Il Consiglio di Stato ridimensiona i poteri regionali su rinnovabili e ambiente

Un articolo di Vitantonio Iacoviello apparso su “Il quotidiano della Basilicata” il 11/06/2012:

Sicuramente molto sta facendo discutere la recente sentenza 03039/2012 del Consiglio di Stato,nelle Direzioni regionali e nelle Soprintendenze che fanno capo ai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali, nonché nei Dipartimenti regionali delle Attività produttive e dell’Ambiente .
Sostanzialmente con questa sentenza il Consiglio contesta alla Regione( nel caso particolare trattasi del Molise) il ruolo di Ente egemone nell’ambito delle procedure per il rilascio della autorizzazione unica alla realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Il caso, molto brevemente,era nato dal fatto che la Regione aveva autorizzato degli impianti eolici della Api Nova Energia s.r.l.,e della Inergia s.p.a. ,pur in presenza di parere sfavorevole della Direzione regionale molisana per i beni culturali e paesaggistici.
Alla fine di un lungo contenzioso che sarebbe inutile dettagliare visto che è ben riassunto nella sentenza,contenzioso che aveva anche visto soccombere la Direzione in sede di ricorso al TAR,a quest’ultima il Consiglio di Stato ha riconosciuto ,in quanto Amministrazione statale che deve tutelare i beni culturali e l’ambiente, il diritto di veto ,in pratica,in sede di conferenza di servizi ed il diritto-dovere di opporsi all’inizio dei lavori “indebitamente” autorizzati dalla regione.
Spiega infatti il Consiglio che ,dallo stesso istante in cui,”nella sede propria che è quella della conferenza dei servizi”gli organi dello Stato esprimono parere sfavorevole, la Regione non è più abilitata ad autorizzare ,non ha potere sul vaglio del dissenso qualificato,” se non quello formale di presa d’atto e di conseguente propria conformazione,o procedimentale o sostanziale”.


Rammenta il Consiglio che “l’eventuale superamento del dissenso deve seguire le specifiche norme procedimentali stabilite dall’art.14-quater della l-n°41/90,il quale art,fra l’altro (vale la pena di richiamarlo,a beneficio di amministrazioni che danno pareri,favorevoli o sfavorevoli,senza adeguatamente studiare i progetti ,cosa della quale in ogni momento potrebbero essere chiamate a rispondere in ogni sede),recita” le amministrazioni convocate hanno in sede di conferenza di servizi l’onere di esprimere il proprio motivato dissenso “.Al riguardo ci permettiamo di dedurre anche “il proprio motivato assenso”…”motivato”.
il supremo organo più volte citato si premura di “ricordare che l’interesse paesaggistico ha carattere preminente,perché la tutela del paesaggio è principio fondamentale della Costituzione” e di puntualizzare che “occorre assicurare –pena il sospetto di incostituzionalità- adeguatamente la difesa di questo interesse mediante l’esercizio,ove occorra,di poteri senz’altro interdittivi.
Noi ci permettiamo, per parte nostra, di formulare tre raccomandazioni per gli Enti coinvolti nei procedimenti unici autorizzativi, la prima delle quali è senz’altro quella di avere cura di esprimere formalmente in sede di conferenza il proprio ,sempre motivato e qualificato,assenso o dissenso:è ormai acclarato che è solo in questa sede che hanno valenza…con tutte le conseguenze del caso.
La seconda, rivolta sempre a tutte le amministrazioni coinvolte,è quella di “pretendere” tutti gli elaborati progettuali ,ma proprio tutti , per evidenti ragioni ( per esempio,tutte le amministrazioni devono essere poste nelle condizioni di poter esaminare le relazioni ambientali , il contesto “vero” raffigurato ,le relazioni paesaggistiche , l’inserimento “vero”,nel paesaggio raffigurato nelle sue “vere” valenze ,anche fotografiche degli aspetti più significativi e dei Beni culturali…
La terza ed ultima :Pur comprendendo il super lavoro richiesto a tutte le amministrazioni coinvolte,non si può fare a meno di richiamare le stesse , soprattutto quelle comunali,ad un accurato lavoro di “studio”dei progetti ,all’obbligo che hanno di “verificare” , anche con approfondimenti tecnici ed accurati sopralluoghi, la rispondenza della raffigurazione dei luoghi ,dei parametri “quo ante” ,alla realtà : I Comuni sono gli enti che meglio conoscono il territorio,ed i Sindaci sono i soggetti più vicini all’ambiente e che quindi meglio lo conoscono,e sono i principali soggetti deputati a perseguire la salvaguardia dei patrimoni immobiliari e, soprattutto , della salute e della sicurezza dei cittadini.
Domani ,chiamati a rispondere da chi, organismi o privati, riterrà di aver subito danni,nessuno potrà dire…”non avevo tempo”,…”non avevo i mezzi”,…”non avevo tutte le carte a disposizione per controllare” ,o peggio ancora,”non era mia ma di altri la competenza.
vitantonioiacoviello@tiscali.it

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