Le ‘ndrine e l’affare eolico in Calabria

Nel gestire l’affare eolico, le diverse cosche competenti nei vari territori calabresi interessati hanno dimostrato anche un’elevata capacità di coesione e collaborazione tra loro, in nome del comune profitto generato dai business delle energie alternative: le cosche dominanti nei territori in cui sono stati realizzati i parchi eolici hanno ben compreso la non ordinarietà della costruzione del parco ed hanno accettalo di dividere i profitti e decidere le imprese da far lavorare tenendo conto anche delle indicazioni delle cosche “esterne”: in tutti i parchi si sarebbe notata una mediazione tra le varie cosche (che talvolta porta anche ad accontentare soggetti provenienti da altri ambiti territoriali, quali ad esempio la ditta … di Cosenza).Figura ricorrente è un soggetto che si pone da “collante” tra mondo imprenditoriale e cosche mafiose, risultando alla fine un delegato dell’ndrangheta collettivamente intesa nel settore della costruzione dei parchi eolici (quale fosse una specie di sottosegretario con delega alla costruzione dei parchi eolici). L’indagine ha poi evidenziato come le cosche mafiose abbiano trovato vari imprenditori compiacenti, operanti nel settore dei trasporti e del sollevamento della componentistica, a mezzo dei quali monopolizzare il mercato ed ottenere considerevoli cifre di denaro. Si aggiungano poi le cifre “estorte” direttamente alle ditte costruttrici dei parchi e mascherate dietro sovrafatturazioni e pagamenti di indennità in realtà non dovute e ne verrà fuori un settore estremamente remunerativo per la criminalità.

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