Regione Emilia Romagna – Udienza conoscitiva sulla proposta di legge urbanistica regionale. Oggetto: “Tutela e valorizzazione del paesaggio”. Bologna, 22 settembre 2009, ore 10.
“La bellezza delle cose esiste nella mente di chi le contempla”, David Hume.
Buongiorno, mi chiamo Angelo Farneti e sono presidente del Comitato Monte dei Cucchi. Ringrazio della possibilità che mi è concessa oggi. Penso che parlare di un caso reale possa rendere molto meglio di tanti discorsi teorici e possa così indicare alcuni punti di riflessione, utili poi a regolamentare meglio la materia a salvaguardia e valorizzazione del paesaggio.
Il momento è cruciale e di tempo ce n’è molto poco. In tutte le province della nostra Regione vi sono progetti di impianti eolici industriali, in corso di realizzazione. Nel giro di pochi anni tutti i crinali ne saranno pieni. Una brevissima parentesi per non rendermi antipatico da subito: il nostro comitato non è contrario all’eolico, è contro l’eolico industriale, in particolare, sui crinali del nostro fragile e bellissimo Appennino.
L’eolico, per sua natura, ha bisogno di vento e questo deve essere costante. Nel nostro Paese c’è poco vento, inutile arrampicarsi sugli specchi per sostenere il contrario e quello costante spira nelle Puglie, in Sardegna ed in pochi altri luoghi. Per il resto quel poco che c’è è incostante e soffia sui crinali appenninici. Se, nonostante questo, si costruiscono impianti eolici industriali in Italia è perché vi è una combinazione, distorsiva, di prezzi ed incentivi (certificati verdi), i più alti d’Europa. Basterebbe uniformare i nostri prezzi ed incentivi a quelli degli altri Paesi che cadrebbe il vantaggio di venire a costruire sui nostri crinali appenninici e si andrebbe dove c’è più vento. Se qualcuno può far giungere questo messaggio alle orecchie giuste lo faccia, a difesa anche del paesaggio, indubbiamente sotto attacco.
La prova della scarsità di vento è a circa 3 Km dal monte dei Cucchi dove, sul monte Galletto, c’è un piccolo impianto da 3,5 MW. Le sue pale girano veramente poco e nessuno ne parla con orgoglio. Gli abitanti di San Benedetto lo odiano. Veniamo quindi al caso concreto. Il nostro comitato prende nome, appunto, dal monte dei Cucchi, la cui cima arriva ai 1.150 m di altitudine e che è posto al centro del comune di San Benedetto val di Sambro, in provincia di Bologna. Ci stiamo opponendo fermamente, da mesi, ad un progetto col quale si vorrebbe costruire su questo monte un impianto eolico industriale, formato da 24 pale alte oltre 100 mt. ed abbiamo raccolto, per ora, oltre 700 firme in un comune che conta poco più di 4.000 abitanti.
Il comune di San Benedetto non ha un grosso centro, ma tante piccole frazioni poste tutte intorno al monte dei Cucchi: Castel dell’Alpi, Madonna dei Fornelli, il capoluogo, Qualto, Montefredente, Pian del Voglio, Pian di Balestra e Valserena. Quattro di queste frazioni sono a poche centinaia di metri dal previsto impianto. Una decina di abitazioni sono entro i 200 metri e due a circa cento. Quindi se da questi centri abitati ci si affaccia alla finestra, il monte si staglia imponente davanti a propri occhi, con i suoi boschi. Se ci si incammina per questi boschi maturi si incontrano i castagni prima, poi, salendo, faggi, querce, abeti, pini e aceri; è frequente incontrare daini, caprioli e cinghiali. Se si alza il naso all’insù volteggiano i rapaci.
Arrivati sulla cima si gode una delle vedute più suggestive della nostra provincia. Quasi a 360 gradi. Partendo da est si guarda l’Alpe di Monghidoro, poi, verso nord, Loiano, poi il monte delle Formiche e monte Adone. Tra questi due monti si scorge ad occhio nudo sul colle della Guardia la sagoma della basilica di San Luca. Dietro di essi Bologna e la pianura, con tutti i paesi e le piccole città del circondario. In rare e favorevoli situazioni metrologiche si possono scorgere, all’alba, le Prealpi e le Alpi. Girando verso ovest si vedono monte Sole, Montovolo ed il monte Vigese, dietro di essi i crinali che circondano Gaggio Montano. Dietro ancora, imponenti, il Corno alle Scale ed il Cimone. Solo alle spalle, verso sud non si scorge nulla perché il bosco ha preso il sopravvento e non lo consente.
Inoltre, la cima di questo monte è attraversata da nord a sud dal tracciato della strada romana Flaminia militare. Questa, conosciuta anche come Via degli Dei, congiunge Bologna a Fiesole e viene percorsa ogni anno, per gustare le bellezze di cui ho parlato prima, da centinaia di appassionati escursionisti, provenienti da tutta Europa. Nove delle ventiquattro torri eoliche sono proprio sul tracciato della strada romana. Sempre gli escursionisti mi dicono che sia un percorso, per le sue caratteristiche e per la sua lunghezza – circa 100 Km. – unico al mondo e che, se verrà costruito l’impianto eolico, non lo frequenteranno più.
Veniamo alle torri eoliche del progetto che ci riguarda. Da lontano sembrerebbero esili ma per chi vi stesse sotto sarebbero davvero imponenti. Diamo alcuni numeri: altezza del palo 76 mt, diametro delle pale 56,7 mt, altezza totale della torre 104 mt (la torre degli Asinelli è più bassa). Peso complessivo, escluse le fondazioni. 354 t., pari al peso di una palazzina di 3 piani di 280 mq a piano con tre alloggi serviti per piano. Le fondazioni delle torri, in cemento armato, con una profondità di circa dieci metri, rimarrebbero lì per sempre perché, ci è stato candidamente risposto, non si tolgono mai ma si ricoprono solo con una manciata di terra. Anche le opere infrastrutturali sono imponenti. Bisognerebbe costruire diversi chilometri di vere e proprie autostrade larghe sei metri dove ora vi sono strade comunali larghe poco più di due metri, sentieri o nulla. Poi bisognerebbe costruire le piazzole, di oltre settanta metri di diametro. L’intero intervento comporterebbe la distruzione di ettari di bosco. Ma non è finita. Gli ambientalisti sostengono che, dopo la costruzione, le pale sterminerebbero, nel giro di un decennio, i chirotteri, i rapaci ed i migratori e che gli animali selvatici che ora abitano il monte ne verrebbero allontanati.
Allora, se il paesaggio rappresenta un bene culturale a carattere identitario, frutto della percezione della popolazione, nella sua accezione più ampia di abitanti, turisti, escursionisti e se il paesaggio è imprescindibile dall’osservatore e dal modo in cui viene percepito e vissuto, un impianto eolico industriale come quello che si vorrebbe realizzare sul monte dei Cucchi altererebbe definitivamente ed irrimediabilmente, oltre che l’equilibrio della natura, anche il vissuto culturale e storico degli uomini quali fruitori esterni. Fruitori che, fino ad oggi, hanno percepito quello che ho illustrato prima.
Se i concetti di bellezza e paesaggio sono imprescindibili dalla percezione dell’uomo, allora la legislazione deve essere sensibile alla sua volontà e tenerne conto, anche nell’applicazione pratica della Legge. Se gli uomini, intesi come abitanti del luogo, turisti o semplici frequentatori occasionali, sono contrari ad un progetto perché ne percepiscono la totale negatività, bisognerebbe tenerne conto. Purtroppo non è così, lo dico con grande tristezza, vi è un occhio di riguardo solo per un’azienda privata che, con tutti i mezzi, anche l’esproprio, intende realizzare, per sé sola, ingenti profitti economici. Da mesi urliamo la nostra contrarietà ma le istituzioni paiono sorde.
Un domani, se venisse realizzato questo impianto industriale cosa ci si ricorderebbe del monte dei Cucchi? I danni, come ho cercato di spiegare, sarebbero incalcolabili, definitivi ed irreversibili. Rimarrebbero scempio, distruzione e, magra consolazione, la stupidità dell’uomo. Dell’uomo che si è lasciato ingannare dai falsi profeti (si intendano i falsi ecologisti) che sostengono che i vari aspetti: flora, fauna, salute di alcuni, paesaggio, vadano sacrificati per il suo bene, perché lui non può fare a meno dell’energia eolica prodotta sulle nostre montagne. Che si abbia bisogno di energia da fonti rinnovabili e indiscutibile, ma che il rimedio sia l’eolico industriale sui crinali appenninici è un falso. Gli scienziati, Rubbia in testa, ci dicono che se riempissimo l’Italia di pale eoliche non riusciremmo a produrre che il 3-4% del fabbisogno nazionale di energia e che, per quanto riguarda le “rinnovabili” bisogna puntare sul solare, che sta facendo passi da gigante. Due ultime osservazioni in merito alle deleghe date dalla nostra Regione alle Province in materia di Valutazione di Impatto Ambientale. La prima. Lo stesso ufficio provinciale si trova ora, da un lato, ad adottare una determinata politica energetica e, dall’altro a fare la valutazione ambientale dei progetti relativi alla realizzazione di impianti per la produzione di energia. Come può essere imparziale nel fare la valutazione ambientale, ad esempio, di un impianto eolico se è un propugnatore dell’eolico? O fa bene il politico o fa con rigore la valutazione. Le due cose non vanno d’accordo. Seconda cosa. Nelle recenti risposte a due interrogazioni presentate in Regione, riguardo al progetto del monte dei Cucchi, l’assessore Zanichelli ha scritto, testualmente: “Tra queste ultime (fonti rinnovabili) l’eolico ha un ruolo non primario, soprattutto in relazione all’impatto paesaggistico ed ambientale che comporta data una presenza in Emilia Romagna di condizioni favorevoli limitate a poche zone di crinale montano. Proprio il rispetto scrupoloso dei vincoli paesistici e ambientali fa si che, ad esempio, sia prevista al 2010 una potenza installata di 65 MW data da impianti fotovoltaici, mentre ci si ferma ai 40 MW da impianti eolici …. Nel quadro di un sostegno economico alle imprese che investono nella qualificazione ambientale, l’orientamento di questa Regione è di agevolare l’installazione di impianti di “minieolico”….”. Nei fatti c’è qualcosa che non va. Chi vigila sull’applicazione delle politiche regionali da parte delle Province? Chi vigila sul lavoro delle varie Province perché ognuna non vada per la sua strada e affinché, complessivamente, vengano rispettati i limiti di questa politica regionale? Nella sola Provincia di Bologna sono già stati realizzati gli impianto eolici del già citato monte Galletto da 3,5 MW e quello di Casoni di Romagna da 13,6 MW, il progetto del monte dei Cucchi è da 20 MW ed infine a Monghidoro è stata firmata da poco una convenzione per la realizzazione di un impianto da 36 MW. In totale fanno oltre 73 MW, quasi il doppio dei 40 MW richiamati sopra e mi mancano i dati relativi alle altre province.
In conclusione, sapere che la nostra Regione vuole legiferare entro la fine del mandato, cioè entro pochi mesi, in materia di salvaguardia e valorizzazione del paesaggio ci da qualche speranza. Ma il lavoro deve essere fatto bene e non si deve sbagliare, perché è l’ultima occasione per salvare i crinali. Si deve avere riguardo anche all’attuazione pratica della normativa, perché non rimanga lettera morta. Occorre poi una collaborazione ed un coordinamento tra i vari assessorati. Altra cosa da considerare è quella di definire le zone totalmente escluse da impianti eolici industriali, quelle parzialmente possibili con tutele predefinite e quelle assoggettabili a VIA. Attenzione anche alle norme transitorie; se verrà stabilito che le nuova legge si applica solo ai progetti presentati dopo la sua pubblicazione, essa sarà, visto che sono pendenti in tutte le province numerosi progetti di eolico industriale che le riempiranno di pale, di fatto inefficace. Deve essere applicata a tutti i procedimenti per i quali non si sia ancora concluso l’iter procedurale.
Grazie dell’attenzione.
Angelo Farneti Presidente del Comitato Monte dei Cucchi www.comitatomontedeicucchi.com
Comitato Monte dei Cucchi: Angelo Farneti
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