Aumenta purtroppo di giorno in giorno il numero di amministratori e politici locali che, senza essersi mai interessati in precedenza di alcun tema ambientale e/o semplicemente di risparmio energetico, sostengono a spada tratta la realizzazione di centrali eoliche negli ultimi scampoli di territorio libero da costruzioni ed insediamenti industriali.
Quando poi si passa alla fase di valutazione dell’impatto ambientale/incidenza di queste mega centrali eoliche il problema dell’impatto sull’avifauna viene spesso sottaciuto o minimizzato. E’, invece, una realtà silenziosa e drammatica il fatto che gli uccelli, sia stanziali che migratori, possano essere colpiti e letteralmente “affettati†dalle pale in movimento.
A titolo di esempio vediamo i dati di un impianto recente, costruito in provincia di Grosseto nel Comune di Scansano, più o meno simile a quelli proposti in altre aree della Toscana. In quel caso ciascuno dei 10 rotori ha un diametro di 89,6 metri, è posizionato su una torre di 67 metri e la sua rotazione copre verticalmente un’area di oltre 6.300 mq. Si crea, dunque, una barriera di oltre 6, 3 ettari ad un’altezza compresa tra i 22 ed i 112 metri.
E’ evidente che gli uccelli che si trovano a passare in quella zona hanno una elevata probabilità di essere colpiti dalle pale, che si comportano come affilate mannaie. La collisione avviene in genere con la parte più esterna delle pale, che non possono essere rilevate dagli uccelli in transito a causa dell’elevata velocità di rotazione. Infatti, anche se sembrano girare lentamente a causa delle enormi dimensioni, le pale hanno una velocità di rotazione compresa tra 9 e 19 giri al minuto. La punta della pala, per fare un giro completo, percorre una circonferenza di 282 metri in 3-6 secondi, pari ad una velocità compresa tra i 152 ed i 320 km/h.
Se un uccello sfugge ad una delle tre pale in rotazione dispone solo di 1-2 secondi per non essere colpito dalla successiva, un tempo che non gli da praticamente possibilità di scampo. Questo vale soprattutto per le specie di grosse dimensioni come cicogne e rapaci ma anche per piccoli uccelli come pettirossi e capinere, ignari ed inermi di fronte a queste enormi ghigliottine. In Toscana ciò potrebbe determinare la scomparsa locale delle specie più rare di rapaci quali biancone, pellegrino e lanario così come delle più comuni quali poiana e gheppio.
Condizioni atmosferiche avverse, come pioggia e vento forte, aumentano la probabilità di collisione, specialmente se associate a scarsa visibilità . La situazione si aggrava ancor più di notte quando le pale diventano completamente invisibili e possono colpire uccelli notturni come barbagianni, gufi comuni, civette, allocchi, assioli, succiacapre ed occhioni, nonché migratori notturni.
L’impatto diretto sull’avifauna viene generalmente valutato in termini di uccelli morti ogni anno per aerogeneratore. I valori riscontrati sono molto variabili in dipendenza della localizzazione degli impianti ma possono essere estremamente elevati nelle aree ad alta frequentazione di animali, come ad esempio in Spagna (fino a 64 uccelli morti ogni anno per aerogeneratore, Lekuona 2001) o negli Stati Uniti dove in 11 mesi in un settore della Altmont Wind Resource Area in California sono deceduti 139 rapaci appartenenti ad 8 specie tra le quali 74 poiane, 5 aquile reali, 1 falcone delle praterie e 1 gufo reale (Thelander e Rugge, 2000). Forconi e Fusari (2002) riportano dati raccolti da Benner nel 1993 in Olanda dai quali risultano valori addirittura di 895 uccelli morti ogni anno per aerogeneratore.
Si deve inoltre considerare che i valori di mortalità risultano generalmente sottostimati a causa della sottrazione di carcasse che viene operata da cani e volpi sotto gli aerogeneratori.
Anche il Comitato Permanente del Consiglio d’Europa per l’applicazione della Convenzione di Berna sulla Conservazione della fauna selvatica e degli habitat naturali in Europa ha considerato la minaccia rappresentata dall’eolico ed ha adottato la Raccomandazione n. 109 (2004) relativa alla minimizzazione degli effetti negativi degli impianti eolici sulla fauna selvatica, recependo un rapporto tecnico elaborato da Birdlife International (Windfarm and Birds: an analysis of the effects of windfarms on birds and guidance on environmental assessment criteria and sites selection issues, 2003).
Il rapporto Consiglio d’Europa evidenzia, tra l’altro, che le morti per collisione contro gli impianti eolici sono significative in aree dove si registrino concentrazioni di uccelli con particolare riferimento ai migratori, ai rapaci ed in generale alle specie di uccelli veleggiatori. Evidenzia, inoltre, come piccoli incrementi nel tasso di mortalità possano significare per alcune specie, specialmente se di grandi dimensioni e con basso tasso di riproduzione, un significativo fattore che può metterne a rischio la popolazione.
Una ricerca effettuata negli impianti eolici della Navarra in Spagna nell’arco di un anno -marzo 2000-marzo 2001- (Lekuona, 2001), nella quale si è applicato anche un fattore di correzione rispetto alla rimozione di carcasse da parte di cani e altri necrofagi, ha rilevato una mortalità di più di 7.150 tra uccelli e chirotteri per 400 aerogeneratori, pari ad una mortalità annua di 18 animali a turbina. Ben 433 di quegli esemplari morti erano rapaci.
Alcuni studi, come quelli compiuti da Everaert (2003) in Belgio o da Winkelmann (1994) in Olanda, hanno evidenziato che impianti di dimensioni simili a quelli previsti in Toscana hanno causato una mortalità per turbina addirittura superiore a quella della Spagna (rispettivamente 35 e 33 uccelli/turbina/anno).
Non si deve dimenticare, inoltre, che l’impatto degli impianti eolici è anche di tipo indiretto, ossia dovuto alla modificazione o perdita degli habitat ed al disturbo che questi impianti provocano nei dintorni. Questa perturbazione può determinare una riduzione delle densità di alcune specie nell’area immediatamente circostante agli aerogeneratori fino ad una distanza di 100-500 m (Meek et al., 1993; Janss et al., 2001; Johnson et al., 2000).
Purtroppo non è raro il caso in cui, anche di fronte al rischio elevatissimo di determinare un notevole sconvolgimento faunistico, posizionando impianti eolici in aree di grande valore ambientale, vengano prese per buone valutazioni di impatto ambientale/incidenza che minimizzano o addirittura nascondono la presenza di specie minacciate e che non prevedono una fase di studio preliminare sui flussi migratori e sull’uso del territorio da parte dell’avifauna. E quello che dovrebbe essere un serio studio preliminare viene a volte sostituito da un monitoraggio a posteriori che, in breve, altro non è se non la conta dei cadaveri di uccelli sotto agli aerogeneratori, peraltro realizzato/commissionato della medesime ditte che hanno la gestione dell’impianto. Anche si dovesse scoprire che un impianto eolico causa gravi danni all’avifauna chi avrebbe l’ardire di farlo smantellare?
