Puglia ed energie rinnovabili: alcune considerazioni sul triennio 2008-2010. Un articolo di Giorgio Metafune
Puglia da primato tra le regioni che producono energia elettrica da fonti rinnovabili. Ma è tutto oro quello che ci si sforza di far luccicare? Non entrerò in alcuna questione ambientale né economica e mi limiterò ad alcune considerazioni sui dati di produzione e consumo in Puglia nell’ultimo triennio.
Alcuni dati di produzione e consumo (espressi in GWh; fonte Terna e GSE, vedi http://www.gse.it/approfondimenti/Simeri/Monitoraggio/Pagine/default.aspx
e anche
http://www.terna.it/default/Home/SISTEMA_ELETTRICO/statistiche/dati_statistici.aspx)
Nella tabella che segue sono riportati i consumi finali (CF), il consumo interno lordo (CIL) e la produzione lorda (PL) di energia elettrica nell’ultimo triennio, relativamente alla regione Puglia. Il Consumo Finale e’ l’energia usata dal consumatore finale (famiglie, industrie, ecc…), il Consumo Interno Lordo e’ pari al consumo finale più tutte le perdite del sistema (perdite di rete, perdite di trasformazione, ecc…), la Produzione Lorda e’ l’energia elettrica prodotta ai morsetti del generatore (a distinzione di quella netta che e’ quella effettivamente immessa in rete e che differisce da quella lorda per le perdite e gli usi negli impianti produttivi)
| Anno | CF | CIL | PL |
| 2008 | 18230 | 22070 | 39000 |
| 2009 | 16274 | 20095 | 34500 |
| 2010 | 17380 | 21440 | 36700 |
E’ evidente il netto calo tra il 2008 e il 2009 e la parziale ripresa nel 2010. La Puglia si conferma forte esportatrice di energia, destinando al mercato interno circa il 60% della produzione.
La tabella successiva mostra negli anni la produzione da fonti rinnovabili (dati in GWh).
| Anno | PLFER | PLEOLICA | PLFW | PLBIO |
| 2008 | 2141 | 1317 | 24 | 800 |
| 2009 | 2853 | 1684 | 96 | 909 |
| 2010 | 3889 | 2100 | 412 | 1300 |
PLFER indica la produzione lorda da fonti rinnovabili e PLEOLICA, PLFW, PLBIO le rispettive produzioni lorde da fonti eolica, fotovoltaica, biomassa. Si noti che vi è una produzione residua attribuibile ad altre fonti rinnovabili (ad esempio idroelettrica) e che la voce PLBIO accomuna le biomasse solide, liquide e gassose.
Le percentuali della produzione dalle fonti rinnovabili di sopra sia rispetto al CIL (consumo interno lordo) che rispetto alla produzione lorda (PL) sono nella tabella che segue:
| Anno | PLFER/CIL | PLFER/PL | EO/CIL | EO/PL | FW/CIL | FW/PL | BIO/CIL | BIO/PL |
| 2008 | 9,7% | 5,4% | 5,9% | 3,4% | 3,6% | 2% | ||
| 2009 | 14,2% | 7,5% | 8,3% | 4,9% | 4,5% | 2,5% | ||
| 2010 | 18,1% | 10,5% | 9,8% | 5,7% | 1,9% | 1,1% | 6% | 3,5% |
Sebbene nel 2010 la percentuale PLFER/CIL registri un consistente 18%, essa è molto lontana dal 30% annunciato da Legambiente durante l’iniziativa Comuni Rinnovabili (vedi il rapporto http://www.legambientepuglia.it/news.php?id=290) e ripreso dagli organi di stampa. La percentuale PLFER/PL, più significativa perché rappresenta la percentuale di produzione da fonti rinnovabili sul totale, è di poco superiore al 10%.
Se si analizza il dettaglio delle fonti rinnovabili, si vede che la percentuale della produzione dovuta a fonte eolica e fotovoltaica scende al 7% sul totale. Il restante 3,5% e’ dovuta a Biomasse ma di queste ultime non è caso di essere particolarmente orgogliosi: si tratta per la maggior parte di biomasse liquide (olii vegetali), sui quali c’è gran polemica in Puglia sia per le prese di posizione della Lega Italiana Lotta ai Tumori di Lecce, sia perché il loro apporto nella lotta ai gas serra è discutibile, visto che nel bilancio del ciclo del carbonio va inserito il trasporto da paesi lontanissimi, sia perché il loro uso sta producendo una nuova colonizzazione di terre lontane da parte di multinazionali che si accompagna ad aggrressioni sociale e all’ambiente.
Vediamo il dettaglio relativo al 2010. Dei 1300 GWh prodotti da Biomasse, 43 vengono dalla combustione di rifiuti, 94 da biomasse solide, 65 da Biogas e i restanti 1097 da Biomasse liquide. In sostanza in Puglia Biomassa significa olii vegetali, come è ovvio non avendo foreste. La Puglia (anzi la provincia di Bari) produce il 13,8% dell’energia prodotta da Biomasse in Italia e la sola provinica di Bari il 35,6% dell’energia prodotta da Bioliquidi in Italia. Un primato del quale non si può essere orgogliosi. E non lo è neanche Legambiente che dimentica di citare i bioliquidi nel suo rapporto ma premia i comuni virtuosi per le biomasse solide, pur essendo queste ultime relegate a giocare un ruolo marginale in Puglia.
Oltre alle percentuali hanno però talvolta significato anche i numeri assoluti. Vediamo ad esempio l’energia prodotta da fonti non rinnovabili, PL-PLFER, per monitotare l’andamento della quantità di energia prodotta da combustione tradizionale (accettando anche di dare un’accezione positiva ai bioliquidi)
| Anno | PL-PFER (in GWh) |
| 2008 | 36859 |
| 2009 | 31647 |
| 2010 | 32811 |
Dopo il forte calo tra il 2008-2009, dovuto alla crisi, c’e’ una sensibile crescita della produzione da fonte tradizionale di oltre 1150 GWh che vanifica lo scempio del territorio dovuto a distese di pannelli fotovoltaci e torri eoliche. “Cerano” non ha ridotto la produzione, l’ha aumentata, ma questo durante i premi e le celebrazioni nessuno lo dice!
La produzione eolica mancata
Sul sito del GSE, alla pagina http://www.gse.it/attivita/mpe/Pagine/default.aspx compare la voce
“produzione eolica mancata” con tutte le informazioni per ditte produttrici che vogliano chiedere allo stato il rimborso. Che significa?
Dal rapporto statistico del GSE si evince che la produzione eolica in Puglia nel 2010 e’ stata di 2100 GWh ma che sarebbe potuta essere di 2400 GWh se Terna non avesse diramato ordini ad alcune centrali eoliche di fermare o diminuire temporaneamente la produzione per non far saltare la rete elettrica Pugliese! Circa il 15% perso. Il problema è comune alle reti elettriche di tutto il mondo: una percentuale troppo alta di potenza “intermittente”, ossia che può venir meno da un momento all’altro ad esempio per il calo repentino del vento, espone la rete a rischi di black-out. Terna lo sa e modula la produzione, in tempo reale. Il produttore chiede il rimborso alla Stato che paga per l’energia non prodotta (e anche per implementare il sofisticato sistema che simula la mancata produzione, ai fini del rimborso). C’e’ ampia letteratura sul tema: si vedano ad esempio
- l’ articolo del di D. Coiante http://www.aspoitalia.it/attachments/144_coianteretefer(3).pdf che già nel 2007 metteva in guardia, inascoltato;
- il documento DCO 25/09 “Orientamenti per il Dispacciamento dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili non programmabili” dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) che fa una disamina dettagliata dei problemi di sicurezza e gestione della rete dovuti agli impianti eolici e una serie di proposte, poi oggetto di opportune deliberazioni, per adeguare le centrali eoliche a requisiti di modulabilità in tempo reale e in remoto;
- il Codice di Rete di Terna e in particolare l’allegato A.17 “sistemi di controllo e protezione delle centrali eoliche” http://www.terna.it/default/Home/SISTEMA_ELETTRICO/codice_rete.aspx che recepisce le deliberazioni dell’AEEG;
- Il rapporto statistico 2010 del GSE che quantifica la mancata produzione eolica nel 2010.
Nonostante gli adeguamenti richiesti da Terna la percentuale di mancata produzione eolica pugliese è aumentata.La lettura dei documenti sopraindicati prova che è semplicistico ritenere che la mancata produzione sia da attribuire al solo sottodimensionamento di alcuni tratti della rete di trasmissione. E’ chiaro che il sistema elettrico pugliese è già al limite della potenza da fonte eolica ma chi governa sembra non accorgersene. Che senso ha allora discutere di nuovi impianti da autorizzare? Eppure l’ufficio VIA/VAS della regione, così come quelli delle province, delegati di recente a tali funzioni, è sommerso da valutazioni ambientali per nuove centrali eoliche. Gli esperti del settore sanno che c’e’ un limite alla potenza da fonti intermittenti installabili sul territorio e probabilmente queste limite coinvolgerà tra breve anche gli impianti fotovoltaici. Che facciamo: continuiamo ad installarne a iosa per poi spegnerle? O manteniamo simultaneamente accese le centrali tradizionali (quelle che vogliamo spegnere) con funzione di riserva?
Infine un commento che non viene dalla lettura dei dati. Troppa propaganda ha convinto i cittadini che le fonti rinnovabili possano già oggi essere sostitutive di quelle tradizionali. Purtroppo non è così e non sappiamo se lo sarà mai. Se vogliamo avere luce di notte o produrre quando vogliamo noi e non solo quando c’e’ sole o spira il vento oggi non possiamo fare a meno delle fonti tradizionali. Le fonti rinnovabili possono integrare e non sostituire e continueranno ad essere marginali nel bilancio energetico italiano finchè gli incentivi continueranno ad essere dati alla speculazione e non alla ricerca. Non sappiamo, solo ad esempio, quali sono le reali potenzialità del solare termodinamico, che puo’ accumulare energia, né quello dell’eolico d’alta quota che oltre che ad essere molto più produttivo delle attuali torri potrebbe risultare anche molto meno intermittente. L’Italia che ha detto no al nucleare ha il dovere di fare seria ricerca sulle fonti alternative. Può farlo a costo zero: basta ridurre drasticamente gli incentivi ai montatori-speculatori e alle tecnologie senza futuro e trasferire le risorse alle Università, ai Centri di Ricerca, ai privati che decidano di investire nella ricerca (qualcuno c’e’ ancora). Senza perdere tempo, tocca farlo subito per tornare a credere in un Paese che costruisce il suo futuro sostenendo le idee nuove che la sua ricerca sa ancora proporre.
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