Nella foresta dei mulini a vento (che senza incentivi non sorgerebbero)

Un articolo del Corriere della Sera su una centrale eolica nei Monti Nebrodi con alcune franche ammissioni dei progettisti:

Eppure, senza l’intervento degli incentivi dei governi, la gran parte di questi progetti non avrebbe visto la luce, come spiega il responsabile delle energie rinnovabili di Edison, l’ingegner Alberto Musso: «Le pale eoliche producono un’energia del tutto pulita, anche se a costi ancora elevati. In altre parole, conviene investire in un parco eolico perché oltre ai ricavi della vendita dell’elettricità prodotta esiste un’altra voce di ricavo, il certificato verde, che chi produce green riceve dallo Stato e può vendere a chi produce con tecnologie inquinanti». In poche parole funziona così: nell’ambito dei trattati internazionali sulla riduzione dei gas serra (a partire da Kyoto), i Paesi sono tenuti a ridurre o mantenere costanti le emissioni. Così, se la società “A” produce elettricità con tecnologie eco, per esempio con l’eolico o l’idroelettrico, ha diritto a “buoni” (regolarmente quotati e negoziabili alla Borsa elettrica) che possono essere ceduti a società energetiche “B” che nei cicli produttivi rilasciano gas serra. Tutto questo allo scopo di incentivare le energie rinnovabili e frenare la crescita complessiva delle emissioni. Per le società eoliche non si tratta di un incasso secondario: il «biglietto verde» pesa infatti per i due terzi dei ricavi complessivi.

Fonte: Corriere della Sera.

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