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	<title>Via dal Vento</title>
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	<description>Osservatorio sull'impatto dell'energia eolica in Italia</description>
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		<title>Raccolta fondi contro l’Eolico a Orvieto</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 11:46:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Umbria]]></category>

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		<description><![CDATA[Le associazioni ambientaliste ed i comitati cittadini dell’Orvietano unitamente al Comitato Tutela Monte Peglia stanno lavorando a tutti i livelli per fermare il grande progetto eolico in vista di Orvieto. Per questa battaglia c’è stato e c’è bisogno di fondi per tutte le attività che non possono essere svolte dai volontari in maniera gratuita. In [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le associazioni ambientaliste ed i comitati cittadini dell’Orvietano unitamente al Comitato Tutela Monte Peglia stanno lavorando a tutti i livelli per fermare il grande progetto eolico in vista di Orvieto. Per questa battaglia c’è stato e c’è bisogno di fondi per tutte le attività che non possono essere svolte dai volontari in maniera gratuita. In particolare ora dovremmo pagare il professionista (400 euro) che ci ha fornito le simulazioni dell’impianto, indispensabili per sensibilizzare l’opinione pubblica locale e nazionale, ma altre necessarie spese si affacceranno nel corso della vertenza.</p>
<p>Vi chiediamo pertanto di contribuire con delle libere offerte di qualsiasi entità. Contiamo sulla vostra collaborazione.</p>
<p> <span id="more-9883"></span> </p>
<p>MODALITA’ PER I VERSAMENTI VOLONTARI</p>
<p>- Per chi volesse fare un bonifico il codice IBAN è il seguente:</p>
<p>IT26O0614525700000008000679</p>
<p>Intestato a AMICI DELLA TERRA-CLUB DI ORVIETO -Banca Carifano , specificando : vertenza eolico</p>
<p>- Per chi volesse contribuire direttamente i responsabili della raccolta fondi sono:</p>
<p>Monica Tommasi, tel. 3289458061 mail: tommasimonica@yahoo.it (a Orvieto e paesi limitrofi);</p>
<p>Giulio Amadei, tel.3683409126  mail: giulioamadei@libero.it (al Peglia)&#8221;<br />
Fonte: <a href="http://www.orvieto24.it/2013/05/raccolta-fondi-contro-leolico-a-orvieto/">Orvieto 24</a>.</p>
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		<title>Comitato Simeri Mare contro la speculazione eolica</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 05:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il Comitato di frazione di Simeri Mare, in rappresentanza degli abitanti delle località Marincoli, Omomorto, Chiusa e Roccani, &#8211; si legge in una nota non e’ pregiudizialmente ed ideologicamente avverso all’eolico ma è semplicemente contrario alla speculazione eolica, al colonialismo eolico, che arreca una permanente offesa al paesaggio ed ai suoi cittadini a fronte di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Il Comitato di frazione di Simeri Mare, in rappresentanza degli abitanti delle località Marincoli, Omomorto, Chiusa e Roccani, &#8211; si legge in una nota non e’ pregiudizialmente ed ideologicamente avverso all’eolico ma è semplicemente contrario alla speculazione eolica, al colonialismo eolico, che arreca una permanente offesa al paesaggio ed ai suoi cittadini a fronte di un insignificante contributo che si pattuisce per la risoluzione del problema energetico-ambientale.</p>
<p>Il paesaggio è un patrimonio da tutelare a denti stretti e non può essere svenduto per qualche centinaia di migliaia di euro deturpandone l’immagine e la sua naturale vocazione di sviluppo.&#8221;</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://www.catanzaroinforma.it/pgn/newslettura.php?id=54218">Catanzaro Informa</a>.</p>
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		<title>Eolico, rifiuti, metano. Fin dove arrivano i tentacoli della piovra?</title>
		<link>http://www.viadalvento.org/informazioni-sulleolico-in-sicilia/eolico-rifiuti-metano-fin-dove-arrivano-i-tentacoli-della-piovra/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 05:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Si allarga il giro di affari di Cosa nostra in Sicilia. Stamattina sono state sequestrate società, attività commerciali, immobili di pregio e disponibilità finanziarie, del valore complessivo di circa 48 milioni di euro. Dall’indagine sarebbero emerse presunte infiltrazioni di Cosa nostra negli affari delle società appartenenti ad un gruppo imprenditoriale che ha curato la metanizzazione [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Si allarga il giro di affari di Cosa nostra in Sicilia. Stamattina sono state sequestrate società, attività commerciali, immobili di pregio e disponibilità finanziarie, del valore complessivo di circa 48 milioni di euro. Dall’indagine sarebbero emerse presunte infiltrazioni di Cosa nostra negli affari delle società appartenenti ad un gruppo imprenditoriale che ha curato la metanizzazione in Sicilia. L’ultimo capitolo di un giro d’affari illecito  che abbraccia anche i settori dell’eolico e dei rifiuti passando per i grandi eventi.&#8221;</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/44002/eolico-rifiuti-metano-fin-dove-arrivano-i-tentacoli-della-piovra">Sicilia Informazioni</a>.</p>
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		<title>Gamesa licenzia 400 persone</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 15:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuano i licenziamenti causati dalla crisi che colpisce il settore eolico. E&#8217; ancora il turno della spagnola Gamesa che licenzia 400 persone nei suoi stabilimenti spagnoli. Fonte: Wind Power Monthly.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Continuano i licenziamenti causati dalla crisi che colpisce il settore eolico. E&#8217; ancora il turno della spagnola Gamesa che licenzia 400 persone nei suoi stabilimenti spagnoli.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.windpowermonthly.com/article/1183220/gamesa-cuts-394-jobs-spain">Wind Power Monthly</a>.</p>
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		<title>Tassare le rendite dei maxi impianti eolici e fotovoltaici per compensare l’Imu</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 15:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costi per la collettività]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Secondo alcune associazioni ambientaliste, per compensare le risorse che verrebbero a mancare a seguito dell’abolizione dell’Imu si potrebbero tassare le rendite frutto degli interventi speculativi nel settore dell’eolico e del fotovoltaico. Italia Nostra, il Comitato per la Bellezza, Amici della Terra, Comitato nazionale del Paesaggio, Mountain Wilderness, Comitato nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico in Aree [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Secondo alcune associazioni ambientaliste, per compensare le risorse che verrebbero a mancare a seguito dell’abolizione dell’Imu si potrebbero tassare le rendite frutto degli interventi speculativi nel settore dell’eolico e del fotovoltaico.</p>
<p>Italia Nostra, il Comitato per la Bellezza, Amici della Terra, Comitato nazionale del Paesaggio, Mountain Wilderness, Comitato nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico in Aree Verdi e Lipu sostengono che l’attenzione andrebbe concentrata su quelle imprese che, pur nel colmo di una crisi acutissima, ‘portano a casa e talvolta trasferiscono all’estero enormi profitti lucrati grazie agli incentivi più alti del mondo assegnati negli anni passati all’eolico e al fotovoltaico industriali’.</p>
<p>La proposta parte anche dalla constatazione che ‘in Italia le rinnovabili elettriche non sono cresciute nel modo misurato e progressivo, in grado di farci raggiungere, con equilibrio ed utilità sociale diffusa, il traguardo fissato dalla Ue per il 2020. Al contrario, sono state date in pasto ad un vero e proprio assalto speculativo, attuato anche attraverso veri e propri ‘colpi di mano’.</p>
<p>Questo assalto – sottolineano le associazioni che sostengono la proposta &#8211; ha portato ad invadere vastissime aree agricole coltivate e a deturpare incontaminati paesaggi montani (in evidente spregio dell’art.9 della Costituzione), scaricando i costi di una incentivazione folle (12 miliardi l’anno) ed ingiustificata sia sotto il profilo del rapporto costi/benefici, sia dal punto di vista degli interessi dell’industria italiana, sulle bollette degli italiani per il prossimo ventennio.&#8221;</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://www.ambienteterritorio.coldiretti.it/tematiche/Energia-Fonti-Rinnovabili/Pagine/Tassarelerenditedeimaxiimpiantieoliciefotovoltaicipercompensarel%E2%80%99Imu.aspx">Coldiretti</a>.</p>
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		<title>Fonti rinnovabili termiche: un’opportunità da non (ri)perdere</title>
		<link>http://www.viadalvento.org/analisi-energetica/fonti-rinnovabili-termiche-unopportunita-da-non-riperdere/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 15:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi Energetica]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Si è tenuta a Milano la Quarta Conferenza nazionale per le rinnovabili termiche, organizzata dagli Amici della Terra in collaborazione con CARTE, Coordinamento delle Associazioni di impresa per le Rinnovabili Termiche e l’Efficienza energetica. Gli atti sono disponibili on line. L’evento, per la prima volta nel capoluogo lombardo, si è svolto il 12 e 13 [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Si è tenuta a Milano la Quarta Conferenza nazionale per le rinnovabili termiche, organizzata dagli Amici della Terra in collaborazione con CARTE, Coordinamento delle Associazioni di impresa per le Rinnovabili Termiche e l’Efficienza energetica. Gli atti sono disponibili on line.</p>
<p>L’evento, per la prima volta nel capoluogo lombardo, si è svolto il 12 e 13 maggio con la partecipazione di un pubblico folto e qualificato ed ha confermato, dai diversi punti di osservazione, che le fonti rinnovabili termiche nel nostro Paese costituiscono una concreta opportunità per uscire in modo virtuoso dalla crisi economica.</p>
<p>Nel corso della prima giornata, dal titolo “Caldo (e fresco) di natura”, relatori e partecipanti alle tavole rotonde hanno fatto il punto sullo sviluppo del mercato delle fonti rinnovabili termiche e valutato l’efficacia della regolamentazione vigente. Rosa Filippini, presidente di Amici della Terra, illustrando il dossier “Rinnovabili termiche a che punto siamo” ha rilevato che le potenzialità di penetrazione delle rinnovabili nei consumi termici sono state costantemente sottostimate dalle previsioni governative e le relative politiche di promozione sempre ritardate o subordinate rispetto a quelle per le rinnovabili elettriche.&#8221;</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://astrolabio.amicidellaterra.it/node/419">l&#8217;Astrolabio</a>.</p>
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		<title>Rinnovabili: metterle al posto sbagliato ci costa 45 miliardi</title>
		<link>http://www.viadalvento.org/analisi-energetica/rinnovabili-metterle-al-posto-sbagliato-ci-costa-45-miliardi/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 08:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi Energetica]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Nello sviluppo delle energie rinnovabili, negli ultimi anni, sono stati fatti molti errori. Costosi. è quanto pensa Siemens, una delle aziende che più hanno guadagnato dalla rivoluzione energetica appena iniziata. Secondo il gigante dell’eolico il problema principale è la localizzazione degli impianti, che ci costerà 45 miliardi in investimenti non necessari entro il 2030. Siemens [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Nello sviluppo delle energie rinnovabili, negli ultimi anni, sono stati fatti molti errori. Costosi. è quanto pensa Siemens, una delle aziende che più hanno guadagnato dalla rivoluzione energetica appena iniziata. Secondo il gigante dell’eolico il problema principale è la localizzazione degli impianti, che ci costerà 45 miliardi in investimenti non necessari entro il 2030.<br />
Siemens ritiene che il risparmio potenziale, mettendo le rinnovabili nel posto giusto, equivale a 4-5 volte l’investimento annuale della Germania in eolico e solare.<br />
Il problema sta tutto nel sistema elettrico europeo, che non era preparato ad accogliere l’enorme potenza rinnovabile installata negli ultimi anni. Ma anche nel fatto che molti impianti sono stati costruiti dove non possono produrre alla massima potenza per questioni climatiche.&#8221;</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://www.greenstyle.it/rinnovabili-metterle-al-posto-sbagliato-ci-costa-45-miliardi-38117.html">GreenStyle</a>.</p>
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		<title>Eolico nei territori di Rete Natura 2000: una sentenza del TAR Puglia</title>
		<link>http://www.viadalvento.org/informazioni-sulleolico-in-puglia/eolico-nei-territori-di-rete-natura-2000-una-sentenza-del-tar-puglia/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 05:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Tar Puglia con la sentenza 674/2013 del 3 maggio scorso si è pronunciato sulla legittimità della normativa regionale pugliese che prevede la non idoneità delle aree ricomprese in zona Natura 2000 ad ospitare impianti per la produzione di energia rinnovabile da aerogeneratori eolici non destinati all&#8217;autoconsumo. Nel caso all&#8217;esame della pronuncia della corte territoriale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il Tar Puglia con la sentenza 674/2013 del 3 maggio scorso si è pronunciato sulla legittimità della normativa regionale pugliese che prevede la non idoneità delle aree ricomprese in zona Natura 2000 ad ospitare impianti per la produzione di energia rinnovabile da aerogeneratori eolici non destinati all&#8217;autoconsumo.  Nel caso all&#8217;esame della pronuncia della corte territoriale che si commenta a venire in rilievo è stato un ulteriore particolare profilo legato agli habitat naturali a tutela della conservazione e riproduzione delle specie avifaunistiche. Habitat naturali già oggetto di specifica tutela normativa mediante l&#8217;individuazione delle zone a protezione speciale denominate &quot;Natura 2000&quot;. Queste zone sono, infatti, oggetto delle previsioni contenute nelle direttive europee 1979/409/CE e 1992/43/CE, in norme nazionali, Dpr 357/1997, ed in specifiche previsioni delle legislazioni regionali.</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href='http://www.alternativasostenibile.it/articolo/il-divieto-di-eolico-nei-territori-di-rete-natura-2000-.html'>Alternativa Sostenibile</a>.</p>
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		<title>No dal Comune di Pontremoli al parco eolico del Cirone</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 18:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il parco eolico del passo del Cirone non si farà. Lo ha deciso il consiglio comunale di Pontremoli; e non servirà neppure il referendum. Niente pale sul crinale dell’Appennino. Il consiglio comunale straordinario si è svolto alla trattoria “Dina” al Molinello ha deciso di inviare alla Regione già da oggi il proprio parere negativo sul [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Il parco eolico del passo del Cirone non si farà. Lo ha deciso il consiglio comunale di Pontremoli; e non servirà neppure il referendum. Niente pale sul crinale dell’Appennino. Il consiglio comunale straordinario si è svolto alla trattoria “Dina” al Molinello ha deciso di inviare alla Regione già da oggi il proprio parere negativo sul progetto Parco Eolico sul passo del Cirone – Groppo del Vescovo presentato dalla ditta svizzera Repower.</p>
<p>Un risultato maturato alla fine di una lunga discussione (quasi quattro ore); decisivo il voto sull’ordine del giorno presentato dal vicesindaco Piercamillo Cocchi (con cui si proponeva di inviare un netto no alla Regione), cui si era unita compatta la minoranza. L’ordine del giorno oltre ad ottenere i voti “attesi” dei quattro rappresentanti dell’opposizione, del vicesindaco e del presidente Paolo Arrighi, ha conseguito il parere favorevole anche del sindaco, Lucia Baracchini, e dell’assessore Gianluca Crocetti, con l’astensione del consigliere Michele Lecchini. Passando quindi con otto voti favorevoli contro i quattro contrari. E non si farà neppure il referendum. &#8220;</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2013/05/19/news/no-al-parco-eolico-del-cirone-1.7091954">Il Tirreno</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Aquila uccisa da torre eolica in Danimarca</title>
		<link>http://www.viadalvento.org/avifauna/aquila-uccisa-da-torre-eolica-in-danimarca/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avifauna e biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Estero]]></category>

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		<description><![CDATA[Un giovane esemplare di aquila è stato trovato ucciso da una torre eolica a Skagen in Danimarca i primi di maggio del 2013.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un giovane esemplare di aquila è stato trovato ucciso da una torre eolica a Skagen in Danimarca i primi di maggio del 2013.</p>
<p><img style="display:block; margin-left:auto; margin-right:auto;" src="http://www.viadalvento.org/wp-content/uploads/2013/05/EagleKill-inDenmark.jpg" alt="EagleKill inDenmark" title="EagleKill-inDenmark.jpg" border="0" width="450" height="300" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Energia verde ed economia nera: investimenti mafiosi nel settore eolico in Italia</title>
		<link>http://www.viadalvento.org/criminalita/energia-verde-ed-economia-nera-investimenti-mafiosi-nel-settore-eolico-in-italia/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 16:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;E’ stato recentemente pubblicato in inglese su ‘Crime Law and Social Change’, una delle più prestigiose riviste internazionali nel settore della criminologia, uno studio dal titolo ‘Green energy and black economy: mafia investments in the wind power sector in Italy’ realizzato da Stefano Caneppele, Michele Riccardi e Priscilla Standridge del centro di ricerca sulla criminalità [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;E’ stato recentemente pubblicato in inglese su ‘Crime Law and Social Change’, una delle più prestigiose riviste internazionali nel settore della criminologia, uno studio dal titolo ‘Green energy and black economy: mafia investments in the wind power sector in Italy’ realizzato da Stefano Caneppele, Michele Riccardi e Priscilla Standridge del centro di ricerca sulla criminalità internazionale Transcrime dell’Università del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Trento:&#8221;</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2013/05/17/energia-verde-ed-economia-nera-investimenti-mafiosi-nel-settore-eolico-in-italia/">Rete della Resistenza dei Crinali</a>.</p>
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		<title>Giustizia amministrativa, si comincia a tutelare il paesaggio?</title>
		<link>http://www.viadalvento.org/giurisprudenza/giustizia-amministrativa-si-comincia-a-tutelare-il-paesaggio/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 16:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Un contributo di Vitantonio Iacoviello: Da un po’ di tempo a questa parte, e per fortuna,si annoverano sentenze a tutela del paesaggio italiano,emesse dalla giustizia amministrativa ai diversi livelli,nonché provvedimenti di amministrazioni accorte e sensibili,finalizzati anch’essi alla tutela dei Beni culturali. Recentemente tre dispositivi,le sentenze 225/2013 del Tar Emilia Romagna,e le n° 1562 e 1783,entrambe [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un contributo di Vitantonio Iacoviello:</em></p>
<p>Da un po’ di tempo a questa parte, e per fortuna,si annoverano sentenze a tutela del paesaggio italiano,emesse  dalla giustizia amministrativa ai diversi livelli,nonché provvedimenti di amministrazioni accorte e sensibili,finalizzati anch’essi alla tutela dei Beni culturali.<br />
Recentemente tre dispositivi,le sentenze 225/2013 del Tar Emilia Romagna,e le n° 1562 e 1783,entrambe dello stesso 2013,emesse dal Consiglio di Stato,si occupano dell’impatto derivante dai grandi impianti industriali per la produzione di energia da fonti rinnovabili.<br />
Come prima osservazione,va detto che viene ribadita la assoluta necessità,pena la illegittimità dell’atto,che i pareri delle Soprintendenze ai beni culturali siano espressi in sede di conferenza dei servizi appositamente convocata.</p>
<p><span id="more-9871"></span><br />
Questo aspetto,di fondamentale importanza per i riflessi anche legali che comporta, viene spesso sottovalutato,probabilmente perché le soprintendenze sono oberate dal lavoro derivante dalla gran mole di progetti che sono chiamate ad esaminare,con organici e mezzi quantitativamente inadeguati.<br />
Nel merito dell’esame istruttorio,la 225 ,con esplicito riferimento alle linee guida governative,chiarisce che non basta accertare il rispetto asettico delle distanze o dei limiti imposti,ma che bisogna valutare l’impatto, soprattutto quello visivo,impianto-Bene culturale (non necessariamente vincolato,viene chiarito),e che l’indagine va estesa ad una distanza pari a ben 50 volte l’altezza totale sostegno-pala.<br />
La sentenza 1783 del Consiglio di Stato riforma una sentenza del TAR Calabria che dava ragione ad una ditta eolica nel ricorso contro il diniego della compatibilità ambientale e,con riferimento all’istruttoria tecnica degli organi decisori ,”da atto che la valutazione d impatto ambientale era stata (correttamente si comprende dal testo&#8230;) effettuata sulla base di una valutazione di natura complessa&#8230;”,e che “l’insediamento eolico si colloca infatti su un sito caratterizzato da aree di attenzione” di tipo  naturalistico,ambientale,agrario,archeologico, storico e architettonico.<br />
Concetto,quello della valutazione complessiva indipendentemente dai vincoli, ripreso dalla sentenza 1562/2013 del Consiglio di Stato,che dichiara sì illegittimi i pareri emessi fuori dalla conferenza dei servizi,ma che nel contempo entra nel merito degli stessi e che,a proposito delle emergenze archeologiche dell’area interessata,afferma che esse, “se pure non considerate in un formale provvedimento di vincolo,nondimeno evidenziano l’interesse dello Stato ad una sollecita tutela,anche prima ( ed eventualmente in funzione) dell’imposizione di uno specifico vincolo,e ad una più attenta considerazione,resa, a ben vedere ancora più necessaria proprio dall’assenza di una tutela formalizzata con specifici provvedimenti”!<br />
Non è dunque il caso di prestare da subito la massima attenzione alle “aree di interesse” sulle quali hanno concentrato al propria attenzione gli eolici?<br />
Non è il caso di bocciare inesorabilmente,a vantaggio della collettività  attuale ma soprattutto futura,i progetti che prevedono pale eoliche nelle “aree di interesse” ed in quelle contermini così come stabilito dalle linee guida e così come la magistratura,correttamente interpretando queste, praticamente suggerisce?<br />
Ma soprattutto, non è il caso di scoraggiare con forte tassazione la rendita da grandi impianti e puntare decisamente sulla microproduzione,con benefici spalmati sull’intera popolazione?</p>
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		<title>Cartolina da Riparbella</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 07:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo di Paolo Fior sull&#8217;eolico in Toscana: &#8220;Lo scorso fine settimana sono stato in Val di Cecina su invito di un gruppo di cittadini che ha dato vita alla lista civica Insieme Per Cambiare Riparbella. Tra poco meno di due settimane si terranno le elezioni amministrative e la lista civica ha organizzato una serie [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo di Paolo Fior sull&#8217;eolico in Toscana:</p>
<blockquote><p>&#8220;Lo scorso fine settimana sono stato in Val di Cecina su invito di un gruppo di cittadini che ha dato vita alla lista civica Insieme Per Cambiare Riparbella. Tra poco meno di due settimane si terranno le elezioni amministrative e la lista civica ha organizzato una serie di incontri pubblici con esperti chiamati da fuori per confrontarsi su alcuni temi cruciali per un Comune in cerca di rilancio dopo anni di non-amministrazione. Recupero urbanistico, territorio, rifiuti, sostenibilità, affaire eolico, turismo, agricoltura…<br />
Ho conosciuto persone simpatiche, preparate, con una grande carica di energia positiva coniugata alla volontà di coinvolgere tutto il paese nella scelta delle priorità e nelle decisioni. Insomma, un netto cambio di stile rispetto alla passata amministrazione di centrosinistra le cui scelte – talvolta così platealmente autolesioniste da parere eterodirette – sono state spesso imposte ai cittadini senza tante discussioni.<br />
Nonostante l’opposizione di molti riparbellini, appena sopra le case è sorto il nuovissimo impianto eolico industriale realizzato da Agsm Verona di cui ho già scritto in passato. Ho dunque accettato di buon grado l’invito della lista IPC Riparbella per rendermi conto di persona dell’impatto delle torri sul paesaggio, allargando lo sguardo a tutta la Val di Cecina, che è una zona di assoluto pregio paesistico, naturalistico e storico-architettonico (si pensi a Volterra, che dista pochi chilometri da Riparbella e domina l’intera valle).&#8221;</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://www.cronache.org/cartolina-da-riparbella/#more-3981">Cronache.org</a>.</p>
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		<title>Ambiente, un mega parco eolico nella Stonehenge del Salento</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 07:48:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Pensavano di poter continuare a dormire tra gli ulivi, le ninfe e i fanciulli di ovidiana memoria che molti secoli fa danzavano tra le rocce nel paese dei Messapi. E gli ambientalisti del Salento si illudevano di non veder mai realizzato il mega-parco eolico progettato sulle colline tra Giuggianello, Minervino e Palmariggi, a poca distanza [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Pensavano di poter continuare a dormire tra gli ulivi, le ninfe e i fanciulli di ovidiana memoria che molti secoli fa danzavano tra le rocce nel paese dei Messapi. E gli ambientalisti del Salento si illudevano di non veder mai realizzato il mega-parco eolico progettato sulle colline tra Giuggianello, Minervino e Palmariggi, a poca distanza dalla superstrada che collega Maglie a Otranto. Sognavano, appunto. Perché il parco, dopo anni di battaglie a colpi di carta bollata, si farà.</p>
<p>Dopo decine di ricorsi e sentenze la parola definitiva è stata scritta dal Tribunale civile di Lecce, che, tra le righe del provvedimento con cui ha confermato il sequestro da 4 milioni e mezzo di euro alla società Maestrale Green Energy, ha ribadito la legittimità di tutte le autorizzazioni ottenute dalla Wind Service, prima ideatrice dell&#8217;opera. Dando sostanzialmente il placet all&#8217;innalzamento delle 20 torri alte 125 metri. Con buona pace delle ninfe e dei fanciulli. E di chi per anni si è battuto per preservare dallo scempio questa Stonehenge italiana. E con evidente soddisfazione degli imprenditori di Galatina, titolari della Wind Service che sullo sfruttamento del famoso vento salentino hanno puntato tutto.&#8221;</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/05/14/news/eolico-58775400/#commenta">Repubblica Bari</a>.</p>
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		<title>Salice salentino e primitivo di Manduria, fronte comune contro l’eolico</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 11:24:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Lasciateci fare i contadini, consentiteci di continuare ad amare la nostra terra, i nostri alberelli, i nostri olivi e voi diventate il nostro baluardo di legalità’. Angelo Maci, Presidente di Cantine Due Palme e del Consorzio di Tutela del Salice salentino, continua la sua battaglia contro il pericolo eolico e lancia ancora un appello alle [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Lasciateci fare i contadini, consentiteci di continuare ad amare la nostra terra, i nostri alberelli, i nostri olivi e voi diventate il nostro baluardo di legalità’. Angelo Maci,  Presidente di Cantine Due Palme e del Consorzio di Tutela del Salice salentino, continua la sua battaglia contro il pericolo eolico e lancia ancora un appello alle istituzioni locali e regionali.</p>
<p>Lo fa con la preoccupazione, sincera e reale, di chi è preoccupato dell’invasione di pale eoliche nelle terre del Salice salentino e del primitivo di Manduria. Terre di conquista per le aziende del rinnovabile, con in cantiere due progetti per altrettanti parchi eolici. Pale a ridosso di viti e alberelli. Pale che minacciano la tradizione, la cultura e l’economia dell’area più produttiva del settore vitivinicolo regionale.&#8221;</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://www.trnews.it/2013/05/11/salice-salentino-primitivo-di-manduria-fronte-comune-contro-leolico/12342135/">TR News</a>.</p>
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		<title>Eolico e fotovoltaico senza criteri e regole un disastro per l’ambiente</title>
		<link>http://www.viadalvento.org/informazioni-sulleolico-in-basilicata/eolico-e-fotovoltaico-senza-criteri-e-regole-un-disastro-per-lambiente/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 08:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi Energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo di Vitantonio Iacoviello apparso sulla rivista culturale lucana Decanter: Mi affascinava sempre, nel territorio agricolo della mia Lavello, la vista di quelle ruote alettate che, innalzate su tralicci di ferro alti intorno a dieci metri, ruotavano cigolanti, così come mi rallegravano gli sbuffi di acqua che sgorgavano alla base ed andavano a riempire [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un articolo di Vitantonio Iacoviello apparso sulla rivista culturale lucana Decanter:</em></p>
<p>Mi affascinava sempre, nel territorio agricolo della mia Lavello, la vista di quelle ruote alettate che, innalzate su tralicci di ferro alti intorno a dieci metri, ruotavano cigolanti, così come mi rallegravano gli sbuffi di acqua che sgorgavano alla base ed andavano a riempire la vasca presso la quale animali ed umani aspettavano il loro turno.<br />
“Ing. Raimondo Vivarelli” leggevo alla base di questi impianti che, insieme con le casette ( casotte le chiamavamo e le chiamiamo ancora, chissà perché ) costruite dall’Ente Riforma negli anni Sessanta, avevano,nell’arco di pochissimi anni, trasformato il paesaggio della mia infanzia, caratterizzato da un complesso monastico di inizio secondo millennio, da numerose masserie che poi sono state vincolate come beni storico-architettonici e da fresche festose acque sorgive che si abbracciavano e si fondevano in valloni ricchi di alberi e di erbe di ogni specie.<br />
La trasformazione alla quale assistevo quando a piedi andavo da una masseria all’altra, attraverso i valloni della Foresta e del Lampeggiano, alla ricerca di origano, funghi, o erbette di ogni specie, appariva in continuità e in sintonia con l’alleanza territorio-mondo contadino: le casotte avevano incrementato la presenza stabile di chi aveva cura della terra e ne traeva sostentamento e le torri di ferro miracolosamente fornivano sul posto acqua della quale prima ci si approvvigionava con gli asini trasportandola dai pozzi e dalle sorgenti di cui la zona è ricca.<span id="more-9862"></span>Se quel modello di sviluppo agrario abbia funzionato oppure no è tutt’altro discorso. Resta il fatto che il tentativo venne fatto a beneficio della gente dei luoghi e soprattutto senza stravolgere irrimediabilmente territori e paesaggi i quali, finita la funzione delle pompe a vento, rimossi i tralicci, sono tornati com’erano.<br />
Un altro fatto resta: dopo qualche decina di anni quelle miniaziende agricole, temporaneamente abbandonate perché non ci si ricavava il reddito necessario a una famiglia e perché troppo isolate, sono tornate a rivivere, i fabbricati sono utilizzati e in qualche caso i proprietari vi abitano stabilmente<br />
In quelle stesse zone, così come purtroppo in tantissime altre, soprattutto nell’Italia meridionale, oggi si vorrebbe imporre quello che viene presentato addirittura come un nuovo modello di sviluppo, legato alla produzione di energia elettrica tramite schiere di pale eoliche, che si sono sostituite alle antiche pale del sollevamento dell’acqua, o di pannelli fotovoltaici.<br />
Ma chi ha scelto per noi cittadini di Basilicata questo presunto nuovo modello di sviluppo? E a beneficio di chi? E con quali conseguenze sullo stato dei luoghi? Ovvio che non è in discussione l’impegno mondiale di minimizzare le emissioni di CO2, ma tale proposito avrebbe dovuto e potuto effettivamente incentivare anche un vero nuovo modello di sviluppo, legato però alla ricerca di meccanismi produttivi capaci di conciliare, armonizzare e portare a sinergia tutta una complessa serie di elementi interagenti e tendenti all’obbiettivo prefissato.<br />
Così non è stato, perché a monte, a livello globale e poi a scendere ai livelli nazionali e regionali, si è incentivata la produzione di energia da fonti rinnovabili, e solo quella, senza preoccuparsi minimamente di studiarne e di controllarne gli effetti distorcenti e soprattutto senza preoccuparsi in concreto di subordinare la pioggia di incentivi, oltre che al raggiungimento delle quote di energia<br />
prodotta da fonti rinnovabili sul totale, alla grande opportunità di fare dell’intera operazione il volano di uno sviluppo che si rivelasse equo dal punto di vista economico.<br />
Non essendo stati finalizzati gli incentivi alla ricerca, al risparmio e all’efficienza in campo energetico, alla crescita equa e allo sviluppo armonico, chi prima ha capito il grande affare ha approfittato dell’assenza di indirizzi e si è lanciato nella produzione di grandi impianti eolici e fotovoltaici solamente a fini di lucro. L’abbraccio fra grandi produttori e finanzieri, ma probabilmente anche fra progettisti di grandi impianti e “sviluppatori”, ha poi costituito una grande armata che si è infiltrata nelle istituzioni e nei partiti, assediandoli e, nel migliore dei casi, togliendo loro lucidità in nome delle paroline magiche “green economy”. Nella trappola sono finite (solo per non aver compreso?&#8230;) anche associazioni ambientaliste e singole personalità che non hanno saputo o voluto soffermarsi sui tre interrogativi, abbracciando acriticamente, fra l’altro, la tesi che i grandi impianti fotovoltaici ed eolici comportano grande incremento dell’occupazione. Quello che è certo è che in Puglia sono stati sequestrati campi fotovoltaici perché sfruttavano vergognosamente il lavoro di extracomunitari e per quanto riguarda l’eolico, studiando uno dei progetti presentati su Lavello dalla Novawind, ho letto che nel mondo l’occupazione creata dall’eolico pochissimi anni fa era di 200.000 unità&#8230;cifra strabiliante,vero?&#8230;complessivamente nel mondo!<br />
Di queste unità, ci informa sempre la Novawind,il 37% concerne la produzione ( e sappiamo bene in quale parte del mondo si producono prevalentemente le pale,non certo in Italia),il 22% la fabbrica componentistica,il 16% gli sviluppatori dei progetti( occupazione non certo a vantaggio locale).<br />
Per il restante 25% non è dato sapere, ma si presume sia per manodopera specializzata, tecnici specialisti del montaggio, della manutenzione, della cantieristica e similare, alle strette dipendenze dell’azienda.<br />
Quello che gli eolici acquistano sul posto è cemento e quello che offrono come lavoro è manodopera di non elevato livello e limitatamente alla durata dei lavori di costruzione. Dopo questa fase, ci fa sapere un’altra azienda eolica il cui progetto ho studiato, verrà affidata ad aziende locali la&#8230;pulizia delle stradine con le quali viene graffiato il territorio. Ancora,nei progetti eolici si legge “ questo impianto produrrà energia elettrica sufficiente per migliaia di famiglie”&#8230; che vuol dire? Non certo quello che il cittadino qualsiasi, anche colto, capisce. Non dicono correttamente che in realtà neppure un kw di energia prodotta resterà sul posto, anche se l’impianto produrrà energia elettrica che, se fosse destinata alla collettività locale, a quella che subisce la devastazione dell’ambiente circostante, soddisferebbe le esigenze di migliaia di famiglie.<br />
Senza contare,per altro,che il consuntivo abilmente proposto si riferisce a “famiglie” intese come mero consumo ad esse circoscritto, escluso quindi tutto quello che in una città costituita da queste famiglie vi circola intorno ( per es. ascensori, ospedali, negozi, centri –servizi,illuminazione pubblica, uffici ecc.).<br />
Quella energia prodotta ( non parliamo poi del fatto che trattasi di energia che non risponde ad una domanda, ma solo alla disponibilità della fonte in quel momento&#8230;) viene immessa nella rete nazionale, pagata al titolare dell’impianto, trasportata dove serve,molto lontano da una povera terra come la Basilicata, con grandissime perdite di carico durante il trasporto, che poi, in termini economici, devono per forza gravare sulla bolletta elettrica del consumatore, così come gli incentivi concessi (o forse sarebbe meglio definirli sussidi?)<br />
Per questo il ministro Clini, immediatamente seguito anche dai nostri governanti a livello regionale, ha detto che occorre produrre là dove si consuma. Peccato che ai proclami non siano seguiti mutamenti di rotta coerenti&#8230;<br />
Altre e più importanti ragioni avrebbero dovuto far propendere per l’incentivazione del risparmio, della efficienza, della produzione di energia là dove la si consuma, con installazioni sui tetti di condomini recenti,di capannoni, su aree cementificate, al servizio diretto di aziende e singoli cittadini, con piccoli impianti per l’autoconsumo, da situare lontano da zone quali edifici e centri storici o manufatti e siti di interesse culturale e paesaggistico.<br />
La prima di queste ragioni è l’equità, la seconda è lo stimolo alla nascita di piccole aziende locali di costruzione e di installazione, la terza è la salvaguardia dell’immensa ricchezza costituita dal patrimonio ambientale, culturale, paesaggistico ed economico dei territori italiani. E tutte queste ragioni sono pienamente coerenti con gli obiettivi di “decarbonizzazione” del sistema nazionale come dimostrabile con dati incontrovertibili.<br />
Qualcuno ha scelto per noi, scientemente o omettendo di ragionare e vigilare, di non imboccare altre strade che ci avrebbero consentito e che ci consentirebbero ancora di mettere insieme opportunità di uscita dalla crisi, riduzione dei gas serra e buona custodia di quei beni ambientali che i nostri padri hanno lasciato in prestito a noi e che noi abbiamo il dovere di lasciare ai nostri figli.<br />
Qualcuno ha scelto di affidare il futuro dei nostri territori, del nostro sviluppo (?) a “benefattori” che per farsi approvare i progetti arrivano anche a non descrivere correttamente i nostri luoghi ( si documenti personalmente il lettore cliccando su Google le parole “così cambia il territorio con l’eolico”) facendoli apparire di poco pregio e quindi meritevoli addirittura di essere “migliorati” con le loro pale.<br />
C’è da sperare che le politiche di governo del territorio, a livello comunale, regionale e nazionale, corrano ai ripari per salvare il salvabile e invertano la rotta, attraverso una pianificazione dell’uso del territorio e una politica degli incentivi più coerenti, rafforzando i controlli preventivi, rimuovendo le norme finora emanate le quali, magari involontariamente, favoriscono la speculazione.</p>
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		<title>Il malaffare</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 13:06:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo di Rosa Filippini apparso su &#8220;L&#8217;Astrolabio&#8221;, la newsletter degli Amici della Terra. I beni, le società e i capitali sono stati sequestrati in quanto apparterrebbero a mafiosi ma l’attività che ha permesso a questi mafiosi di cumularli è invece, perfettamente legale e rientra fra quelle, da tutti osannate, della “green economy”. La più [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo di Rosa Filippini apparso su &#8220;L&#8217;Astrolabio&#8221;, la newsletter degli Amici della Terra.</p>
<p><em>I beni, le società e i capitali sono stati sequestrati in quanto apparterrebbero a mafiosi ma l’attività che ha permesso a questi mafiosi di cumularli è invece, perfettamente legale e rientra fra quelle, da tutti osannate, della “green economy”.</em></p>
<p>La più grande confisca di beni della mafia operata dalla magistratura (un miliardo e trecento milioni di euro) riguarda Vito Nicastri, il re dell’eolico da Roma in giù. Certo, la vicenda non autorizza a stabilire un’equivalenza fra installatori di pale, sostenitori dell’eolico e mafia. Ci mancherebbe, non ci piacciono le generalizzazioni e i continui bla-bla-bla sulle ecomafie. Anche perché, in questo caso, i beni, le società e i capitali sono stati sequestrati in quanto apparterrebbero a mafiosi ma l’attività che ha permesso a questi mafiosi di cumularli è invece, perfettamente legale e rientra fra quelle, da tutti osannate, della “green economy”. La sua speciale redditività è stata reclamata da interi parlamenti e confermata negli anni da tre diversi governi.</p>
<p>Dunque, le generalizzazioni non si possono fare ma, sulla politica energetica e ambientale, si possono dire molte cose che in troppi, nelle istituzioni, nei media e nella società, non vogliono sentire. Vediamole.</p>
<p><span id="more-9861"></span> </p>
<p>- Stabilire per legge incentivi che assicurano rendite miliardarie a produttori di alcune energie rinnovabili è un modo sicuro per favorire la penetrazione del crimine organizzato nei relativi comparti. Il ministro Clini, a pochi mesi dalla nomina, prima di convertirsi del tutto alla Green Economy di Edo Ronchi, aveva dichiarato in modo molto efficace: “Grazie agli incentivi questi produttori in questi anni hanno avuto rendimenti che neanche gli spacciatori di droga”. Dopo questa diagnosi, il Governo ha azzerato o indirizzato altrove gli incentivi? No, ne ha disposto di nuovi per gli stessi comparti fino a tutto il 2015 e per una durata di 15/20 anni.</p>
<p>- Sottrarre alla competizione del mercato la produzione di energia elettrica rinnovabile, stabilendo priorità di dispacciamento e obblighi di acquisto da parte del GSE, il gestore dei servizi di energia, anche per l’energia non immessa in rete, crea una classe di imprenditori irresponsabili, che non devono confrontarsi col rischio d’impresa ma hanno profitti assicurati dallo Stato per 15/20 anni. Anche senza evocare la mafia, questi privilegi sono particolarmente iniqui in periodo di grave crisi economica ed è odioso che siano trascurati dalla grande informazione, noti solo agli specialisti.</p>
<p>- Gli imprenditori dell’eolico e del fotovoltaico a terra sono convinti di essere inattaccabili in quanto protagonisti di una missione salvifica per l’umanità. Infatti, mentre tutta l’Italia subisce i ricorsi contro ogni tipo di opera pubblica o privata da parte degli innumerevoli comitati Nimby, queste imprese, nei pochi casi in cui qualcuno osa contestarle, possono contare sulla difesa di ufficio da parte di alcune fra “le grandi associazioni ambientaliste”. Proprio ieri, i responsabili di Legambiente di Abruzzo e Molise hanno reagito ad una sentenza del Tar del Molise contro un impianto offshore da 162 MW al largo di Termoli con queste parole vagamente minacciose:”È stata una scelta miope, quella delle amministrazioni che hanno fatto ricorso contro un progetto di energia pulita a 8 km dalla costa e ipocrita da parte di chi oggi si fa paladino dell&#8217;ambiente ma continua a dare autorizzazioni per villette e porti turistici che stanno distruggendo le coste abruzzesi e molisane&#8221;. Come dire: siccome avete fatto villette e porti turistici, adesso beccatevi anche le pale e zitti!</p>
<p>- Non considerare con sufficiente attenzione il problema del consumo di territorio pregiato (montano o costiero nel caso dell’eolico, agricolo nel caso del fotovoltaico) ha contribuito a danneggiare in modo gravissimo il paesaggio e il patrimonio naturale di molte zone in Italia, in particolare nel Sud, dove le popolazioni dei territori marginali sono più indifese.</p>
<p>- La frammentazione delle società che operano nel comparto ha consentito alla criminalità organizzata di proporre con successo i propri servigi speciali nel controllo del territorio. L’imprenditore eolico (o fotovoltaico) quasi non esiste. In gran parte, pale e pannelli li importiamo; in Italia ci sono solo “sviluppatori”, “facilitatori”, installatori, venditori e acquirenti chiavi in mano. ”Palazzinari dell’energia” li definimmo qualche anno fa, agli inizi di questa storia, scandalizzando gli ambientalisti conformisti. Ora, dopo la notizia degli arresti, anche Legambiente Sicilia dice di aver sempre chiesto l’abolizione della figura dello “sviluppatore”. Deve averlo fatto a bassa voce però, perché non ce ne siamo accorti. Non deve essersene accorta nemmeno Legambiente nazionale, visto che di “sviluppatori eolici” è piena l’Anev, l’associazione dei produttori di energia eolica (compreso Oreste Vigorito, arrestato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata nel 2009 insieme a Nicastri, che non era ancora il re dell’eolico ma era avviato bene), con cui Legambiente continua a fare un’attività agguerrita di lobby e a sottoscrivere appelli pubblici congiunti. In uno di questi, il vice-presidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, un paio di mesi fa, lamentava “effetti distruttivi” per il settore a causa delle nuove regole, appena più severe, decise dal Ministero per lo sviluppo economico: &#8220;Purtroppo è stato confermato quanto associazioni e imprese avevano detto con chiarezza ai Ministri Romani e Passera (…) Ora si deve cambiare sistema per dare un futuro all&#8217;eolico nel nostro Paese&#8221;.</p>
<p>- Non aver interrotto con maggior decisione il flusso di incentivi che, già oggi, pesa sulle bollette per oltre 10 miliardi di euro all’anno, e aver invece concesso che il prelievo arrivi fino a 12,5 miliardi per i prossimi vent’anni, non ha placato le pretese dei paladini di eolico e fotovoltaico. Anzi. In un documento comune, in occasione delle recenti elezioni e della consultazione con il pre-incaricato Bersani, Legambiente, WWF e Greenpeace inducono anche Fai, Cai, e Touring Club a protestare che “nell’ultimo periodo si è messo mano agli incentivi per le rinnovabili in modo assolutamente sconsiderato, generando incertezza per gli investimenti e mettendo a rischio il settore”. Sono certa che Fai, Cai e Touring Club non avevano idea, al momento della firma, delle dimensioni e delle caratteristiche degli investimenti difesi con tanta foga. Ma, proprio per questo, non farebbero meglio ad essere più cauti?</p>
<p>L’invito alla cautela vale per tutti, innanzitutto per i media e le istituzioni che, dopo quello che è successo non possono più cadere dal pero di fronte alla sfrontatezza dei lobbisti. Il giorno dopo il sequestro dei beni di Nicastri, Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia, in un video diffuso da “Repubblica TV”, ha dichiarato: “non siamo sorpresi, siamo semmai soddisfatti che la magistratura siciliana abbia individuato il pezzo più grosso del rapporto fra la mafia e le rinnovabili. Ora ci auguriamo che il governo Crocetta possa riprendere a investire e ad agevolare gli investimenti sulle rinnovabili in Sicilia”.</p>
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		<title>Il grande bluff dei parchi eolici</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 13:03:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
				<category><![CDATA[Basilicata]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo di Vitantonio Iacoviello apparso sul Quotidiano della Basilicata del 3 aprile 2013<br />
IL Dipartimento Ambiente della nostra regione ha bocciato la sottostazione ubicata in territorio di Montemilone,presso la quale  77 pale eoliche previste in una zona di altissimo pregio dell’agro di Lavello,tramite cavidotti interrati fuori legge in quanto ubicati in aree definite non idonee dalla legge regionale n° 1/2010,avrebbero conferito l’elettricità prodotta. Una della aziende, la Novawind,che voleva piazzare ben 28 pale, ha comunicato di rinunciare all’iniziativa,ufficialmente per tale bocciatura.<br />
Le altre aziende non hanno ancora rinunciato al loro proposito,nonostante che per conferire l’energia prodotta dovrebbero adesso trasportarla a Melfi costruendo quasi venti chilometri di cavidotti interrati ( più quelli interni aerogeneratore-centro collettore),a tratti in zone vietate dalla legge regionale citata nonostante che la stessa (PIEAR punto 1.2.1.6.) prescriva che “L’ubicazione dell’impianto deve essere il più vicino possibile al punto di connessione alla rete di conferimento dell’energia in modo tale da ridurre l’impatto degli elettrodotti interrati di collegamento”.<br />
Perché non vi hanno ancora rinunciato? Perché insistono nonostante sia ormai evidente che i loro progetti sono improponibili e pieni di “imprecisioni” e forzature inaccettabili che ho più e più volte denunciato,così come in tanti abbiamo denunciato il fatto che in realtà l’eolico industriale conviene solo ai proponenti? Prova ne sia il fatto che  in questo caso non fanno una piega a sobbarcarsi l’onere di 20 chilometri di cavidotti.  Ma quanto guadagnano in realtà,a spese della collettività ed al prezzo di distruggere per sempre un bene comune quale il paesaggio lucano?</p>
<p><span id="more-9860"></span><br />
Le varie aziende interessate prevedono di posizionare le pale e le parti componenti l’impianto eolico in modo tale da non rispettare la  prescritta distanza minima di mille metri dai tanti Beni culturali,quali aree archeologiche,masserie vincolate,paesaggi incantevoli,complessi storico-religiosi,antiche vestigia,presenti nella zona,a proposito della quale l’ex sindaco di Lavello ( nota prot. n° 9165/2011) dice che “è sì una zona pregevole dal punto di vista paesaggistico ma non è inclusa nelle zone che il PIEAR esclude dalla possibilità di realizzare impianti eolici&#8230;”. Punti di vista,tutto dipende da come si vuol leggere la disposizione e dall’accuratezza dell’istruttoria&#8230;Resta la condivisione del pregio paesaggistico,però!<br />
In  particolare la mia attenzione viene attratta da alcune pale della Inergia, situate proprio sui bordi dell’area interdetta ed in prossimità,anzi a ridosso di valloni fondamentali per la caccia,la nidificazione ed il transito di numerose specie avifaunistiche protette,quali il falco grillaio la cui presenza è ormai molto ben documentata. Perché mai,mi chiedo, non le si sposta così da rispettare almeno in parte la legge? Solo in parte perché comunque i cavidotti interrati la violerebbero,dato che sventrerebbero un importante bacino archeologico( si leggano le relazioni archeologiche prodotte dalle stesse aziende!). Perché non le si sposta di quanto necessita per renderle compatibili, ai sensi del PIEAR e del vivere civile,con la preesistenza di abitazioni sul posto?<br />
Perché si insiste su questa zona da sempre interessata da incendi  e dunque interdetta per legge,incendi che sono nella memoria storica collettiva e rilevabili sicuramente dagli schedari di Forestale e Vigili del fuoco e la cui entità e frequenza aumenterebbero a causa delle costruende e/o ampliande stradine di servizio?<br />
Non trovo ragioni logiche,ma sono incuriosito dal fatto che alcune delle aree sulle quali sono materialmente situate le pale vengono classificate nel piano di esproprio, ai fini del ristoro economico,come seminativo,seminativo irriguo e orto irriguo e dunque di un certo pregio. Incuriosito anche dal fatto che nella relazione progettuale SIA-SNT,a pag.16,si legge che la zona è a basso reddito agricolo e che anche per questo è stata scelta come sito per l’impianto eolico,continuo a non capire&#8230; Perché posizionarle proprio qui,contro ogni logica ed ogni indicazione di legge,contro le linee guida nazionali?<br />
Perché,ancora,  la passata amministrazione comunale di Lavello non si è mai opposta a questo progetto,assurdo come altri dello stesso tipo? Io non lo so,prendo solo atto di alcuni fatti,fra i quali:<br />
-La   caparbietà con la quale sindaco ed amministrazione passati non hanno mai approvato il piano di zonizzazione acustica che avrebbe impedito automaticamente la realizzazione di questi scempi,in un’area riconosciuta “pregevole dal punto di vista paesaggistico”.<br />
-La carente istruttoria fatta dal comune di Lavello,ente che più di ogni altro conosce la realtà dei luoghi, su tutti i progetti eolici presentati.<br />
-La mancanza di “un’analisi delle possibili ricadute sociali,occupazionali ed economiche dell’intervento a livello locale&#8230;”,analisi accurata ovviamente,analisi prescritta da disposizioni regionali e nazionali.<br />
-  La mancanza di alcuni fondamentali requisiti che le linee guida,alla parte IV, segnalano come elementi per una valutazione positiva del progetto,quali il “riutilizzo di aree già degradate”,” l’integrazione dell’impianto nel contesto delle tradizioni agroalimentari locali e del paesaggio rurale,sia per quanto attiene alla sua realizzazione che al suo esercizio”,e soprattutto del requisito che prevede “ il coinvolgimento dei cittadini in un processo di comunicazione e informazione preliminare all’autorizzazione e realizzazione degli impianti&#8230;”.<br />
Quanti cittadini di Lavello sanno oggi   che potrebbero essere sommersi da pale e che queste potrebbero essere realizzate nella loro contrada più pregevole? Quanti di loro sono a conoscenza dei grandi danni,non solo economici,che deriverebbero loro dall’avere una pala in prossimità della zona che frequentano per lavoro od altro?Quanti hanno realizzato cosa vedranno da Lavello? Quanti sanno che i luoghi dei loro avi saranno distrutti per sempre? Pochissimi,e non certo informati dalle pubbliche amministrazioni né dai benefattori dell’eolico!<br />
-Il mancato rispetto della norma sancita dalle linee guida nazionali, norma che impone di “ fotografare il territorio nei suoi aspetti più significativi”.<br />
-Il molto insufficiente rispetto della norma,anche della buona progettazione,che prevede l’aggiornamento di tutta la cartografia.<br />
-L’arrovellarsi,l’arrampicarsi sugli specchi,circa la visibilità da Lavello ( addirittura dal museo di Lavello,come se questo fosse un punto di vista privilegiato&#8230;un museo chiuso al pubblico!) delle tante pale alte quanto grattacieli di cinquanta piani.<br />
-A merito delle loro pale,dicono che esse “intaccheranno la monotonia delle vegetazioni”.Vegetazioni,e di questo solo io mi accorgo evidentemente,di pregio,costituite da giardini,parchi di rimboschimenti,vigneti,oliveti, bietole,pomodori, frutti antichi,splendi campi di farro,ogni tipo di cereali,campi dei quali molti in biologico,campi trapuntati in primavera dai fiori del colza e delle rape ed in estate dai girasoli ad incastonare case abitate,ruscelli,valloni,aree archeologiche,Beni monumentali&#8230;altro che monotonia&#8230;intaccherebbero uno splendido paesaggio ed una splendida realtà economica.<br />
-&#8230;E&#8230;ci informano&#8230;le loro pale porteranno i turisti!<br />
-&#8230;E,dicono,”all’interno del parco e nelle vicinanze non ci sono abitazioni e/o strade e/o manufatti frequentati correntemente dalla persone”&#8230;e invece, all’interno dell’area d’impianto e nelle vicinanze,per chi voglia vedere,una grande cantina vinicola, un vivaio,un canile, masserie di pregio ed abitate ( tranne Iannuzzi),case,strade,vigneti,ortaggi,frutteti,anche di recente impianto,oliveti ,giardini ,sentieri caratteristici,ecc&#8230;tutti  frequentatissimi.<br />
-Minimizzano gli effetti dovuti alle vibrazioni emesse dagli aerogeneratori,allo sfarfallio,al lancio di frammenti di pala ( calcolano solo la gittata in caso di lancio di pala intera e non anche dei singoli frammenti,in palese violazione delle disposizioni regionali.<br />
Mi sarei aspettato una sonora ed indignata bocciatura da parte dell’amministrazione comunale,e di quella regionale,nella parte politica e tecnica,ma non l’ho ancora vista. Aspetto fiducioso e spero che almeno lo Stato,che ho coinvolto a livello di massime istituzioni, Ministero della Giustizia compreso,  intervenga a proposito delle “imprecisioni” nella descrizione della situazione quo ante,imprecisioni facilmente riscontrabili nel progetto Inergia,così come negli altri, ancora in lizza, che ho avuto modo di studiare.<br />
Alla luce di queste considerazioni ,a ciascuno dei parlamentari eletti,a tutti quelli che si accingono a formare il governo, a tutti quelli che ci amministrano e/o che si candidano  si candidano ad amministrarci ad ogni livello,di centrosinistra, di centrodestra o del movimento 5 stelle che siano,alle associazioni ambientaliste, due semplici domande pongo:  Condividete l’approccio che hanno le aziende eoliche nei confronti dei nostri territori e della nostra dignità? Cos’è per voi la green economy che mettete nei programmi e che sbandierate fregiandovene e senza dare tante spiegazioni a noi comuni mortali?<br />
Le agevolazioni per i grandi impianti industriali con conseguente scempio del paesaggio italiano oppure una sana ed equa politica di risparmio energetico,di miglioramento drastico delle tecniche costruttive degli immobili ai fini energetici ,di fortissima incentivazione a favore di privati,agricoltori,piccola industria ed artigianato per la costruzione di micro impianti per la produzione di energia là dove la si consuma?<br />
E giacché ci siamo, la nuova politica che dite tutti di voler praticare,prevede oppure no che vengano spazzati via vecchi metodi, vecchie furbizie e vecchi ( non per età) politicanti buoni per tutte le stagioni?<br />
A partire dalla salvaguardia dei patrimoni comuni,quali il paesaggio, l’ambiente,la partecipazione vera,non vogliamo più belle parole o slogan urlati nelle manifestazioni,da qualunque parte vengano,vogliamo idee chiare,  impegni precisi,argomento per argomento,azione per azione, e soprattutto comportamenti  limpidi e coerenti. Adesso,non domani,adesso. Se non rispondete ora,domani non lo chiederemo più a voi,perché politicamente non ci sarete più,”vecchi” o “nuovi” che siate.<br />
vitantonioiacoviello@tiscali.it</p>
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		<title>Basta Eolico !!!</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 16:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 16:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Via dal Vento</dc:creator>
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