
Torri eoliche sovrastano il sito archeologico-industriale della Miniera di Montecatini Val di Cecina
Eolico e impatti sul celebrato paesaggio toscano
Firenze 25 marzo 2009
Negli ultimi anni al Sud d’Italia e nelle isole c’è stato un forte incremento nell’installazione d’impianti eolici, è motore principale di tale crescita un sistema d’incentivazione troppo generoso per tale energia, dato che si paga un prezzo che corrisponde a circa il doppio della media degli altri paesi UE. Le circa 3000 torri installate al Sud generano una quantità d’energia pari a quella di una singola centrale termoelettrica di medie dimensioni (1,5% del fabbisogno nazionale) quantitativo non irrilevante ma certamente non risolutivo.
In Toscana per antonomasia ‘terra con i paesaggi tra i più apprezzati al mondo’, da qualche tempo si assiste a una politica che promuove l’eolico, considerandolo fonte rinnovabile matura, nonostante il potenziale di produzione sia ancor più modesto che al Sud: secondo le mappe del CESI, che ha redatto insieme all’Università di Genova l’atlante eolico d’Italia, su quasi tutto il territorio regionale non si raggiungono le 1500 ore di vento annue (meno di due mesi), che è il minimo di ore richiesto per rendere produttiva una centrale anemo-elettrica, in compenso tale scelta presenta rilevanti effetti negativi:
- impatto paesaggistico: un impianto eolico-tipo composto da 10-20 torri d’altezza complessiva tra 100 e 140 metri determina una rilevante interferenza visiva anche a km di distanza. Un singolo generatore produce inoltre un rumore di circa 100 db, già di per sé rilevante a notevoli distanze, ancora più insostenibile in loco: tant’è che questo fatto determina il cambiamento di zonizzazione acustica delle aree interessate da tali impianti da rurale a industriale anche secondo la Pianificazione comunale.
- impatto sulla biodiversità , in particolare su avifauna e chirotteri, sia di tipo diretto (collisione con le pale) che di tipo indiretto (perdita di habitat), è ormai dimostrato da ampia letteratura scientifica e dipende in modo determinante dalle caratteristiche del sito. Di qui la necessità d’approfonditi studi preliminari, raramente condotti con la necessaria serietà , ne è un caso emblematico l’impianto di Scansano (Grosseto), dichiarato illegittimo dal Tar e dal Consiglio di Stato perchè mai sottoposto a VIA e per mancanza di monitoraggio preventivo sull’avifauna.
- impatto sul patrimonio immobiliare e sul turismo, è evidente che l’installazione di torri di grandi dimensioni vicino a edifici ne determini un calo di valore immobiliare, sia per l’impatto estetico sia per il rumore prodotto, come già dimostrato da studi di valenti economisti dell’Università di Firenze; lo stesso vale per le vicine strutture legate al turismo, con l’aggravante di danneggiare attività spesso fondamentali per l’economia locale.
Ne deriva che lo sviluppo dell’eolico in Toscana (come nel resto del Paese) sta avvenendo in modo scoordinato, nel PIER approvato (Piano d’indirizzo energetico regionale), l’obbiettivo fissato è quello di raggiungere 300 MW (on shore) entro il 2020 (gl’impianti attuali di Montemignaio, Scansano, Chianni e Pontedera produrrebbero circa 45 MW) a tal proposito è d’obbligo l’uso del condizionale perché, per esempio, dall’analisi del bilancio energetico dell’impianto di Scansano risulta che ha prodotto nel primo anno d’attività circa il 30% in meno di quanto propagandato.
Tra l’altro un aspetto che andrebbe normato è quello che riguarda le spese di demolizione e la rimessa in pristino dei luoghi una volta che tali impianti saranno diventati obsoleti, basterebbe che i Comuni e gli Enti interessati stipulassero delle fidejussioni verisimili, serie e aggiornate all’atto del rinnovo della concessione, alle aziende dell’eolico che installano gl’impianti, cosa che ora non avviene.
Ora pare, secondo un articolo apparso su La Nazione del 19 marzo, che ‘sarebbero in arrivo almeno altri 16 parchi eolici. Il più ambizioso tra questi è previsto al largo di Rosignano Marittimo (Livorno). Un parco eolico off-shore, con dodici torri alte 80 metri per una potenza di 5 MW l’una, poste a tre miglia dalla costa, in un luogo dove il fondale è particolarmente basso, probabilmente si tratta delle ‘secche della Meloria’ nel bel mezzo del ‘Santuario dei cetacei’.
Altri quotidiani invece hanno annunciato che è previsto sulle Alpi Apuane ‘un suggestivo parco eolico’: già battezzato “Vento della Pace”, tale ‘opera d’arte’ sarebbe costituita da 7 torri di piccola taglia da 8/10 metri (per 25 kW di potenza l’una) con basamenti in marmo realizzati dallo scultore Jacopo Cascella e colorate con i colori della pace! Peccato che nessuno dica che si tratta di un impianto eolico previsto nel Parco Regionale delle Alpi Apuane, perciò in totale contrasto con la legge vigente, che prevede, all’interno dei parchi, una rigorosa salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, escludendo pertanto gl’impianti eolici per i loro devastanti impatti ambientali e paesaggistici.
E sempre di Parco Nazionale si tratta anche nel caso dell’isola di Capraia dove, sempre da notizie di stampa, si apprende che è già stato preso un accordo tra Sindaco e maggioranza al governo per stipulare un accordo con Greenpower di ENEL, per l’installazione di torri eoliche a Capraia, autentica perla tra le isole del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, anche in questo caso si contravviene la legge 394/91 che prevede, all’interno dei Parchi Nazionali, una rigorosa salvaguardia dell’ambiente.
Quel che è certo è che sono già stati depositati presso ufficio VIA della Regione Toscana progetti degl’impianti di Lajatico (20 MW), di Ribarbella (34 MW) e di Santa Luce (26 MW), in provincia di Pisa oltre a quelli di Firenzuola (14,45 MW) e di Barberino (32 MW) in provincia di Firenze, un centinaio di gigantesche torri tutte da realizzarsi in zone collinari di alto pregio paesistico.
Nel frattempo la polvere si è depositata sulle “Linee Guida per la valutazione dell’impatto ambientale degli impianti eolici”, che sono state prodotte e finanziate nel 2004 dalla stessa Regione, uno studio fatto egregiamente e comprensivo di tutti gli aspetti, tra i primi quello dell’impatto paesaggistico, ma tali linee guida non sono mai state adottate, né diventate perciò realmente cogenti, e tuttora manca la perimetrazione cartografica delle zone ove l’installazione delle pale è compatibile con l’ambiente e con il Paesaggio. Inoltre, sarebbe necessario per giungere all’emanazione di un “provvedimento attuativo” come prefigurato nel PIER (Piano d’indirizzo energetico regionale) coinvolgere, oltre che le strutture regionali, almeno le Province e le Soprintendenze ai Beni Architettonici e al Paesaggio, considerando il peso del loro parere nei procedimenti della L.R.79/98 (VIA) e considerato anche che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha pubblicato nel dicembre 2006 un documento inerente “Gli impianti eolici: suggerimenti per la progettazione e la valutazione paesaggistica” che come le linee guida a cui s’ispira non è mai diventato cogente. Finora invece si è navigato a vista e si è mirato a individuare tutte le aree in cui l’installazione degli impianti potrà essere consentita, senza un serio piano coordinato, che tenga conto della reale vocazione dei territori, mentre l’iniziativa è stata lasciata ai singoli Comuni dai magri bilanci, che trovano boccate d’ossigeno dagl’introiti delle royalties delle multinazionali che lucrano sui certificati verdi; ma tali Enti, quasi sempre privi di Programma energetico comunale, sono i meno adatti a prendere decisioni in tal senso, poiché l’ottica è circoscritta al proprio limitato territorio e non ci si cura delle ricadute negative che tali ‘fabbriche del vento’ provocano su un’area vasta.
Ora, purtroppo, pare che siano invece in arrivo a breve nuove linee guida in materia di valutazione d’impatto ambientale per cercare di ridurre i tempi e semplificare le procedure, sicuramente anche dietro la spinta delle multinazionali del vento che assediano i Sindaci dei piccoli comuni periferici, che intasano l’ufficio VIA della Regione con continue richieste di valutazione di progetti per nuovi impianti, e che acquistano spazi sempre più grandi sui media per propagandare i loro prodotti.
Al tempo stesso, il Consorzio Lamma (Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica ambientale sviluppo sostenibile) sta effettuando i rilievi che porteranno in tempi brevi a redigere una specie di Piano regolatore dell’eolico in Toscana, una mappatura delle aree idonee a ospitare mulini a vento. L’obiettivo sarebbe quello di individuare aree dove possano senza grandi difficoltà essere realizzati altri 20-25 parchi eolici di medie-grandi dimensioni (15-25 MW)!
Non è dato sapere come queste previsioni possano essere coerenti col PIT regionale ( Piano d’Indirizzo Territoriale) di cui l’articolo 20 afferma, già nella sua rubrica, che il paesaggio collinare toscano è un’invariante strutturale. Per specificare meglio il concetto, il legislatore pianificatore toscano, dopo aver individuato la caratteristica di paesaggio perfettamente rispondente ai siti menzionati, al comma 3° precisa: “il patrimonio collinare toscano integra in sé e presuppone la promozione dei valori, delle attività e delle potenzialità del lavoro e dell’impresa rurale e individua nelle attività economiche della produzione agroforestale e in quelle che ad essa si correlano una risorsa essenziale per lo sviluppo sociale e per la qualificazione culturale e paesistica del territorio toscano”.
Sembra una norma di piano molto chiara e, a meno di considerare l’attività industriale-eolica correlata alla produzione agroforestale, bisogna dire che la pianificazione territoriale regionale esclude la possibilità di piazzare un impianto industriale nel mezzo delle colline toscane. Anche a norma dell’art.31 della medesima disciplina di piano i beni paesaggistici d’interesse unitario regionale, quelli espressamente elencati nell’allegato al testo 3 del PIT come sottoposti a vincolo sono parimenti invarianti strutturali e il concetto è ancor meglio spiegato nel documento di piano allegato al PIT, punto 6.3.3, 3° meta-obiettivo: 1° obiettivo conseguente: tutelare il valore del patrimonio “collinare” della Toscana. “i poggi e i declivi che quel patrimonio compongono, esprimono una storia plurisecolare di razionale ed equilibrato rapporto fra lavoro e natura, oltre che di lotta per la sopravvivenza in un territorio fragile che l’intelligenza di generazioni di uomini e di comunità sociali hanno trasformato in opera d’arte”
