Habitat e biodiversità

Il numero del giugno 2008 della rivista Biodiversità Italiana, edita dal Ministero dell’Ambiente,  ha pubblicato un ampio articolo dal titolo “Eolico selvaggio” che riassume le criticità dello sviluppo italiano dell’eolico in relazione agli impatti sulla biodiversità. Ne riportiamo alcuni stralci:  

Nel 1996-98 si apriva la vertenza eolica tra i Monti Dauni (Fg) e il Beneventano: l’insediamento improvvisato e senza alcuna procedura, di decine di pale in aree pregiate per la biodiversità e il paesaggio lasciava presagire il potenziale disastro che un processo ingovernato come quello avrebbe potuto generare su vasta scala. Seguivano le prime istanze di tutela e l’allarme lanciato da una parte dell’associazionismo più sensibile alla tutela del paesaggio e alla biodiversità e da Comitati territoriali, indignati da metodi di colonizzazione territoriale cosi poco ortodossi. Richieste purtroppo inascoltate. Gli incentivi sulle fonti rinnovabili insieme ad una totale deregulation normativa, determinarono “l’assalto alla diligenza”.

Grazie ad interessi economici esasperati le  società eoliche avviavano accordi per realizzare gli impianti, a fronte di royalties versate ai comuni e ai privati disponibili ad ospitare i piloni eolici sui propri terreni. In pochi anni la proliferazione di centrali eoliche industriali avrebbe assunto i connotati di “selvaggia” determinando il sacco ambientale di vaste aree del Mezzogiorno d’Italia e in particolare proprio di quelle aree culturalmente più vulnerabili, a partire dal “cratere” Appulo-Campano, oggi ridotto a ricettacolo di tali impianti con l’assoggettamento di decine di migliaia di ettari. Una delle più grandi trasformazioni territoriali del nostro Paese, oggettivamente promossa da una enorme speculazione economica finanziaria, non ha conosciuto alcun momento di dibattito preliminare, di valutazione o, quanto meno, di scelta consapevole nel suo complesso. Un pesante velo di omertà mediatica, inoltre, ha contribuito a oscurare l’attenzione delle coscienze. Vaste aree hanno mutato il volto tipico di aree rurali e agro-pastorali per assumere quello industriale con centinaia di torri eoliche, piste e nuove strade, elettrodotti, cantieri, trasporti pesanti, cabine e stazioni elettriche, con colate di cemento per l’ancoraggio  al suolo e plinti di cemento ancorati a 20 m di profondità. Circa 3000 torri eoliche industriali ad oggi ma il consuntivo prossimo diventerà molto più pesante, come si vedrà di seguito. 

E sulla Biodiversità qual è l’impatto? Sul piano naturalistico l’insediamento di tali manufatti industriali in movimento, corredati di infrastrutture (strade, cabine di trasformazione, elettrodotti, ecc), incide sugli ecosistemi naturali (pascoli, macchia) e seminaturali (ecosistemi agrari estensivi, aree “mosaico”, ecc), determinando grandi impatti diretti e indiretti sull’avifauna, sui Chirotteri, sugli invertebrati, sugli habitat ed in generale su tutto l’ecosistema coinvolto. 

E’ ampiamente dimostrato che gli impianti eolici producono seri effetti negativi sulle biocenosi e sugli Uccelli e Chirotteri in particolare. Ciò deriva dalle risultanze di molti studi e ricerche effettuati in diversi paesi del mondo. 

La problematica è evidenziata in maniera esplicita anche nel documento “ Draft Recommendation on minimising adverse effects of wind power generation on birds. ” (Consiglio d’Europa, 2003), che riporta: 

Concerned about the potential negative impacts of wind turbines and associated infrastructure on wild birds, as well as on their food sources and habitats, including: 

(a) loss of, or damage to, habitat (including permanent or temporary feeding, resting, and breeding habitats); 

(b) disturbance leading to displacement or exclusion, including barriers to movement; 

(c) collision mortality of birds in flight; 

Dall’analisi degli studi in merito, emerge che gli effetti negativi sugli Uccelli e sui Chirotteri consistono essenzialmente in due tipologie d’impatto: 

-diretto, dovuto alla collisione degli animali con parti dell’impianto in particolare rotore, che colpisce principalmente, Chirotteri, rapaci e migratori (Orloff e Flannery, 1992; Anderson et al., 1999; Johnson et al., 2000; Thelander e Rugge, 2001); 

-indiretto, dovuti all’aumentato disturbo antropico con conseguente allontanamento e/o scomparsa degli individui, modificazione di habitat (aree di riproduzione e di alimentazione), alla frammentazione degli habitat e popolazioni, ecc.. (Meek et al., 1993; Winkelman, 1995; Leddy et al., 1999; Johnson et al., 2000; Magrini, 2003). 

Entrambi gli effetti riguardano un ampio spettro di specie, dai piccoli passeriformi ai grandi veleggiatori, ai Chirotteri, agli invertebrati, ecc.. In particolare risultano particolarmente minacciati gli uccelli rapaci e i migratori in genere. 

In relazione agli effetti diretti, a mitigazione di tale rischio, nei progetti si richiama la velocità ridotta delle nuove turbine. Questa considerazione può essere matematicamente ridimensionata: la velocità periferica delle pale rimane elevata perché la riduzione della velocità di rotazione è compensata dall’aumento delle dimensioni del rotore e quindi la velocità max delle pale alle punte potrebbe essere ridotta dai 370 Km/h ai “soli” 280 Km/h. vulnerabili (rapaci) contribuendo a trend negativi delle popolazioni. 

Quest’ultimo tipo di impatto puoì essere valutato in un’area nel raggio fino a 500-800 m dall’aereogeneratore. Se si considerasse il raggio di 500 m., le prime 500 torri eoliche gia’ realizzate sui Monti Dauni al 2005 si traducono in un impatto disastroso. 

Anche le aree caratterizzate da coltivi estensivi cerealicoli, giudicate sommariamente colonizzabili da progetti di questo tipo, pur avendo una importanza naturalistica inferiore rispetto alle aree a pascolo o incolte, non possono essere assolutamente banalizzate nella valutazione complessiva. 

Queste zone, infatti, rappresentano comunque un ecosistema, agronomico per l’appunto, che sostiene diverse specie ornitiche: le aree agricole tradizionali europee di pianura o bassa collina rappresentano l’habitat di 120 specie di uccelli, nidificanti o svernanti, classificate da BirdLife International come meritevoli di tutela (SPEC: Species of European Conservation Concern). Inoltre và considerato il valore aggiunto di tali zone che si collocano in maniera strategica tra le aree a più elevata naturalità. 

Dall’analisidella bibliografia (es. Sigismondi et ali.1996, 2003) si rileva come le colture cerealicole svolgono un ruolo integrativo ai pascoli e alle steppe, ad esempio come aree trofiche per il Grillaio, senza considerare il periodo di passo migratorio. 

Analizzando l’impatto sui migratori si vuole sfatare con fermezza un altro luogo comune, strumentalmente e puntualmente citato nei progetti eolici, secondo il quale le migrazioni di questi animali avvengano solo a quote di diverse centinaia di metri: l’altezza del volo è infatti condizionata da molteplici variabili ambientali, meteorologiche, dall’altitudine relativa, dalla morfologia del suolo, dalla formazione di termiche (nel caso di uccelli veleggiatori), ecc.. Sulla scorta di vari studi e di osservazioni dirette e consolidate in tutta Italia, se ne può concludere che molte specie come Gru, Cicogne o rapaci veleggiatori migrano tranquillamente anche ad altezze contenute entro i 150 m, spesso sfruttando le aree agro-pastorali scoperte per conciliare le attività trofiche di predazione (es. rapaci del genere Circus o lo stesso Grillaio), o per sfruttare le formazioni di correnti termiche ascensionali o concentrazioni di ventosità nei pressi di conformazioni dell’orografia del territorio (Gru, Cicogne, rapaci). 

Un rapporto del 2001, commissionato dalle autorità spagnole ad un esperto (Dr. Lekuona), evidenzia valori di mortalità (collisione/torre/anno) riscontrati in 5 diversi impianti eolici da cui si ricava che in un anno nei 5 impianti considerati perdono la vita almeno 7.250 uccelli. 

Significativi sono i dati preliminari riferiti agli anni 1997-99 di studio (Janss et ali., 2001), in quanto è uno dei pochi esempi in cui il monitoraggio è iniziato prima della costruzione dell’impianto eolico, pertanto, offre un quadro pre e post costruzione del parco eolico. Si evidenziano i cambiamenti nell’uso dello spazio e nella densità dei nidificanti per sei specie di rapaci: Gheppio (Falco tinnunculus), Astore (Accipiter gentilis), Biancone (Circaeuts gallicus), Pellegrino (Falco peregrinus) e Aquila del Bonelli (Hieraaetus fasciatus). Delle sei specie di rapaci diurni nidificanti, tre sono praticamente scomparse dall’area di studio dopo la costruzione della centrale eolica, il Gheppio pur evitando l’area, mantiene all’esterno dell’impianto la normale densità. 

In Norvegia, nei primi 5 mesi di funzionamento (agosto-dicembre 2005) della nuova centrale eolica di Smola, sono stati rinvenuti, pur senza alcuna indagine metodologica e sistematica, ben 11 esemplari della locale popolazione di Aquile di mare (Haliaetus albicilla) morti a causa della centrale. La popolazione è ritenuta ora seriamente minacciata per l’incidenza di questa ed altre centrali in fase di realizzazione, suscitando contestazioni di esperti approdate in sede di Commissione Europea. 

Per quanto riguarda la perdita di habitat e gli effetti sulla densità delle specie, è stato calcolato che gli impatti indiretti determinano, una riduzione della densità di alcune specie di Uccelli, fino ad una distanza di 500 metri, nell’area circostante gli aerogeneratori, (Meek et al., 1993; Leddy et al., 1999; Johnson et al., 2000), anche se altri autori (Winkelman, 1995) hanno rilevato effetti di disturbo fino a 800 m ed una riduzione degli uccelli presenti in migrazione o in svernamento. Relativamente all’Italia, Magrini (2003) ha riportato come nelle aree dove sono presenti impianti eolici, è stata osservata una diminuzione di uccelli fino al 95% per un’ampiezza fino a circa 500 m dalle torri. 

Erickson et ali. (2001) offrono un panorama completo degli studi esistenti sulla mortalità degli uccelli associata a collisioni con diversi tipi di infrastrutture, fra cui le turbine eoliche. Per quanto riguarda gli uccelli acquatici, pivieri e anatre in generale, sembra che un alto numero di collisioni sia da associare alla vicinanza degli aereogeneratori agli specchi d’acqua. Per i passeriformi, viene riconfermato il rischio maggiore durante la migrazione, specialmente di notte. Viene infine riportato il caso di un singolo evento in cui, nell’area di Buffalo Ridge, Minnesota, si ebbero, in una sola notte, 45 collisioni (tutti passeriformi) con solo due turbine. 

Recentemente (2004) anche F. Bairlein, Institute of Avian Research – Germany, smentisce altri luoghi comuni adottati dalle tesi pro-eoliche sul comportamento degli uccelli, in particolare migratori, in relazione ad impianti eolici. Attraverso studi condotti con l’ausilio di tecnologie sofisticate come radar, visori notturni e termici, affiancati alle osservazioni dirette e alle metodologie classiche, è stato evidenziato l’effetto diretto “desertion”, ovvero la riduzione di densità della fauna selvatica nel raggio di oltre 500 m dalle torri eoliche. E’ individuata l’altezza del volo in migrazione che, pur abbracciando un notevole spettro altimetrico, si concentra maggiormente in un fascia compresa tra 50 e 150 m di altezza con particolare densità nelle ore notturne. Inoltre di particolare criticità sono gli impianti realizzati nella fasce di transizione orografica tra zone basse e aree in cresta, nonché gli effetti barriera e il rischio di collisione nella realizzazione di impianti eolici industriali. 

Purtroppo và sottolineato come proprio le aree aperte e a pascolo, e quindi ritenute “povere” sia economicamente (rispetto ai coltivi intensivi) che sul piano ambientale (rispetto ai boschi), sono quelle maggiormente ricercate per tali insediamenti ma anche quelle di maggiore importanza per le attività trofiche di un gran numero di specie faunistiche. A puro titolo di esempio anche il parere dell’INFS -Istituto Nazionale Fauna Selvatica -, a proposito della compatibilità ambientale di centrale eoliche nelle Murge, nelle considerazioni di natura generale e non strettamente attinenti allo specifico, cita testualmente:

“Le esperienze maturate in questi ultimi anni in diversi paesi extraeuropei ed europei indicano chiaramente come le centrali eoliche possano determinare un impatto rilevante sull’avifauna. E’ stato dimostrato che i generatori eolici sono causa diretta di mortalità per collisione per numerose specie; a cadere vittima di tali incidenti sono tutti gli uccelli in generale, tuttavia i rapaci ne risentono in modo particolare, sia per la taglia generalmente medio-grande, sia per la loro ecoetologia. I dati disponibili in bibliografia evidenziano come l’impatto degli aereogeneratori, pur risultando variabile da caso a caso in relazione a numerosi fattori, sia in grado di influenzare negativamente la dinamica di una popolazione incidendo in modo significativo sul suo stato di conservazione.

Biancone impattato presso un impianto eolico in Navarra

Biancone impattato presso un impianto eolico in Navarra

 

E’ stato evidenziato come le torri possano indurre un cambiamento nel comportamento degli uccelli, portandoli a modificare le abituali direttrici di volo e a disertare le aree poste nelle vicinanze dei generatori. Tale circostanza fa si che la realizzazione di impianti eolici si traduca per molte specie (anche sedentarie, ndr) in una perdita di habitat effettiva di gran lunga superiore a quella teorica deducibile dal solo computo delle superfici su cui insistono i piloni, le strade e le altre strutture accessorie. Ad aggravare l’impatto negativo sugli habitat naturali concorre anche l’effetto frammentazione legato alla realizzazione di strutture lineari che interrompono la continuità ambientale del territorio, rendendolo meno idoneo soprattutto alle esigenze delle specie di maggiori dimensioni e poste all’apice della catena alimentare, le quali necessitano di vasti territori ove ricercare le prede e ove trovare luoghi idonei alla riproduzione.” 

“… si sottolinea come gli uccelli migratori siano particolarmente vulnerabili nei confronti degli impianti eolici dal momento che non dispongono di una buona conoscenza del territorio in cui si muovono e spesso vola-no in condizioni di visibilità scarse (molte specie migrano prevalentemente di notte).” 

“….. si è del parere che le considerazioni sopra riportate debbano indurre le Autorità competenti ad avviare una dettagliata istruttoria tecnica…. Tale istruttoria dovrebbe nti a breve distanza…. L’impatto sull’avifauna dovrebbe essere valutato in relazione soprattutto alle diverse specie prioritarie presenti nell’area in oggetto, considerando sia le popolazioni nidificanti, sia quelle svernanti o migratrici.”. 

Quasi tutte le regioni italiane, ma in particolare quelle del Mezzogiorno, sono colpite dalla invasione incontrollata di “piantagioni” di piloni eolici: dall’Abruzzo e dal Molise alla Campania, alla Calabria e alla Sicilia centinaia e centinaia di torri eoliche aggrediscono e assediano Parchi Nazionali e Regionali, Riserve Naturali, SIC, ZPS, IBA. Per Capovaccaio, Grifone, Aquila del Bonelli e Aquila reale, Grillaio, Nibbio reale, Cicogna nera, Lanario, Biancone e tante altre specie di uccelli, ma anche per Pipistrelli, Lupi ed Orsi, le centrali eoliche costituiscono oggi il principale fattore di minaccia, attuale o potenziale a breve. Molte di queste specie sono considerate, a livello europeo, ad assoluta priorità di conservazione.