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Istruttoria sulla proliferazione dell’eolico in Italia

Un dossier istruttorio sulla reale dinamica della proliferazione degli impianti industriali eolici in Italia è stata preparato da CNP, Altura, Mountain Wilderness, Italia Nostra, OLA, LIPU Puglia nel 2007 e aggiornato nel maggio 2010. Scaricabile qui

All’Ottobre 2009 Terna-Enea inquadravano 4331 MW in servizio ma anche ulteriori 3343 MW definitivamente autorizzati (e quindi in fase di costruzione) per complessivi 7674 MW, pur non considerando impianti al di sotto di 10 MW. Da un rapido screening nazionale su tutti i procedimenti autorizzativi regionali approdati a pareri ambientali, si evince che la potenza eolica complessiva tra installata e/o approvata ai pareri ambientali (preludio all’autorizzazione finale) si può valutare in non meno di 11.000 MW. Questo rappresenta il dato più sintomatico per quanto fortemente occultato.
Se poi si considerasse il dato delle ulteriori istanze presentate, avremmo progetti aggiuntivi per oltre 70.000 MW !
In altri termini una inondazione dilagante di istanze, assolutamente ingestite e ingestibili ma che rischiano di maturare diritti e pretese sul piano legale in ordine alla tempistica di valutazione e agli obblighi di riscontro in capo agli enti preposti, per il solo fatto di essere presentate. E si tratta di una dinamica in continuo e costante incremento.

“Eolico all’italiana” Dossier su di un business troppo critico

La sezione Toscana di Italia Nostra ha realizzato un approfondito dossier sull’eolico in Italia analizzandone la produttività energetica e i vari impatti.

Nel recente convegno “Il vento fa bene all’Italia”, organizzato a Roma dagli industriali dell’e- olico e da Legambiente, sono stati trionfalmente presentati i dati sull’impiantistica e sulla produzione di elettricità relativa: circa 5.000 MW di potenza installata; 6,7 TWh/a prodotti. (sebbene i dati reali 2009 da statistiche Terna siano di 4.850 MW di potenza installata e di 6,076 TWh/a prodotti). Per i meno informati sono solo numeri, che potrebbero anche apparire un ri- sultato positivo; ma per chiunque conosca l’aritmetica la realtà è ben diversa. Difatti dividendo l’energia prodotta per la potenza installata si ottengono le ore di produzione. Quindi 6.076 GWh diviso per 4,85 GW dà come risultato 1.252 h/anno, ossia il numero di ore di produzio- ne media in Italia. Un vero fallimento!
Siamo partiti da questo paradosso per evidenziare che qualcosa non va come dovrebbe, poiché negli altri paesi 2.000 ore/anno costituiscono il discriminante per la fattibilità e la convenienza economica degli impianti eolici, su cui gli istituti di credito valutano il potenziale a restituire il debito contratto, attraverso i proventi generati. Il valore italiano delle ore reali, inferiore del 37% del minimo utile nel resto del mondo, rappresenta un segnale non trascurabile e su cui è necessaria una seria riflessione, a prescindere da qualsiasi altro discorso di costi/benefici e di impatti ambientali.
E’ per questo motivo che abbiamo ritenuto necessaria una analisi dello scenario negli aspetti determinanti, evitando posizioni preconcette e descrizioni criptiche, ma anzi accessibili anche ai meno informati sulla materia sia sul piano tecnico che normativo, la materia è complessa ed articolata, tuttavia, proprio per questi motivi, è necessario diffondere la conoscenza dell’impiego ottimale, degli strumenti di misura, delle criticità e dei limiti. In concreto non andremo a discutere sull’estetica opinabile delle torri eoliche o sul numero di decibel di rumore prodotto e percepibile, ma su dati reali e incontrovertibili, appoggiandoci ai consuntivi e statistiche di Terna o di GSE , difficilmente tacciabili di faziosità. In particolare analizzeremo principalmente gli aspetti socioeconomici, trascurando quelli ambientali e paesaggistici, non per minori valenze di questi ultimi, ma per consentire un bilancio sulla strategia alla luce della crisi generale in atto che impone verifiche ed eventuali correttivi.

Scarica il dossier di Italia Nostra Toscana.

Gli impatti “invisibili” ma gravi sul suolo e sulle reti degli impianti eolici.

Di Giovanni Mastino, Amici della Terra

I generatori eolici attuali che vengono sempre più frequentemente proposti per essere installati sul territorio, hanno impatti evidenti, quali:

  • impatto sul territorio (per la necessità di strade di accesso e servitù varie);
  • impatto visivo sul paesaggio;
  • impatto acustico;
  • impatto sull’avifauna;

dei quali, peraltro, finora non si tiene adeguatamente conto nella valutazione dei costi diretti ed indiretti.

Tali impianti, però hanno anche impatti “invisibili” che, pur essendo rilevanti, vengono sistematicamente ignorati, distorcendo profondamente gli elementi economici, sociali ed ambientali analizzati nelle procedure di approvazione dei progetti di realizzazione ed installazione di tali impianti.

Questi impatti invisibili riguardano:

  • impatto dell’intermittenza aleatoria della produzione di energia sulla rete di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica;
  • impatto sul suolo e sulle acque sotterranee dei basamenti delle torri eoliche;
  • impatto sui valori di amenità dei siti e svalutazione economica delle proprietà immobiliari.

Al fine di una migliore comprensione degli elementi positivi e negativi di questo tipo di impianti, è stata condotta un’analisi di massima dei suddetti impatti invisibili.

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Energia da fonti rinnovabili: come l’Italia e la Puglia hanno trasformato un’opportunità in una grossa speculazione

Un documento del Prof. Metafune (Università di Lecce)

Da cittadino mi chiedo: la regione da quale parte sta? Il “saccheggio” del territorio al quale stiamo assistendo è conseguenza della sua politica energetica. Come si fa a varare un piano energetico senza dettarne le norme di attuazione e individuare i siti degli insediamenti stessi (di concerto con la Province e i Comuni, magari anche al fine di verificare la fattibilità dello stesso)? Come si fa ad approvare un piano lungo e dettagliato che prevede anche ingenti misure di risparmio energetico e poi dare attuazione solo a limitate parti del ciclo produttivo? Anche se non condivido, per quanto detto, molto di quanto previsto dal PEAR, attuarlo solo in parte, aumentando solo la produzione e dimenticando il controllo della domanda di energia, non rende credibile la politica regionale e ne inficia in ogni caso i risultati.

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Elettrogenerazione eolica: stato dell’arte:potenzialità applicative in Italia, problemi ambientali

Una completa introduzione all’elettrogenerazione da fonte eolica redatta da Carlo Brambilla per la Commissione Tutela Ambiente Montano del CAI. Scaricabile qui

Stante la necessita’ inconfutabile di individuare fonti energetiche alternative, si riportano considerazioni oggettive e dati scientifici di diversa provenienza, convalidanti l’ipotesi che molti impianti eolici in Italia sono realizzati tecnicamente in condizioni anemologiche poco produttive. Cio’ fa ritenere necessario riconsiderare il soggiacente meccanismo d’incentivazione per la produzione elettrica: i“certificati verdi”.

Elementi cardine della trattazione sono:

  • aleatorieta’ e discontinuita’ della fonte
  • bassa concentrazione di energia primaria
  • necessita’ di uso integrativo e non alternativo

Nello specifico del territorio italiano vanno considerate ulteriori criticita’:

  • valore turistico e paesaggistico delle coste e delle parti sommatali dell’Appennino
  • complessita’ delle caratteristiche orografiche e posizione della penisola
  • Criticita’ individuate relativamente a
  • popolazioni
  • ecosistemi
  • avifauna

gli elementi di ‘disturbo’ si concentrano e manifestano con:

  • alterazione della percezione del proprio territorio e del suo sfruttamento
  • riduzione di pascoli sommitali
  • apertura nuova viabilita’
  • movimenti d terra ingenti
  • disturbo acustico
  • traffico di mezzi pesanti
  • servitu’ di cantiere
  • minaccia per nidificazioni e flussi migratori

Programma eolico italiano

Un bilancio dei primi 10 anni di eolico in Italia al dicembre 2006. Costi e benefici per i cittadini. Di Domenico Coiante. Scaricabile qui.

Il valore economico dell’elettricità eolica è determinato dal credito del combustibile risparmiato, non riconoscendone alcuno alla capacità di potenza di tali impianti intermittenti.

Il meccanismo di incentivazione dei Certificati Verdi produce effetti notevoli dominando ed orientando lo sviluppo dell’eolico in Italia.

La loro presenza rende artificialmente remunerativi siti a bassa ventosità, scarsamente produttivi di energia. Cio’ determina sul territorio un pesante ed esteso impatto ambientale da parte degli impianti eolici.

Nel 2006 risultavano installati in Italia 2500 aerogeneratori determinanti un impatto visivo di 500 km di crinali (distanza fra Roma e Milano) se posizionati linearmente; o 100 km2, se reticolarmente.

Parallelamente si riflette su un dato economico: dal 2001 ad oggi, la curva dello sviluppo di questa tecnologia in Italia riporta valori consuntivi della produttività inferiori a quelli attesi. Il saldo economico finale, totale, dell’intera produzione di energia eolica dal 2002 al 2006 è negativo per 338 M€.

Ad oggi e’il contribuente a pagare.

Limiti e prospettive delle fonti rinnovabili in Italia

Relazione al Convegno “Nucleare: conviene? risolve?” promosso da Amici della Terra e Parlamentari radicali del 11 luglio 2008 di Domenico Coiante. Scaricabile qui

Conclusioni riassuntive

  1. Il potenziale energetico delle fonti rinnovabili è sovrabbondante rispetto al fabbisogno nazionale d’energia
  2. La quantità di emissioni ambientali durante tutto il ciclo di vita è basso tanto che l’uso su larga scala può contribuire al risanamento ambientale
  3. L’intermittenza casuale delle fonti introduce barriere tecniche ed economiche che impediscono di produrre quantità di energia elettrica in misura adeguata allo scopo del punto precedente
  4. L’attuale modello applicativo (sistemi senza accumulo in connessione diretta alla rete elettrica) permette la sostituzione marginale dei combustibili fossili (non riesce neppure a rispettare gli impegni di Kyoto)
  5. Occorre intervenire da subito con azioni di R&S sul sistema dell’offerta migliorando le tecnologie in modo da superare le barriere tecniche ed economiche
  6. Occorre completare i sistemi di produzione con sistemi di accumulo dell’energia a basso costo in modo da garantire la continuità temporale dell’erogazione di energia alle utenze
  7. Occorre mitigare l’impatto ambientale di tipo paesaggistico che si ha quando le fonti sono usate su larga scala
  8. Senza questi interventi, le incentivazioni pubbliche attuali poste sullo sviluppo del mercato rischiano di produrre risultati poco efficaci rispetto alle necessità di sostituzione dei combustibili fossili e del risanamento ambientale.

Dichiarazioni sull’eolico

Una raccolta di opinioni sfavorevoli sull’eolico da parte di illustri politici, scienziati giornalisti ed economisti a cura del Comitato Nazionale del Paesaggio. Scaricabile qui

Fotografie di centrali eoliche industriali

Comitato Nazionale del Paesaggio, Italia Nostra e Coldiretti hanno realizzato un quaderno fotografico che documenta l’impatto delle centrali eoliche sul paesaggio italiano. Il file PDF (di grandi dimensioni, circa 90 MB) è scaricabile qui. Se ne consiglia la stampa in formato A3. Scaricabile anche in formato PowerPoint per presentazioni

Calcolo della Gittata di un Frammento di Pala Eolica per il modello Vestas V90-2.0 MW

Estremamente rilevante, nel decidere la distanza minima degli aerogeneratori da case, strade e altri luoghi aperti al pubblico è, nel caso relativamente frequente di rottura degli aerogeneratori con conseguente distacco di una pala o di parte di essa, la distanza massima che tali frammenti possono raggiungere. Generalmente gli sviluppatori utilizzano a tal fine uno studio dell’azienda danese Vestas, che risulta però sottostimare di molto la gittata massima.

Pubblichiamo questo breve studio del Prof. Metafune, per una pala eolica Vestas V90 da 2 MW, che permette di stabilire che alla massima velocità operativa dell’aerogeneratore un frammento di pala può essere scagliato a circa 600 metri di distanza, mentre nel caso, comunque rilevante, di malfunzionamento dei meccanismi di blocco con conseguente superamento della massima velocità operativa si può arrivare a circa 1000 metri.

Calcolo della Gittata di un Frammento di Pala Eolica per il modello Vestas V90-2.0 MW

Eolico: “L’imposture”

impostureCon una breve ma molto significativa prefazione di Valery Giscard d’Estaing, è uscito da pochi mesi in Francia un interessante libro dal titolo: ” L’Imposture – Pourquoi l’éolien est un danger pour la France”. L’autore è Jean Louis Butré, presidente della Federation Environnement Durable e della associazioni protezioniste locali Vent de Bocage e Vent de la Vienne. Il libro, nelle sue 152 pagine, smaschera con dovizia di argomentazioni l’impostura di enormi proporzioni che si nasconde dietro l’invasione degli aerogeneratori. Una impostura che costerà ai contribuenti francesi 35 miliardi di euro, senza nessun reale beneficio.

Certo, la situazione energetica in Francia è molto diversa da quella italiana. Da quella diversità discendono priorità e riflessioni non automaticamente sovrapponibili. Pur dedicando molte pagine e grande passione civile ai danni di una aggressione che “cannibalizza” lo spazio naturale e rurale e potrebbe finire con lo snaturare il 30% dei paesaggi francesi, l’accento della requisitoria batte principalmente sulla inesistente convenienza economica del ricorso all’eolico. Si tratta di un pessimo affare in una nazione che già possiede un sovrappiù di energia e ne esporta il 15% verso i paesi confinanti. Non sarà certo la risibile e inaffidabile quantità di energia elettrica prodotta dagli aerogeneratori a liberare la Francia dalla sua dipendenza dalle centrali nucleari. Ciò premesso, la lettura del libro è assai utile anche per noi italiani. Sia per la chiarezza con cui sono esposti molti dati incontrovertibili e poco noti, sia perché sono eguali , di là e di qua delle Alpi, i punti deboli e i lati oscuri dell’infatuazione per la produzione di energia dal vento. Pensiamo all’illusione di poter abbattere grazie all’eolico le emissioni di CO2, alle difficoltà del trasporto, ai costi delle installazioni sui basamenti di cemento, ai futuri costi degli abbattimenti degli impianti obsoleti, alla apertura di migliaia di strade di arroccamento, ai danni all’avifauna, ecc.

Infine Jean Louis Butré spiega con estrema chiarezza da dove derivi l’entusiasmo con cui le autorità della Francia sostengono l’opzione eolica e su quale vorticoso giro di denaro tale entusiasmo si radichi.

Per acquistare il libro J.B.Butré: L’Imposture, edizioni Toucan, 11,24 €, contattare www.amazon.fr ( CAP)

Biodiversità italiana

Il numero del giugno 2008 della rivista Biodiversità Italiana, edita dal Ministero dell’Ambiente,  ha pubblicato un ampio articolo dal titolo “Eolico selvaggio” che riassume le criticità dello sviluppo italiano dell’eolico in relazione agli impatti sulla biodiversità. Scaricabile qui

Germania: La mania dei mulini a vento.

Un dossier del settimanale tedesco “Der spiegel” già nel 2004 critica l’utilità dell’eolico tedesco. Consultabile qui.