Jacques Attalì, uno dei più prestigiosi intellettuali francesi, invita la Francia a riflettere sull’energia eolica visti i magri risultati conseguiti in Germania.
L’imperiosa necessità della riduzione di emissioni di gas ad effetto serra, conduce a volte a politiche assurde, risultanti dalla precipitazione di uomini politici (per i quali l’ecologia rappresenta innanzi tutto voti) e dall’avidità delle imprese (per cui il verde rappresenta soprattutto profitti).
Così è per lo sviluppo dell’eolico considerato una fonte imprescindibile d’energia rinnovabile, allo stesso modo del solare.
Senza parlare della loro dimensione estetica, né del loro inquinamento acustico, che ciascuno può valutare a suo modo, la loro utilità in una politica di sviluppo sostenibile è altamente problematica. Queste grandi macchine si diffondono oggi a grande velocità , dappertutto nel mondo, dalla Cina al Texas , ad immagine della Germania, che dispone oggi del più grande parco eolico del mondo, con una potenza di 25.000MW. Altri paesi ambiscono a livelli equivalenti: il Regno Unito progetta di installare una potenza eolica di 33000MW; i Paesi Bassi parlano di 6000 solo in mare, e la Francia vuole raggiungere in 10 anni la potenza della Germania. Questi obiettivi apparentemente considerevoli, sono di fatto irrisori:
In Germania, tutto l’eolico, saturando il territorio rappresenta appena il 5% del consumo elettrico del paese, contro il 25% del nucleare che non sparirà .
In Francia, dove è installata appena un ottavo di questa potenza, bisognerebbe costruire 1400 impianti eolici l’anno per soddisfare il solo aumento di consumi elettrici; e più di 2500 per produrre quanto una sola centrale nucleare.
Inoltre è un’energia molto incerta, che non può essere prodotta che in momenti improbabili, quando c’è vento ( e non qualsiasi vento) e dunque non durante l’anticiclone.
In totale un impianto eolico non produce annualmente che l’equivalente di 2000 ore della sua potenza nominale. Così l’energia eolica non si sviluppa se non quando sia messa in opera una gestione molto raffinata delle previsioni metereologiche, con investimenti importanti, per integrare questa moltitudine di produzioni locali in rete. Questo esige enormi sovvenzioni (che in Francia portano il tasso di redditività al 22% in media ed anche al 40 % sui siti più ventosi) e l’abbandono di molti controlli.
In totale è dunque una energia molto invadente, che attira ogni cupidigia. Se la Germania ha raggiunto i limiti di ciò che il suo territorio può sopportare, la Francia è partita nello stesso delirio: mentre la legge Montagne e la legge Litoral controllano in modo molto rigoroso la costruzione di immobili e di fabbriche, le autorità regionali sviluppano l’eolico praticamente senza alcun controllo: due permessi di costruzione sono stati perfino concessi a meno di 20 km da Mont Saint-Michel.
E l’eolico in mare si sviluppa altrettanto senza alcun controllo dei suoi impatti sul litorale.
E’ venuto il momento almeno di una pausa, per misurarne tutte le implicazioni, prima che il vento porti via le nostre illusioni.
Dal blog di Jacques Attalì
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