Giustizia amministrativa, si comincia a tutelare il paesaggio?

Un contributo di Vitantonio Iacoviello:

Da un po’ di tempo a questa parte, e per fortuna,si annoverano sentenze a tutela del paesaggio italiano,emesse dalla giustizia amministrativa ai diversi livelli,nonché provvedimenti di amministrazioni accorte e sensibili,finalizzati anch’essi alla tutela dei Beni culturali.
Recentemente tre dispositivi,le sentenze 225/2013 del Tar Emilia Romagna,e le n° 1562 e 1783,entrambe dello stesso 2013,emesse dal Consiglio di Stato,si occupano dell’impatto derivante dai grandi impianti industriali per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Come prima osservazione,va detto che viene ribadita la assoluta necessità,pena la illegittimità dell’atto,che i pareri delle Soprintendenze ai beni culturali siano espressi in sede di conferenza dei servizi appositamente convocata.


Questo aspetto,di fondamentale importanza per i riflessi anche legali che comporta, viene spesso sottovalutato,probabilmente perché le soprintendenze sono oberate dal lavoro derivante dalla gran mole di progetti che sono chiamate ad esaminare,con organici e mezzi quantitativamente inadeguati.
Nel merito dell’esame istruttorio,la 225 ,con esplicito riferimento alle linee guida governative,chiarisce che non basta accertare il rispetto asettico delle distanze o dei limiti imposti,ma che bisogna valutare l’impatto, soprattutto quello visivo,impianto-Bene culturale (non necessariamente vincolato,viene chiarito),e che l’indagine va estesa ad una distanza pari a ben 50 volte l’altezza totale sostegno-pala.
La sentenza 1783 del Consiglio di Stato riforma una sentenza del TAR Calabria che dava ragione ad una ditta eolica nel ricorso contro il diniego della compatibilità ambientale e,con riferimento all’istruttoria tecnica degli organi decisori ,”da atto che la valutazione d impatto ambientale era stata (correttamente si comprende dal testo…) effettuata sulla base di una valutazione di natura complessa…”,e che “l’insediamento eolico si colloca infatti su un sito caratterizzato da aree di attenzione” di tipo naturalistico,ambientale,agrario,archeologico, storico e architettonico.
Concetto,quello della valutazione complessiva indipendentemente dai vincoli, ripreso dalla sentenza 1562/2013 del Consiglio di Stato,che dichiara sì illegittimi i pareri emessi fuori dalla conferenza dei servizi,ma che nel contempo entra nel merito degli stessi e che,a proposito delle emergenze archeologiche dell’area interessata,afferma che esse, “se pure non considerate in un formale provvedimento di vincolo,nondimeno evidenziano l’interesse dello Stato ad una sollecita tutela,anche prima ( ed eventualmente in funzione) dell’imposizione di uno specifico vincolo,e ad una più attenta considerazione,resa, a ben vedere ancora più necessaria proprio dall’assenza di una tutela formalizzata con specifici provvedimenti”!
Non è dunque il caso di prestare da subito la massima attenzione alle “aree di interesse” sulle quali hanno concentrato al propria attenzione gli eolici?
Non è il caso di bocciare inesorabilmente,a vantaggio della collettività attuale ma soprattutto futura,i progetti che prevedono pale eoliche nelle “aree di interesse” ed in quelle contermini così come stabilito dalle linee guida e così come la magistratura,correttamente interpretando queste, praticamente suggerisce?
Ma soprattutto, non è il caso di scoraggiare con forte tassazione la rendita da grandi impianti e puntare decisamente sulla microproduzione,con benefici spalmati sull’intera popolazione?

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