Pubblichaimo la traduzione di un articolo apparso il 15 Maggio 2009sul quotidiano “The Australian” del Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus
L’Europa è avanti alcuni anni agli Stati Uniti nel realizzare una politica intesa a mitigare il riscaldamento globale. Tutti i paesi facenti parte dell’Unione Europea hanno ratificato il Protocollo di Kyoto e adottato una serie di politiche intese a diminuire l’emissione e raggiungere i dati stabiliti a Kyoto. Una di queste politiche è quella del “cap and trade”, cioè il commercio dei crediti di inquinamento conosciuto come lo schema di commerciare con le emissioni, forti imposte sui carburanti e l’ambizioso programma di costruire impianti eolici e altri progetti di energia rinnovabile. Queste politiche sono state introdotte durante un periodo di pieno sviluppo dell’economia americana – e si spera – con la piena consapevolezza che il costo ne sarebbe stato considerevole.
Sono impressionato dal numero delle persone in Europa, negli Stati Uniti e altrove che oggi sostengono una politica basata sull’isterismo riguardante il riscaldamento globale e in particolare la legislazione cap-and-trade, per ridurre l’emissione di gas e gas di serra, nonchè sussidi per le risorse di energia verde. Sono convinto che si tratta di una strategia sbagliata, non solo per l’incertezza sui pericoli realmente rappresentati dal riscaldamento, ma anche per la certezza del danno che deriverà dall’imposizione di tali politiche che si prefiggono di mitigarli.
Ultimamente mi è stato chiesto un intervento a una conferenza a Santa Barbara in California. Erano presenti uomini d’affari che sperano di trarre profitto dalla politica di cap-and-trade e dai sussidi per l’energia rinnovabile e altre iniziative “verdi”. Ho dato loro il consiglio di non farsi irretire da isterismo.
L’Europa è avanti alcuni anni agli Stati Uniti nel realizzare una politica intesa a mitigare il riscaldamento globale. Tutti i paesi facenti parte dell’Unione Europea hanno ratificato il Protocollo di Kyoto e adottato una serie di politiche intese a diminuire l’emissione e raggiungere i dati stabiliti a Kyoto. Una di queste politiche è quella del “cap-and-trade”, cioè il commercio dei crediti di inquinamento conosciuto come lo schema di commerciare con le emissioni, forti imposte sui carburanti e l’ambizioso programma di costruire impianti eolici e altri progetti di energia rinnovabile. Queste politiche sono state introdotte durante un periodo di pieno sviluppo dell’economia americana – e si spera – con la piena consapevolezza che il costo ne sarebbe stato considerevole.
Con la crisi finanziaria globale e l’improvviso calo economico, due elementi si presentano con chiarezza. Primo: sarà difficile poter perseguire queste nuove costosissime fonti di energia. Secondo: Una politica di razionamento tipo cap-and-trade avrà l’effetto di una continua diminuzione dell’attività economica. E’ ironico il fatto che nonostante questa politica, le emissioni non sono diminuite, ma cominciano a diminuire adesso mentre l’economia mondiale va verso la recessione.
Non è una sorpresa per uno come me, che mi sono occupato fattivamente della transizione del mio Paese dal comunismo a una società libera e un’economia di mercato. Le antiquate, pesanti industrie, orgoglio del regime comunista, sono state chiuse praticamente nel giro di 24 ore – perchè non riuscivano a sopravivere all’apertura dell’economia. Ne è risultata una improvvisa riduzione dell’emissione di CO2. Il segreto dietro il calo delle emissioni era il declino economico. Man mano che si riformavano le economie della Repubblica Cèca e di altri paesi europei, era naturale che le emissioni aumentassero nuovamente. Tutti devono rendersi conto che esiste una stretta correlazione tra crescita economica e consumo di energia. Quindi sono sorpreso di vedere persone che continuano a affermare che politiche come cap-and-trade e sussidi per energia rinnovabile siano di beneficio per l’economia.
Si tratta di una utopia. Cap-and-Trade può soltanto contribuire a aumentare il prezzo dell’energia. I consumatori costretti a pagare prezzi più alti per l’elettricità avranno meno denaro disponibile per altri acquisti. Mentre le singole società che forniscono energia “verde” a prezzo maggiorato, saranno fiorenti, nell’insieme l’effetto sarà negativo.
E’ necessario allargare il quadro. Si possono trarre profitti quando l’energia è razionata o sostenuta con sussidi, ma solo in un’economia che opera a bassa o addirittura negativa crescita. Questo significa che, a lungo termine, tutti tenteranno di ottenere una fetta della torta più piccola di quella che si sarebbe avuta senza razionare l’energia. Prospettiva non augurabile nè per la crescita, nè per trovare una via d’uscita dall’odierna crisi.
Vaclav Klaus, Presidente della Repubblica Cèca.
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