono diventati un affare che attrae grandi aziende internazionali ma anche la criminalità.
- (Il Quotidiano -Cosenza) Eolico, si stringe il cerchio. Punti di contato con l’inchiesta Why Not.
- (Gazzetta del Mezzogiorno –Bari) Allarme in Puglia. Eolico e fotovoltaico nel mirino dei boss
- (Il Quotidiano -Catanzaro) Parchi eolici, al vaglio della Procura la documentazione sulle Autorizzazioni
- (Gazzetta del Mezzogiorno, Foggia) Sindaco in manette per concussione. Pretese che il lavori del parco eolico fossero appaltati a una società “amica”
- (la Nuova Sardegna) Parco eolico sotto sequestro. Ploaghe. L’indagine riguarda una truffa per fondi milionari ottenuti dalla UE.
-
(Gazzetta del Mezzogiorno, Foggia) Lucera. 200 pale eoliche dietro l’attentato al sindaco. (il Quotidiano- Cosenza) Energia eolica, indagini su sette società (Il Quotidiano -Potenza) Milioni per l’eolico dagli ecomassoni.
A questo punto è utile capire cosa stiamo perdendo e vi propongo queste foto, alcune delle quali “pulite” artificialmente dalle torri eoliche.
Qual è il domani? Si ipotizzano quote di eolico “imposte” dallo Stato. In tal caso si evince una implicita, ulteriore modifica urbanistica e dei piani energetici, bypassando ancora una volta le norme e quindi le direttive UE di valutazione.
Che fare per …. (almeno) salvare il salvabile da fenomeno ormai aberrante?
L’eolico non può essere assunto a panacea per tutti i mali energetici ma è un pesante sacrificio per il territorio e come tale và considerato.
E’ urgente… una REGIA ISTITUZIONALE nazionale (SCEVRA DA CONDIZIONAMENTI IN PALESE CONFLITTO DI INTERESSI) che si occupi di:
- Ridimensionare la tariffa incentivante più alta d’Europa in favore del fotovoltaico (purché… non selvaggio)
- Stilare una VINCOLISTICA di base, seria e cogente
- Individuare AREE “BUFFER” dalla vincolistica in relazione all’importanza della
vincolistica da tutelare e all’effetto detrattore delle torri eoliche di grossa taglia - PIANI energetici sostenibili
- Garantire TRASPARENZA, evidenza pubblica e concertazione territoriale
- Rendere VIA obbligatoria e SERIA applicazione procedure valutazione
- Gestire la partita mastodontica dell’eolico OFF-SHORE : Migrazioni, argomento prioritario Tutela delle coste Premialità per eolico off-shore (seriamente valutato), eventualmente in grado di assorbire quote di eolico autorizzato in aree gravemente critiche
- Produrre STUDI “multidisciplinari” alla corretta pianificazione sulle Fonti Rinnovabili e alla innovazione (KitGen) in campo energetico.
Mi avvio alla chiusura proponendo questa foto in ricordo di una bella opera cinematografica nazionale. “Io non ho paura” il famoso film di Gabriele Salvatores riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali come opera di interesse nazionale, e che ha avuto vari PREMI per miglior backstage panorama, fotografia, serie fotografica colori e varie NOMINATION per migliore sceneggiatura, scenografia, fotografia, ecc.
Purtroppo, la regia di questo film, girato fra gli scenari rurali tra Basilicata e Puglia, fra qualche anno non sarebbe più possibile a causa della vergognosa invasività eolica in queste aree. Anche l’identità Nazionale ha il suo valore: è questo il nostro riconoscimento ?
Concludo con il compianto Antonio Cederna. La recensione del suo “La distruzione della natura in Italia”-1975 citava che “la salvaguardia dell’ambiente naturale è l’unica garanzia di progresso civile”.
Grazie per l’attenzione e a tutti i volontari che mi hanno aiutato.
Enzo Cripezzi