Energia da fonti rinnovabili: come l’Italia e la Puglia hanno trasformato un’opportunità in una grossa speculazione

L’informazione sulla produzione di energia da fonti rinnovabili ha assunto un carattere propagandistico che impedisce al cittadino di orientarsi per mancanza di dati. Voglio qui fornirne alcuni e commentarli, per invitare ad un dibattito informato, sapendo comunque che l’argomento è tecnico. Si può tuttavia parlare di energia eludendo quegli aspetti tecnici che costituiscono la sostanza della questione?
Entrerò di rado in considerazioni di carattere ambientale preferendo trattare questioni di consumi, produzione e costi per mostrare che le attuali scelte politiche porteranno allo spreco di pubbliche risorse, contribuendo in modo marginale (se non nullo) alla soluzione di problemi energetici e ambientali ma in modo sostanzioso al trasferimento delle stesse nelle mani di pochi gestori privati.

Il quadro nazionale

  1. La produzione di energia elettrica, tenendo conto dei consumi finali e delle perdite di trasformazione e di trasmissione, incide per poco più di un terzo sul consumo energetico lordo italiano ((http://dgerm.sviluppoeconomico.gov.it/dgerm/ben/ben_2007.pdf))  (trasporti e riscaldamento sono in gran parte responsabili dei due terzi restanti). Attualmente la produzione di energia da fonte eolica o fotovoltaica riguarda solo la frazione elettrica; l’utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione di idrogeno come combustibile alternativo a quelli fossili è ancora confinato a settori sperimentali e non ha applicazioni su larga scala. Va inoltre ricordato che l’energia elettrica prodotta oggi da pale eoliche o da pannelli fotovoltaici deve essere immessa immediatamente nella rete elettrica e non può essere accumulata.
  2. La potenza elettrica (lorda, inclusi gli autoproduttori) degli impianti installati sul territorio nazionale è di circa 97 GW. Di questi circa 21 vengono da centrali idroelettriche, poco meno di 3 da centrali eoliche e una frazione insignificante da impianti fotovoltaici ((http://www.terna.it/default/Home/SISTEMA_ELETTRICO/statistiche/bilanci_energia_elettrica/bilanci_nazionali/tabid/464/Default.aspx)) . Il Position Paper del Governo Italiano prevede l’installazione entro il 2020 di impianti eolici sulla terraferma per una potenza complessiva di 10 GW, ossia circa il 10% della potenza necessaria (altri 2 GW sono previsti in mare). Questa frazione apparentemente considerevole diventa invece piccola quando si calcola l’effettiva energia prodotta, ossia il prodotto tra la potenza e il numero di ore (equivalenti, alla massima potenza), che è il dato significativo. Siccome una centrale eolica funziona solo quando c’è vento sufficiente a muovere le pale del rotore e una fotovoltaica solo con la luce, il loro rendimento è molto più basso di una centrale termoelettrica. La produzione dipende, ovviamente, anche dall’intensità del vento e dalla luminosità. Il fabbisogno elettrico nazionale è di 340 TWh ((Presidenza del Consiglio dei Ministri, Position Paper del Governo Italiano, Tabella 1, 10/09/2007)); stimando il rendimento delle macchine eoliche in 1500 ore per anno alla potenza di picco (attualmente siamo a poco più di 1400: 4 TWh di energia prodotta a fronte di 2,8 GW di potenza installata2) si ottiene una produzione da energia eolica pari a 14 TWh, circa il 4% della produzione totale. E questo in una situazione di saturazione dell’Italia (del Sud, dove c’è vento) da pale eoliche.
  3. A considerazioni addirittura inferiori si giunge stimando la potenza complessiva installabile da fonte eolica e fotovoltaica per ragioni dovute al funzionamento della rete elettrica. La rete elettrica italiana non sopporta l’allacciamento di potenza “intermittente” (che da un momento all’altro può venire meno, per i capricci della natura) superiore al 15% di quella termoelettrica attiva al momento. Quest’ultima viene a soccorso immediatamente quando la prima manca, modulando la potenza. Oltre questa soglia c’è il rischio di black-out, come effettivamente si è verificato il 29 settembre 2003 per l’improvviso distacco di 5.000 MW di potenza proveniente dalla Francia e dalla Svizzera. Tenendo conto che la potenza termoelettrica installata è pari a circa a 70 GW sembrerebbe possibile installare 10 GW di potenza intermittente, in accordo con il punto precedente. Tuttavia bisogna ricordare che il 15% deve essere riferito non alla potenza termoelettrica installata bensì a quella attiva perché pronta a compensare le oscillazioni. Si arriva dunque al paradosso che per poter installare 10 GW di potenza eolica bisogna tenere sempre accese tutte le centrali termoelettriche (che sono quelle che invece vogliamo spegnere e che non teniamo mai accese simultaneamente) e adottare raffinati meccanismi di controllo che, per esempio, stacchino le centrali eoliche quando la potenza termoelettrica è insufficiente. Stime prudenziali, basate sul calcolo del carico base sempre presente anche la notte e nei week-end, indicano che la quota massima non dovrebbe superare i 5.000-7.000 MW portando la produzione da fonte intermittente al massimo al 3% del fabbisogno elettrico ((D. Coiante: Fonti rinnovabili elettriche intermittenti: limiti di penetrazione nella rete e loro significato energetico http://www.aspoitalia.it/attachments/144_coianteretefer(3).pdf)).
  4. Quanto risparmiamo sulla complessiva emissione di gas inquinanti? Non il 3% , ma il 3% di un terzo (perché il fabbisogno elettrico è circa un terzo di quello energetico complessivo), ossia l’1% del totale. E questo è il massimo con questa tecnologia; oltre non si va. Tenendo conto che l’attuale trend di aumento del fabbisogno energetico italiano è di circa l’1% annuo, in soli 12 mesi annulliamo il sacrificio del territorio. Forse si otterrebbe molto di più obbligando al risparmio energetico.
  5. Non c’è alcuna possibilità di spegnere centrali termoelettriche usando energia da fonti intermittenti: che si fa quando il vento cala o il sole manca? E partendo dai dati di sopra quanto andremmo a dismettere? Una volta che una centrale termoelettrica è in funzione conviene che faccia il suo lavoro e accenderla o spegnerla a seconda dei capricci della natura (ossia in modo non programmabile) è antieconomico e a volte impossibile. E infine, chi convince una ditta privata (per esempio l’Enel) a spegnere per un po’ la sua centrale perché la centrale di un concorrente in quel momento è attiva? Non ci sarà nessuna riduzione della potenza termoelettrica per l’entrata in funzioni di centrali eoliche o fotovoltaiche, né la produzione termoelettrica diminuirà in maniera apprezzabile.
  6. L’operazione di sostegno statale, tramite incentivi, alle energie rinnovabili è necessaria per sostenere una tecnologia più costosa e potenzialmente meno devastante di quelle tradizionali. Tuttavia essa non può by-passare i limiti intrinseci dei punti precedenti e gli incentivi, più che alle imprese, andrebbero dati alla ricerca per sperimentare o rendere sfruttabili su larga scala tecnologie che permettono l’accumulo di energia da fonte pulita (si pensi al solare termodinamico) o la produzione di idrogeno. Non ho dubbi ad affermare che l’attuale sistema basato sui certificati verdi produce solo speculazione con un aggravio dei costi sul sistema paese. Basti pensare che mentre il costo di produzione di un KWh eolico è di poco superiore nel regime di vento dell’Italia del Sud a quello di un KWh termoelettrico, il suo prezzo di vendita (comprensivo dei certificati verdi) è addirittura superiore al prezzo d’acquisto dell’utente domestico medio ((il valore di riferimento del prezzo complessivo (vendita di energia+CV) per il 2008 è di 180,00 € per MWh, ai sensi dell’articolo 2, comma 148 della Legge n. 244 del 24 dicembre 2007 (legge finanziaria); per i costi sostenuti dall’utente domestico medio si veda la tariffa D2 dell’Enel http://www.enel.it/sportello_online/elettricita/tariffeelettriche/domestiche_monoorarie/D2/)). Anche il costo ambientale è molto alto a fronte di benefici quasi nulli: che senso ha impegnare centinaia di ettari di territorio per installare impianti eolici o fotovoltaici di poche decine di Megawatt?

Cosa produce tutto questo? Un colossale trasferimento di fondi dal pubblico a pochi privati basato su una falsa soluzione a veri problemi ambientali. Un vero e proprio bluff che poggia sulla disinformazione, sostenuto da gran parte della classe politica.

C’e’ un alternativa a tutto ciò? Ossia c’è un modo di mantenere questi livelli di produzione di energia senza dipendere esclusivamente da fonti fossili? Non conosco la risposta, come chiunque, ma vedo due possibilità, non necessariamente in contrapposizione.

  • Solo recentemente l’umanità ha iniziato a produrre energia in poche megacentrali concentrate in punti strategici, distribuendola poi sul territorio: la prima centrale (idro) elettrica in Italia è degli inizi del 1900, la prima in Puglia, termoelettrica, del 1957. Usiamo la stessa strategia per l’approvvigionamento di combustibile che viene estratto in enormi quantità in punti localizzati e poi distribuito ovunque. In passato non era così e ognuno era costretto a procurarsi la materia prima per il fabbisogno energetico della propria abitazione. Naturalmente anche la vita era diversa. Si può ipotizzare (come fa Rifkin) che ogni edificio, ogni abitazione sia una fonte energetica. Alle nostre latitudini possiamo usare pannelli solari per produrre energia elettrica e idrogeno da usare come combustibile, qualcun altro userà il vento o il calore sotterraneo. Questa prospettiva di microgenerazione diffusa dovrà naturalmente prevedere grosse centrali che eroghino energia quando cala il sole o il vento, ma parte di queste ultime potrebbero essere alimentate dall’idrogeno in eccesso così prodotto, facendo diminuire la dipendenza da gas e petrolio. Forse questa è solo un’utopia, né è chiaro quanto la microgenerazione possa effettivamente produrre, anche perché molto dipende dalla ricerca futura. Però l’ipotesi ha un senso, anche se a lungo termine, e può convenire iniziare per avviare un cambiamento della nostra cultura energetica, incentivando contestualmente politiche di risparmio energetico ormai mature (si vedano ad esempio i progetti costruttivi casaclima ((http://www.agenziacasaclima.it/index.php?id=3&L=1)) e casapassiva ((http://www.casapassiva.com/)) nel campo dell’edilizia).
  • Si può invece continuare spediti col modello attuale delle sole megacentrali alimentate da “combustibile” presente in natura. Se percorriamo questa strada vedo una sola possibilità: se vogliamo spegnere una centrale termoelettrica dobbiamo accenderne una nucleare. E’ chiaro che la tecnologia per questa seconda scelta è già pronta e molto più matura di quella necessaria per la prima che, se fattibile anche in parte, necessita di un radicale cambiamento culturale. E’ chiaro anche che c’è un rischio nella scelta nucleare; manca però un dibattito serio sull’argomento che è usato come argomento di scontro politico da chi spesso non sa neanche di cosa parla.

Come sempre l’Italia ha scelta la terza via: quella di buttare i soldi (o meglio trasferire il denaro pubblico nelle tasche di qualcuno) senza contribuire minimamente a risolvere il problema.

Il quadro regionale: l’esempio della Puglia

Pur essendo la pianificazione energetica un problema affrontabile compiutamente su scala (almeno) nazionale, la riforma costituzionale del 2001 nel riscrivere l’art. 117 ha previsto che produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia siano materia di legislazione concorrente per le quali spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. E’ facile intuire le nefaste conseguenze di questa scelta: tanti piani energetici quante le regioni, senza alcun raccordo tra di essi. Vediamo cosa ha fatto la Puglia.
Il documento di programmazione energetica regionale è il PEAR Puglia ((www.regione.puglia.it)) (Piano Energetico Ambientale Regionale), adottato con Delibera di Giunta Regionale del 8/6/2007, al quale faccio riferimento per tutti i dati che userò nel seguito ((I dati ufficiali delle tabelle del PEAR sono riferiti al 2004. Nel documento, tuttavia, vi sono i dati del 2005 ai quali faccio riferimento perché più aggiornati.)).

  1. La produzione termoelettrica regionale è di circa 30 TWh a fronte di un fabbisogno interno di circa 17 TWh. Alla produzione termoelettrica vanno aggiunti circa 600 GWh proveniente da fonte eolica e 250 GWh da biomasse. La potenza termoelettrica installata è di circa 5500 MW, quella eolica di circa 300 MW. La ripartizione dell’uso delle fonti primarie al 2004 per la produzione di elettricità vede in testa il carbone (57%) seguito da prodotti petroliferi (16%), gas naturale (13%), gas siderurgico (11%), rinnovabili (3%).
  2. Lo scenario obiettivo del PEAR al 2016 prospetta una produzione di energia elettrica pari a 43 TWh (+40% rispetto alla produzione attuale) a fronte di un incremento del fabbisogno interno mantenuto entro la soglia dell’8% attraverso diversi interventi di risparmio energetico (senza di essi il PEAR prevede un aumento del 16%). In questo modo la Puglia esporterebbe più del 50% dell’energia elettrica prodotta, contro l’attuale 40%. Al 2016 si prevedono impianti termoelettrici per una potenza complessiva di 6 GW, eolici per 4 GW, fotovoltaici per 150 MW. La ripartizione dell’uso delle fonti primarie per la produzione elettrica è la seguente: gas naturale (32%), carbone (32%), rinnovabili (18%), gas siderurgico (11%), CDR (4%) prodotti petroliferi (3%). Con questa ripartizione è prevista una diminuzione delle emissioni inquinanti. Tuttavia la riduzione delle emissioni inquinanti è da imputare essenzialmente al diverso uso di fonti primarie negli impianti termoelettrici che, da soli, sono sufficienti a mantenere gli attuali livelli di esportazione di energia nel resto della nazione. La frazione di energia da fonte rinnovabile si configura come aggiuntiva alla produzione termoelettrica, piuttosto che sostitutiva.
  3. La previsione di 6 GW di potenza termoelettrica prevede una apprezzabile riduzione rispetto al trend attuale. Risultano infatti già autorizzati nuovi impianti termoelettrici per oltre 2 GW che porterebbero la potenza complessiva installata a più di 8 GW.
  4. Balza agli occhi per la sua grandezza la previsione di 4 GW di potenza eolica che, secondo il PEAR, fornirebbe 8 TWh di energia elettrica. Quest’ultimo dato equivale all’assunzione che i generatori eolici nel nostro regime di vento possano funzionare per 2000 ore l’anno a piena potenza, mentre il dato nazionale è al di sotto delle 1500 ore. Sembra veritiero quindi prevedere 6 TWh di energia eolica prodotta da 4 GW di macchine eoliche o, se si vuole mantenere a 8 TWh l’energia prodotta, portare almeno a 5 GW la potenza eolica da installare.
  5. Si possono installare 4-5 GW di potenza eolica in Puglia? Se lo si fa, di fatto si arriva quasi al limite della potenza eolica installabile in Italia con l’attuale rete elettrica (vedi punti 2 e 3 del quadro nazionale). Questo vuol dire che quasi tutte le centrali eoliche staranno in Puglia e poco rimarrà per le altre regioni. Una scelta irrazionale sia dal punto di vista dell’impatto ambientale che della trasmissione sulla rete elettrica. Il PEAR prevede ammodernamenti della rete pugliese per far fronte alla nuova trasmissione di energia elettrica. Tuttavia un problema non è affrontato: regge la rete elettrica pugliese e/o italiana rispetto ad una caduta di potenza improvvisa localizzata in Puglia (per mancanza di vento) di alcuni GW? Se la rete della Puglia fosse isolata non sarebbe pensabile installare la stessa quantità di potenza intermittente e termoelettrica (e quest’ultima dovrebbe essere sempre accesa per compensare eventuali cadute della prima). Rimane da capire fino a che punto la connessione alla rete nazionale possa sopperire alla mancanza di potenza attiva in loco. Credo che si dovrebbe avere risposta a questo quesito prima di iniziare opere di dimensioni e costi notevoli.
  6. Andiamo un attimo avanti e supponiamo di poter installare 4-5 GW di potenza eolica. Prendendo come riferimento macchine da 2 MW (di altezza complessiva intorno a 120 metri) sarà necessario avere 2000-2500 torri in Puglia. Tenendo conto che la superficie della Puglia è di circa 19.000 Km^2 avremo una torre ogni 7,5-9,5 Km^2: mediamente una in ogni quadrato di lato pari a 3 Km. La situazione diventa ancora peggiore nel Salento tenendo conto dei vincoli imposti dalla normativa regionale. Non si possono infatti installare centrali eoliche nelle aree protette (SIC, ZPS, Parchi). Se si guarda la distribuzione di queste aree in Puglia si vede che la maggior parte di esse sono nel foggiano (Gargano) e nel barese (Murge). Almeno 500 pale eoliche dovranno quindi essere ospitate nella provincia di Lecce che avendo una superficie di 2800 Km^2 vedrebbe sul suo territorio una torre ogni 5,6 Km^2, ossia una in ogni quadrato di lato 2,5 Km. Anche se una distribuzione uniforme non è realistica, essa dà un’idea dell’occupazione del territorio. In realtà, l’unica possibilità di posizionare 500 torri in Provincia di Lecce è quello di creare isole di 10-30 pale ciascuna: ci vogliono almeno 25 isole, una ogni 4 comuni, e ognuna di essa avrà le proprie centrali di trasformazione, i propri cavidotti, le proprie strade, i propri punti di allacciamento alla rete elettrica. Non si può dubitare che una così ingente realizzazione di impianti industriali non possa avvenire incidendo marginalmente sul paesaggio. Il paesaggio stesso sarà trasformato, globalmente e non solo nelle zone di insediamento, in qualcos’altro. Potrà piacere o meno ma sarà diverso; credo però che la sua trasformazione dovrebbe essere determinata, da scelte consapevoli. Non vedo ragioni urbanistiche per fare ciò, ma neanche energetiche. Non si possono occupare chilometri quadrati di territorio e modificare l’intero paesaggio del Salento per produrre percentuali irrisorie di energia.
  7. Non a caso la Regione evita di coordinare l’individuazione delle zone adatte agli insediamenti produttivi, abbandonando i Comuni a scelte autonome tramite i PRIE (Piano regolatore degli impianti eolici). Una scelta obbligata per scaricare le conseguenze di un piano irrealizzabile sugli enti locali. Il PEAR così come è, monco delle individuazione delle aree per la produzione energetica, è diventato uno strumento in mano agli speculatori che premono sulle amministrazioni locali per avere il lasciapassare in cambio di royalties, sapendo che solo da Comuni e Province potrà venire un diniego. Quasi nessun comune ha varato un PRIE in Puglia perché l’enorme numero di progetti eolici presentati in regime transitorio e realizzabili in sua assenza ha già messo sotto pressione le Amministrazioni Comunali; approvare un PRIE con istruttorie in corso espone al rischio di contenziosi di ogni genere o per lo meno provoca enormi fibrillazioni politiche. La recente normativa regionale, dal Regolamento Regionale 16/2006 alle successive e ultime delibere di Giunta, non fa altro che aumentare la confusione negli uffici tecnici, suscitando anche dubbi di legittimità. E’ molto probabile che l’ultima parola sull’approvazione di centrali eoliche spetterà, nella maggior parte dei casi, ai TAR, sancendo l’incapacità della politica di governare il proprio territorio.
  8. Balzano agli occhi anche i soli 150 MW per il fotovoltaico ma qui la speculazione sta appena partendo e supereremo in breve questo numero, cementificando ettari di terreno agricolo ancora una volta per non produrre nulla. Di nuovo l’individuazione delle zone da preservare viene lasciata ai comuni che possono individuare, con motivata deliberazione del Consiglio Comunale, aree di pregio da salvaguardare ((Art.2 comma 2 della LR 31/2008)) . Anche qui mi aspetto un regolamento per il fotovoltaico, non subito ma fra un po’, che faccia salvi i progetti già presentati. Un regolamento che, come il Regolamento Regionale 16/2006, sia una pura operazione di facciata e che contenga all’interno di se stesso una serie di norme transitorie che si applicano di fatto alla totalità dei progetti.

Da cittadino mi chiedo: la regione da quale parte sta? Il “saccheggio” del territorio al quale stiamo assistendo è conseguenza della sua politica energetica. Come si fa a varare un piano energetico senza dettarne le norme di attuazione e individuare i siti degli insediamenti stessi (di concerto con la Province e i Comuni, magari anche al fine di verificare la fattibilità dello stesso)? Come si fa ad approvare un piano lungo e dettagliato che prevede anche ingenti misure di risparmio energetico e poi dare attuazione solo a limitate parti del ciclo produttivo? Anche se non condivido, per quanto detto, molto di quanto previsto dal PEAR, attuarlo solo in parte, aumentando solo la produzione e dimenticando il controllo della domanda di energia, non rende credibile la politica regionale e ne inficia in ogni caso i risultati.

Non si realizzeranno in Puglia centrali eoliche o fotovoltaiche per 4-5 GW. Qualcuno però realizzerà le sue, invocando il PEAR, il protocollo di Kyoto e le fonti rinnovabili.

Legenda
Unità di misura di potenza KW (kilowatt)
Unità di misura di energia KWh (kilowattora), energia prodotta da una macchina di potenza 1 KW in funzione per 1 ora)
MW=10^3 KW, GW=10^6 KW, TW=10^9 KW

Glossario
Consumo interno lordo: consumo complessivo di fonti energetiche, espresso in milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Mtep), incluso il saldo import/export e le variazioni delle scorte.
Potenza elettrica lorda/produzione elettrica lorda: potenza/energia elettrica prodotta misurata ai morsetti del generatore.
Potenza elettrica netta/produzione elettrica netta: potenza/energia elettrica prodotta in uscita dall’impianto, ottenuta sottraendo al corrispettivo lordo le perdite dovute ai servizi ausiliari della centrale e a i trasformatori.
Ore equivalenti: rapporto tra l’energia prodotta espressa in Wh e la potenza installata espressa in W, ossia il numero di ore a piena potenza necessarie a fornire l’energia prodotta.