Lettera di Ezio Marcello Pelino
Ma a quali amministratori abbiamo affidato i nostri paesi, la nostra valle? Distruggono con la sinistra quello che è stato costruito con la mano destra, con fatica e testardaggine abruzzese. Ce n’era voluto per far entrare Introdacqua nel club esclusivo dei borghi più belli d’Italia, per farlo presentare, in uno speciale annullo filatelico, insieme al top turistico nazionale, accanto alle tre cime di Lavaredo, a Casamicciola terme, alla Marmolada. E ancora prima, molto prima – ora è il secolo – c’erano volute la genialità precorritrice dei tempi e la perseveranza del cugino di Benedetto Croce, Emilio Sipari, per superare le mille trappole della burocrazia e ottenere l’istituzione del Parco nazionale d’Abruzzo, il primo in Italia assieme al Gran Paradiso. Per tutelare la bellezza della natura – il patrimonio più pregiato della nostra regione – con la preveggenza del turismo prossimo venturo. Figli di questa filosofia ambientale ed economica sono il recente “Parco della Maiella” e l’ altrettanto nuova Riserva naturale regionale “Monte Genzana-Alto Gizio”, sito d’importanza comunitaria. Sono le nostre montagne sulle quali abbiamo passato la gioventù e dove torniamo per recuperare un interiore equilibrio e riconciliarci con noi stessi e con il mondo. Sono le montagne degli orsi, dei lupi, delle aquile reali. Dove, appena ieri, la mano destra ha reintrodotto i grifoni mentre la mano sinistra li consegna alla possibile morte da pala eolica. Perché, non ci si crederà , ma i consigli comunali di Introdacqua e Bugnara, all’unanimità, cosa rarissima in Italia, hanno deciso di destinare a centrale eolica questo residuo paradiso, consegnandolo ad una ditta sconosciuta. Si conosce solo la provenienza, Napoli, non la storia aziendale nè la consistenza patrimoniale. Inutilmente si cerca in internet: la ditta Nordest non esiste. A questa sconosciuta si concede, per giunta, carta bianca per subappaltare ad libitum. E’ inaudito che senza consultare i cittadini ci si appresti a svendere per 30 denari la montagna madre, distruggendo un futuro turistico indeterminato. Ventotto torri , alte 80 metri, con pale di 46 metri, sfregeranno il crinale che corre alla sommità della verde valle di S.Antonio. Un’ apocalisse. Tutte le associazioni ambientaliste sono sul piede di guerra, Ad esclusione di Legambiente. Nel Paese dei conflitti d’interesse persino sfrontatamente esibiti, questa associazione partecipa a livello nazionale al ricco business dell’eolico. Business per pochi ovviamente non per le popolazioni, alle quali si strappa l’anima. Le montagne sono l’identità spirituale di un paese. Prossimamente con questi mercanti del tempio della natura alzeremo il tiro, svenderemo la Maiella e il Gran Sasso.
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