Dissesto idrogeologico

Tratto dal testo “Gli impatti “invisibili” ma gravi sul suolo e sulle reti degli impianti eolici” di Giovanni Mastino, Amici della Terra

Un importante impatto invisibile, perché ancora ignorato e negato, consiste nel problema del destino dei basamenti delle torri eoliche al termine delle vita operativa degli impianti, valutata in 25 anni. Si tratta di basamenti di dimensioni e caratteristiche notevoli che, se si trattasse di una sola torre eolica potrebbero essere dimenticati, così come ora avviene. Ma la previsione di installare fino a 15.000 unità, si impone una valutazione complessiva per capire le dimensioni del problema che si porrà ed adottare le necessarie misure normative, tecniche ed economiche.

In questa foto un esempio degli sbancamenti necessari per realizzare una centrale eolica (in questo caso la piazzola per un aerogeneratore da 1,5MW di potenza di picco, nell'impianto COSVIG di Montecatini V.C. (PI)

In questa foto un esempio degli sbancamenti necessari per realizzare una centrale eolica (in questo caso la piazzola per un aerogeneratore da 1,5MW di potenza di picco, nell'impianto COSVIG di Montecatini V.C. (PI)

Il basamento di una torre eolica da 1 MW di potenza è costituito da un manufatto di cemento armato che ha una sezione orizzontale di 5×5 m ed una profondità che varia da 20 a 30 m. In genere questo comporta l’impiego di una quantità di cemento armato che può variare da 500 a 1.000 t.

In nessuno degli studi di valutazione dell’impatto è stato finora affrontato il problema della presenza di questo manufatto e della sua interazione con la matrice geologica che lo ospita. Come accennato in precedenza, in Italia i siti maggiormente redditizi per la fonte eolica sono i crinali delle montagne, soprattutto degli Appennini, dove la struttura geologica è principalmente calcarea. Pertanto, le formazioni geologiche che ospitano i basamenti hanno una forte vocazione a fenomeni di carsismo, nel senso che è prevedibile che all’interfaccia formazione geologica-cemento si sviluppino fenomeni di erosione (con possibile dinamica crescente) dovuta alla discontinuità di circolazione delle acque meteoriche nei due diversi materiali e, nel tempo, anche perdita di un valido contatto con rischio di instabilità per l’impianto stesso.

In questa foto un esempio degli sbancamenti necessari per realizzare un'opera accessoria ad una centrale eolica, la sottostazione di trasformazione per permettere il colegamento alla rete elettrica (Impianto COSVIG di Montecatini V.C. (PI))

In questa foto aerea un esempio degli sbancamenti necessari per realizzare un'opera accessoria ad una centrale eolica, la sottostazione di trasformazione per permettere il collegamento alla rete elettrica (Impianto COSVIG di Montecatini V.C. (PI))

Finora tra le tante guide tecniche realizzate da enti locali, in Italia ed all’estero, non è previsto per i basamenti alcun obbligo di indagine idrogeologica finalizzata a valutare questi rischi, ma solo quelle necessarie per la realizzazione dei basamenti, che non sono finalizzate a garantire la stabilità dell’impianto nel corso di tutta la sua vita operativa e la sua rimozione a fine vita. L’unica ridicola prescrizione emanata richiede che il basamento arrivi ad una quota inferiore di 1-2 m quella del suolo, in modo che una volta rimossa la torre il basamento venga interrato e reso non visibile; ma questa è una soluzione non adeguata e miope in quanto, come sopra detto, gli impianti vengono in genere collocati lungo i crinali montuosi, e comunque in zone ventose, dove l’erosione eolica asporta 1-2 cm di suolo l’anno, così che dopo qualche decina di anni il basamento verrebbe ad emergere ponendo finalmente in modo non più ignorabile il problema della sua rimozione e di una corretta rinaturazione del sito che ha ospitato l’impianto.

La rimozione di un simile basamento però è un problema di non poco conto. Infatti, la sua costruzione viene in genere realizzata attraverso un reticolo di pali di cemento armato di diametro adeguato (50-100 cm), affiancati tra di loro, sul quale si poggia un plinto dello spessore di circa 2 m che, come detto deve restare ad 1-2 m sotto il piano di campagna.

Questi basamenti, come sopra esposto, vengono realizzati in zone di crinale su formazioni che sono per lo più di tipo calcareo nelle quali la circolazione delle acque è soggetta a modificazioni anche sensibili quando si introduce un elemento di discontinuità tanto rilevante.

Trattandosi di diecine di migliaia di basamenti è chiaro che si può ragionevolmente prevedere un impatto consistente sull’idrogeologia e tale da giustificare la necessità di loro rimozione una volta terminata la vita operativa della torre sovrastante.

Inoltre, non esistono in letteratura studi, ricerche e prove che assicurino che tale soluzione tecnologica possa garantire la stabilità della torre per tutta la sua vita operativa. Infatti, come già accennato, la natura carsica delle formazioni calcaree dei crinali che ospitano questi impianti fa ragionevolmente sospettare che nell’arco di 25 anni possano sopravvenire fenomeni di erosione da parte delle acque meteoriche, specialmente con le attuali crescenti condizioni di eventi estremi alternati di piovosità e siccità, tali da compromettere le caratteristiche di stabilità della torre eolica.

A fine vita dell’impianto, l’unica soluzione percorribile per la rimozione di un basamento consiste nella distruzione dei pali per mezzo di idonei sistemi di perforazione, la rimozione dei materiali di risulta estratti ed il riempimento con materiale idoneo (roccia calcarea e suolo). Tale operazione ha un costo medio di almeno 100 €/m di pali e, avendo il basamento uno sviluppo lineare in pali di almeno 2.000 m, il suo costo complessivo per singolo impianto ammonterebbe ad almeno 300.000 €, tenendo conto di tutti i costi relativi al trasporto ed allo smaltimento dei materiali di risulta. Se nel computo generale dei costi esterni dell’energia eolica questo valore venisse correttamente conteggiato, tutti i parametri economici sarebbero cambiati, sia in termini di resa generale che di costo corrente dell’energia prodotta.

Al momento si può soltanto affermare che oltre al costo che oggi ricade sul pubblico a causa dell’eccessiva remunerazione dei Certificati Verdi per l’eolico (v. DIECI ANNI DI EOLICO IN ITALIA: 1996-2006 di Domenico Coiante, 28/12/06), va sommato anche il costo dei danni ambientali e della rimozione dei basamenti che ammontano a circa 500.000 € per aerogeneratore, tenendo presente che si prevede di installare macchine di potenza maggiore (1,5-2 MW). In ogni caso la previsione di 15.000 MW comporta un costo di bonifica a fine vita (25 anni) pari a non meno di 7 miliardi € a carico dello Stato.

Esempio dei lavori necessari per una centrale eolica in zona montuosa: l'impianto di Cocullo in Abruzzo

Esempio dei lavori necessari per una centrale eolica in zona montuosa: l'impianto di Cocullo in Abruzzo

Né risulta accettabile la considerazione, spesso sostenuta da molti, che i basamenti potranno ospitare nuovi impianti, al termine del ciclo di vita di quelli attuali, per almeno due ordini di motivi:

  • i basamenti non assicurano le condizioni di stabilità nel tempo richieste per l’installazione di torri che tenderanno ad essere sempre più grandi, a causa dei fenomeni di discontinuità idrogeologica che introducono nel terreno che li ospita;
  • tra 25 anni è prevedibile che i sistemi di produzione di energia elettrica da fonte eolica, come di seguito riportato, avranno subito innovazioni tali da rendere completamente obsoleta la filiera eolica che oggi viene tanto prepotentemente spinta sul mercato. I basamenti, quindi, saranno una triste e costosa eredità alla quale si dovrà rimediare con risorse pubbliche, mentre sarebbe corretto, anche in termini di mercato e di competitività, che nei costi che i costruttori oggi affrontano venisse anticipato, ad es. attraverso apposite fideiussioni, il costo di bonifica finale.