Skip to content


Le mezze verità della lobby eolica diventano intere bugie

L’ANEV (l’Associazione delle industrie eoliche) pubblica una risposta alla recente inchiesta del Messaggero sull’eolico evidenziando 21 punti che rappresenterebbero errori. Sfortunatamente le argomentazioni di ANEV non reggono di fronte a che conosce la realtà dell’industria eolica in Italia. Vediamole nel dettaglio:

  1. Gli incentivi riconosciuti all’eolico negli ultimi tre anni sono scesi di oltre il 40% (cfr grafico 1)
    La realtà: ANEV si dimentica di dire che al diminuire del prezzo dei Certificati Verdi è corrisposto un aumento della loro durata passando da 12 a 15 anni. La remunerazione complessiva è quindi rimasta uguale o cambiato di poco. In precedenza c’era stato un ulteriore aumento della durata dei CV da 8 a 12 anni.

  2. I Certificati Verdi in Italia durano 15 anni contro i 20 dei principali paesi europei.
    La realtà: Il sistema dei CV, ritenuto con fondati motivi molto inefficiente, è usato in pochissimi paesi europei: quello che conta è la remunerazione complessiva dell’investimento eolico che, a fronte di una sostanziale parità di costi (gli aerogeneratori installati sono gli stessi in Italia che nel resto d’Europa), è di gran lunga superiore in Italia rispetto al resto d’Europa. Ad esempio per un impianto onshore di 5 MW la remunerazione complessiva è 151 euro/MWh in Italia contro i 60 della Germania, gli 82 della Francia, i 73 della Spagna e i 92 del Regno Unito. I dati sono stati forniti dal Gestore del Servizio Elettrico italiano.
  3. L’attività degli sviluppatori è stata giustamente limitata da recenti provvedimenti normativi onde evitare possibili criticità;
    La realtà: l’energia eolica opera in un contesto di libero mercato e non si può certo limitare la vendita di progetti. Il prosperare di questo mercato delle vacche, che esiste anche in altri Paesi senza però raggiungere i livelli italiani, è dovuto all’eccessivo livello degli incentivi che rende possibili ed estremamente conveniente la nascita di diversi livelli di intermediazione.
  4. Le royalties riconosciute ai comuni nelle recenti Linee Guida nazionali sono state in maniera trasparente finalmente rese uniformi su tutto il territorio italiano;
    L’affermazione è vera anche se irrilevante rispetto alle criticità dell’eolico. Le Linee Guida hanno fissato un limite massimo del 3% per i pagamenti delle industrie eoliche e, cosa più importante, hanno stabilito dei limiti ai Comuni per l’utilizzo di tali somme che possono essere utilizzate esclusivamente per interventi di compensazione degli impatti ambientali delle centrali eoliche. Ci auguriamo che la magistratura contabile vigili sul corretto utilizzo di tali somme da parte degli enti locali, che finora le hanno utilizzate per tutt’altro.
  5. al fine di difendere il nostro settore da qualsiasi attenzione della criminalità da sempre gli Associati all’ANEV seguono norme etiche rigide e trasparenti nonché da giugno scorso l’ANEV ha aderito convintamente al protocollo di legalità sottoscritto dal Ministro dell’Interno e dal Presidente di Confindustria;
    Ci auguriamo che alle parole seguano i fatti: ovvero che se imprese e società aderenti ad ANEV coinvolte in inchieste vengano riconosciute colpevoli di violazioni di legge, l’Associazione prenda provvedimenti seri. A cominciare dal proprio Presidente, coinvolto in un’inchiesta l’anno scorso, che nella nostra opinione rimane comunque innocente fino a sentenza definitiva. Se anche l’attività di controllo fosse di ANEV fosse efficiente buona parte delle imprese che operano nell’eolico non sono socie di ANEV e naturalmente non sono obbligate ad associarsi, a partire naturalmente da quelle che operano in modo più spregiudicato. Ci attendiamo nei prossimi mesi da parte di ANEV alcune misure verso i propri soci o di denuncia di società eoliche che operano poco correttamente o comunque in modo non conforme ai “protocolli di legalità”, certi che non si tratti di un’iniziativa di facciata.
  6. L’Associazione plaude agli accertamenti di eventuali responsabilità o illeciti di soggetti esterni al settore relativi alla realizzazione di impianti eolici ed auspica un sempre maggior rispetto dei principi di legalità propri degli operatori del settore anche per quei soggetti esterni allo stesso;
    Affermazione del tutto irrilevante: ci mancherebbe il contrario.
  7. La produzione elettrica derivante dall’energia eolica è tutt’altro che insignificante, avendo già raggiunto nel 2009 6,55 miliardi di kWh (equivalenti ai consumi domestici di oltre 8 milioni di persone);
    Il paragone con i consumi domestici è del tutto fuorviante, visto che l’energia prodotta da fonte eolica serve tutti i settori non essendovi possibilità di differenziare. Il dato reale è che tale quantità di energia corrisponde al 2% del fabbisogno elettrico italiano, quantità forse non irrilevante ma di sicuro del tutto marginale.

  8. i costi dei sistemi di incentivazione dei Certificati Verdi non ricadono oggi direttamente sulle bollette elettriche;
    Quest’affermazione è per metà palesemente falsa, per l’altra metà scorretta. I costi di riacquisto dei Certificati Verdi invenduti da parte del GSE ricadono direttamente sulla componente A3 della bolletta. E si tratta di una quota notevole soprattutto negli ultimi anni a causa del cattivo funzionamento del mercato dei CV. La restante quota ricade indirettamente sulle bollette tramite un aumento dei costi di produzione degli operatori e gli incentivi vengono ribaltati sul costo finale dell’elettricità, il che non sposta per niente i termini della questione. Che siano incentivi diretti o indiretti paga sempre pantalone.
  9. la ventosità media del nostro Paese è ben superiore alle 1750 ore equivalenti, in termini assoluti peraltro notoriamente superiori a quelli della Germania;
    I dati di ANEV sono sbagliati: la producibilità eolica dell’Italia è stata calcolata dal GSE in 1580 ore equivalenti, in continuo calo a causa dell’aggiunta di impianti inefficienti e di criticità della rete di trasmissione. Va ricordato che il dato di 1580 ore equivalenti corrisponde ad un’efficienza (fattore di carico o utilizzo dell’impianto) del 18% che sarebbe ritenuta inaccettabile in qualunque impianto industriale. Sempre secondo il GSE, tale dato è il più basso d’Europa con l’esclusione della Germania. Va ricordato che in Germania sono installati 25.000 MW eolici e di conseguenza si sono utilizzati siti sempre meno ventosi tanto che il futuro sviluppo dell’eolico è previsto esclusivamente (o quasi offshore). Tale dato dimostra anche come, dal punto di vista della producibilità, l’eolico in Germania sia stato un fallimento.
  10. Nessuna attività relativa all’installazione di impianti eolici risulta definitiva, addirittura su proposta dell’ANEV vi è già dal 2003 un obbligo di ripristino totale dello stato dei luoghi come condizione preliminare per il rilascio dell’autorizzazione all’installazione degli impianti eolici;
    L’ANEV ha una strana concezione del concetto di ripristino totale. Va ricordato che moltissime convenzioni non prevedono la rimozione delle fondazioni degli aerogeneratori, enormi plinti di cemento piazzati sottoterra, né tantomeno del ripristino delle piazzole alla situazione precedente nel caso in cui siano stati effettuati scavi in zone montuose e collinari dove il problema dell’erosione è particolarmente evidente. In sostanza ripristino totale dei luoghi significa rimozione degli aerogeneratori e di uno strato superficiale delle fondazioni, sempre che le fideiussioni stipulate lo permettano, visto che esistono in moltissimi casi fortissimi dubbi sulla congruità delle cifre.

  11. nelle gole, anche in quelle della Regione Marche non c’è vento;
    Questione che sarebbe interessante approfondire ma del tutto irrilevante per una valutazione della questione eolica in Italia
  12. oggi a causa del rilevante incremento dei costi (ICI, royalties, connessione alla rete) e per la riduzione del valore del Certificato Verde di oltre il 40%, gli istituti finanziatori non finanziano più da oltre 6 mesi nuove iniziative eoliche in quanto ritenute non economicamente remunerative;
    Di ciò non possiamo che rallegrarci, ma non possiamo non far notare che l’incremento dei costi non ha niente a che vedere con la stretta creditizia da ricondurre casomai alla crisi economica e alle ventilate proposte di riduzione degli incentivi poi rientrate (vedi art. 45 della Finanziaria) e ad un atteggiamento meno favorevole di alcuni esponenti del Governo verso l’industria eolica (vedi dichiarazioni del Ministro Tremonti). Questo sta a dimostrare come l’industria eolica, nonostante una millantata maturità e autosufficienza, si regge esclusivamente sul sistema di incentivi più generoso d’Europa ed è destinata a crollare come un castello di carta al venir meno degli incentivi.
  13. l’elevatissimo numero di domande pendenti che individuavano una criticità, sono oggi state spazzate via da una recente delibera (TICA) che le farà automaticamente decadere nei prossimi mesi, salvo che le società private interessate versino fideiussioni per 1 miliardo e 760 milioni di euro all’anno;
    Va ricordato che, anche se una certa quantità di progetti presentati sono indubbiamente scaduti o incompatibili tra di loro, nell’ultimo Piano di Sviluppo della Rete Terna parla di richieste di connessione alla rete per 109.000 MW da fonti rinnovabili (per la stragrande maggioranza eolico) e che nuovi progetti eolici, come documentato sul nostro sito, vengono presentati ogni giorno (il che sembrerebbe contraddire quanto detto da ANEV al punto precedente). ANEV stessa prevede per l’Italia una potenza installata di 16.000 MW cifra a cui si arriverebbe molto vicini, in base alle nostre informazioni, con gli impianti che hanno già ottenuto l’autorizzazione unica o un parere ambientale positivo (sostanziale preludio all’autorizzazione unica). E’ comunque scandaloso che non esistano statistiche ufficiali in merito e che il censimento dell’eolico in Italia debba essere fatto con i mezzi limitati di privati cittadini volenterosi.
  14. i Certificati Verdi sono riconosciuti esclusivamente per l’energia elettrica effettivamente prodotta ed immessa in rete nonché certificata dal contatore dell’Ufficio Tecnico di Finanza;
    Ci mancherebbe altro. Le criticità di chi si oppone all’eolico come fatto in Italia sono di ben altra natura e riconducibili all’elevato livello degli incentivi che rendono convenienti siti molto poco ventosi che altrove non sarebbero considerati. Gli incentivi elevati inoltre favoriscono la creazione dei famosi mercati delle autorizzazioni e, naturalmente, aumentano la presenza della criminalità organizzata e di fenomeni di corruzione nella Pubblica Amministrazione.
  15. fin dal dicembre 2007, con la pubblicazione della legge finanziaria, nessun sussidio pubblico può essere riconosciuto agli impianti eolici che godono di Certificati Verdi;
    La Finanziaria 2008 ha sancito un’incompatibilità tra CV e contributi pubblici in conto capitale che precedentemente venivano concessi in modo molto sostanzioso anche all’industria eolica nonostante fossero finalizzati alla creazione dell’occupazione e l’industria eolica sia capital-intensive, ovvero crea poca occupazione. Va ricordato come rimangano moltissimi incentivi di natura non monetaria per l’industria eolica come la priorità di dispacciamento che si traduce nel pagamento della produzione elettrica non fornita quando la produzione eolica è superiore a quanto possibile immettere in rete, la possibilità di espropriare i proprietari dei terreni che si oppongano alla costruzione degli aerogeneratori o opere connesse con la conseguente riduzione degli oneri di acquisizione dei diritti sui terreni, la garanzia di riacquisto dei CV invenduti che sostanzialmente mette a carico della collettività il rischio di invenduto di tale parte della produzione (anche se si tratta di un mercato virtuale), la possibilità di superare la pianificazione del territorio degli enti locali che si traduce in un aumento del potere di contrattazione con questi ultimi.
  16. l’Italia ha l’obbligo entro il 2020 di produrre il 27% di energia elettrica da fonti rinnovabili, l’eolico può contribuire per una percentuale del 25%, se non raggiungeremo l’obiettivo comunitario i cittadini tutti pagheranno miliardi di euro di penali come tasse, ed il Governo dovrà comunque produrre il 27% di energia da fonti rinnovabili;
    L’Italia ha l’obbligo di produrre il 17% dell’energia totale da fonti rinnovabili. L’energia totale è la sommatoria di elettricità, trasporti e riscaldamento, ognuno dei quali in Italia pesa per circa un terzo. Non esiste nessun obbligo europeo di installare pale eoliche né sono state quantificate sanzioni per il mancato rispetto di tale obbligo. Come ripartire la percentuale di adempimento all’obbligo europeo è una decisione di ciascun paese: vi è una fortissima corrente di pensiero tra gli esperti che ritiene che il modo più economico di adempiere all’obbligo sia attraverso politiche serie di efficienza energetica che invece di aumentare il numeratore del rapporto diminuiscano il denominatore ovvero l’energia consumata. Va ricordato che nel 2009 la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile è pari al 23,9% della produzione totale, che il target secondo il Piano di Azione Nazionale è del 24%, che il governo prevede un ampio ricorso alle importazioni di energia rinnovabili (politica non necessariamente condivisibile) perché ritenute più economiche per far fronte all’obbligo.
    Va ricordato che vi è una diffusa difficoltà da parte di moltissimi paesi europei a far fronte ai propri obiettivi in materia di rinnovabili, cosa che sta inducendo molti osservatori a ritenere inevitabile una loro revisione. L’obbiettivo principale di queste politiche, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica per far fronte ai cambiamenti climatici, risulta difficilmente raggiungibile con l’energia eolica, visto il mix relativamente a bassa emissione di CO2 del sistema elettrico nazionale (con forte presenza di fonti a nulla emissione come l’idroelettrico nazionale o importato, il nucleare importato o a bassa emissione come il gas naturale) fa sì che ogni megawattora di energia eolica prodotta porti a scarse riduzioni nella CO2 emessa dal sistema elettrico.
  17. il kWh per i cittadini italiani nelle utenze domestiche costa non 6,5 centesimi ma ben 15 centesimi di euro, cioè più di quanto oggi venga riconosciuto per i primi 15 anni all’eolico (tutti noi invece li paghiamo per tutta la vita);
    Qui ANEV commette una grave scorrettezza metodologica, confrontando il costo di produzione dell’energia del sistema elettrico con il costo finale all’utente domestico che è comprensivo di tutta una serie di oneri accessori. Il costo di 6,5 cent a KWh va confrontato con il costo di produzione dell’energia eolica che è pari a 15 cent/KWh. Inoltre come ricordato sopra è del tutto inopportuno il confronto con le utenze domestiche visto che l’energia eolica viene consumata in modo indistinto dal settore domestico, industriale e dei servizi.
  18. i Piani Energetici Regionali sono già stati pubblicati da tutte le Regioni al contrario di quanto detto nell’articolo;
    In realtà fino all’approvazione lo scorso settembre delle Linee Guida i tentativi delle Regioni di arginare il fenomeno dell’eolico selvaggio si sono scontrati con la reazione di ANEV che pretendeva campo libero per i propri associati e che è riuscita ad ottenere con una fortissima azione giudiziaria l’annullamento dei tentativi di alcune Regioni di porre limiti all’eolico. Altre Regioni per questo motivo hanno preferito emanare Piani di Indirizzo non vincolanti.
  19. non è vero che si può aggirare l’obbligo ambientale autorizzando singoli aerogeneratori tramite DIA (dichiarazione di inizio di attività) invece che l’intero parco eolico;
    La situazione si è verificata in Puglia, dove una normativa Regionale permissiva permetteva di erigere aerogeneratori alti più di 100 metri con una semplice DIA, dando vita ad un mercato delle DIA. Una sentenza Della Corte Costituzionale ha bloccato tale pratica che è stata comunque riproposta dalla Regione Basilicata.
  20. la scelta dei terreni dove ubicare i singoli aerogeneratori e l’intero parco eolico dipende esclusivamente dalla disponibilità puntuale della risorsa primaria: il vento che è l’unico ritorno economico dell’investimento
    La scelta della localizzazione di una centrale eolica dipende principalmente da tre fattori, come i soci di ANEV sanno benissimo, la ventosità del sito, la distanza dalla rete di trasmissione e la conformazione orografica. Questo perché, oltre alla produzione attesa, nel costo dell’energia prodotta rientrano i costi di investimento iniziali che possono essere aumentati notevolmente dalla necessità di creare lunghe e costosi connessioni alla rete elettrica nazionale e imponenti opere di ingegneria civile come sbancamenti e strade di accesso.
  21. in merito alla accettabilità della tecnologia eolica una recente indagine demoscopica della società ISPO del Prof. Renato Mannaimer (confronta allegato 1) indica nell’80% il consenso per l’eolico sul campione nazionale, dato che cresce ulteriormente negli intervistati dei comuni ove i parchi eolici esistono;
    Tale presunta accettabilità si scontra, derivante da una ricerca commissionata da ANEV, si scontra con la realtà dei fatti e con l’esplosione nell’ultimo anno dell’avversione verso le centrali eoliche, causata nella stragrande maggioranza dei casi, non da una contrarietà all’eolico in sé ma alla opposizione a centrali localizzate in siti ritenuti inappropriati, a procedure di autorizzazione poco trasparenti e prive del consenso sociale e a un’eccessiva concentrazione di centrali eoliche in alcuni siti. In sostanza contrarietà a quello che viene definito eolico selvaggio. Due esempi: in Italia negli ultimi mesi nel piccolo Molise si è creata una rete di oltre 100 associazioni contrarie ai progetti della lobby eolica di impiantare oltre 3000 MW sulle colline della regione. A livello europeo l’opposizione è altrettanto diffusa come in Italia, se non di più. La rete EPAW di coordinamento delle Associazioni che lottano contro l’eolico conta ormai più di 450 membri in tutti gli Stati europei.
  22. I dati sono tratti da:
    - Terna, Piano di Sviluppo della Rete
    - GSE, Statistiche 2009 impianti a fonti rinnovabili
    - GSE, Rapporto 2009 sull’eolico
    - GSE, audizione del luglio 2009 alla Commissione Ambiente alla Camera come comunicateci dall’On. Zamparutti