Gli oneri appesantiscono la bolletta

Dal Sole 24 Ore di oggi:

Gli oneri appesantiscono la bolletta. Per la prima volta le «altre componenti» costano più della generazione

Per le utenze industriali l’Italia ha un costo medio del Mwh che è il doppio di quello in vigore in Francia, Austria e Polonia

Una corsa che sembra inarrestabile. È quella degli oneri di sistema, che anno dopo anno zavorrano la bolletta elettrica delle imprese italiane. Oggi rappresentano un costo pari al 37,2% contro il 16% del 2010. Negli stessi anni il valore percentuale imputabile alla voce generazione è sceso al 36,9% contro il 62% di cinque anni fa. Seguono un trend in ascesa altre voci come il dispacciamento, che raddoppia, mentre la trasmissione anno dopo anno mette a segno un nuovo record insieme agli oneri fiscali. L’unica nota positiva arriva dalle perdite di rete, dimezzate a quasi l’1,5% rispetto al 2010. Come è cambiato il prezzo per Mwh pagato dalle imprese rispetto ad allora? Nel caso di un’utenza che consuma 450mila kWh al mese per 5.400 ore di impiego in un anno i costi sono aumentati di quasi un quarto. E oggi il prezzo totale medio del Mwh a quota 154,5 rappresenta un costo record tra quelli dei principali Paesi industrializzati: il doppio rispetto ai prezzi di Francia, Austria e Polonia e addirittura il triplo del prezzo praticato in Svezia.

A evidenziarlo è l’indagine internazionale 2013-2014 dei prezzi dell’energia elettrica e gas naturale realizzata da Nus Consulting. «È la prima volta che gli oneri costano più della generazione» osserva Claudio Enriquez, amministratore delegato di Nus Consulting Group.
Rispetto al 2013 si registra un calo di quasi il 15%, pari a quasi 10 euro al MWh del costo di generazione, voce che include i certificati verdi e della CO2 e una riduzione percentuale analoga delle perdite di rete. Aumentano gli oneri di trasmissione (+4%) e di dispacciamento (+5,7%), «dovuto alla difficoltà di gestire la generazione e il bilanciamento in rete degli impianti rinnovabili». Gli oneri di sistema mettono così a segno un aumento in bolletta di circa 6,5 euro al Mwh (+12,5% sul 2013), in parte imputabile alla componente A3 (finanziamento degli investimenti nelle rinnovabili) e alla nuova componente AE, pari a 4,69 euro per Mwh, che va a sussidiare lo sconto praticato alle forniture per le imprese energivore, agevolazione che per il momento resterà in vigore fino a fine anno.
«Esiste un gap evidente tra costo di generazione e costo finale, su cui pesa una percentuale altissima di oneri non legati al prezzo di mercato» sottolinea Franco Manfredini, presidente della commissione energia di Confindustria Ceramica e presidente di Casalgrande Padana.
L’indagine di Nus Consulting evidenzia inoltre un sovradimensionamento, pari a 124mila Mw, della capacità produttiva, a cui si somma il minore tasso d’utilizzo delle centrali termoelettriche (-24% dal 2012), in particolare degli impianti a gas a ciclo combinato. «Diverse centrali hanno un tempo di funzionamento inferiore alle 2mila ore l’anno e quelle realizzate negli ultimi tempi al momento sono di fatto inutilizzate» aggiunge Enriquez. Queste centrali hanno però la funzione chiave di back-up, ovvero di entrare in produzione quando le rinnovabili non sono in grado di fare fronte alla domanda. Alcuni produttori hanno così avanzato la richiesta al Governo e all’Autorità dell’energia e gas di inserire in tariffa un altro onere, il capacity payment, per remunerare questa disponibilità di potenza di generazione.
La flessione dei consumi è il risultato di diverse concause tra cui l’effetto sostituzione portato dalle rinnovabili, dalla continua flessione della produzione, in modo particolare dal manifatturiero, dall’adozione di linee produttive e macchinari sempre più green.
Quanto al gas naturale (l’Italia occupa il nono posto in Europa), il prezzo al metro cubo per le utenze industriali segna, secondo l’indagine di Nus Consulting, un calo del 7,62%, dovuto in massima parte al minor costo della materia prima e della distribuzione, mentre aumentano (+6,5%) i costi di trasporto e gli oneri di sistema. Le previsioni di consumo sono orientate al ribasso, a causa del calo registrato nel comparto elettrico. «Per il futuro aumenterà il peso delle componenti fisse di costo, come trasporto, distribuzione e oneri generali» rimarca Enriquez. C’è poi il dossier delle agevolazioni per le imprese “energy intensive” che non dovrà influire sul gettito e sulla finanza pubblica. Presupposti che aprono la porta a un possibile aggravio per tutte le utenze che non rientrano nelle agevolazioni.
«C’è un’implementazione dello sconto sugli oneri di sistema per le attività energy intensive che penalizza le aziende che esportano ed è un’assurdità per un settore come quello della ceramica, con un export all’80%», lamenta Manfredini.
Secondo Massimo Noviello, presidente di Assovetro e di O-I Manufacturing Italy, filiale del colosso del vetro Usa, «per il nostro comparto l’energia è un costo che pesa per oltre un terzo. Se si perderà lo sgravio introdotto dall’articolo 39 del decreto sviluppo nel lungo periodo è difficile immaginare la presenza delle multinazionali del vetro in Italia, dove oggi stanno investendo in maniera significativa nel rinnovo degli impianti. Per questo ci auguriamo che l’agevolazione divenga strutturale».

Questa voce è stata pubblicata in Costi per la collettività. Contrassegna il permalink.