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Il signore del vento

Segnaliamo questa intervista apparsa su Economy a Vito Nicastri, inquisito in Sicilia per l’operazione Eolo relativa all’infiltrazione della mafia nel business eolico.

Ho girato circa 300 megawatt di eolico a Veronagest, un altro centinaio agli spagnoli di Endesa, ancora 100 megawatt ad Alerion, una settantina ad Acea Electrabel, una cinquantina ai danesi di Greentex e ne ho sviluppati almeno altri 200 per il mio grande maestro, l’avvocato Oreste Vigorito.
Che è accusato, insieme con lei, dalla procura di Avellino di avere truffato lo Stato per un finanziamento di 30 milioni di euro per un parco eolico. Che ne dice?

Vigorito è stato un autentico genio del business eolico. Con lui c’è stato un biennio intensissimo di lavoro in comune. Io sono stato il suo agente in Sicilia. E mi spiace che ora lui prenda le di stanze e scarichi su di me responsabilità che non ho. Ciò non toglie che io continui ad avere una grande considerazione di chi mi ha insegnato tutti i segreti del business dell’eolico.

Vito Nicastri, il «signore del vento», come lo ha definito il Financial Times, è l’uomo che tra il 2002 e il 2006 ha ottenuto il più alto numero di concessioni in Sicilia per costruire parchi eolici per un migliaio di megawatt, poi rivendute ai principali operatori del settore. Dopo queste performance affaristiche e dopo la recente disavventura dell’Operazione Eolo otto arresti e decine di inquisiti dalla procura di Trapani per un parco eolico di Mazara – dove appare come «parte di un gruppo affaristico-mafioso», ha deciso di riciclarsi nel fotovoltaico.

A 53 anni, nonsi può certo dire che non conosca il mestiere. Infatti è lui che, una ventina d’anni fa, ha riempito la Sicilia di impianti fotovoltaici da mezzo kilowatt. Lui che conosceva alla perfezione la legge 308 del 1982, che dava i primi contributi a fondo perduto. Lui che trattava con i politici della Regione Siciliana e i burocrati che firmavano le delibere.
Lui che, con questo sistema, ha realizzato più di 6 mila piccoli impianti e generato centinaia di milioni (in lire) di tangenti destinate al finanziamento dei partiti tramite l’assessore all’Industria dell’epoca, Luigi Granata, socialista, politico emergente di quella giunta regionale guidata da Rino Nicolosi che nel 1994 sarebbe finita nei processi della Tangentopoli siciliana.
Nicastri in quella lontana Tangentopoli c’era dentro, mani e piedi. «Ma io ho patteggiato» ammette oggi con Economy, che lo ha incontrato per farsi raccontare
com’è stato possibile che l’amministratore unico della Eolo Costruzioni di Alcamo sia diventato il personaggio chiave del più grande e controverso affare delle energie rinnovabili in Sicilia.
Lei è riuscito ad avere queste autorizzazioni perché sa trattare con la mafia, oltre che con i politici locali. L’Operazione Eolo lo dimostra.
Tra gli arrestati c’era anche un insospettabile imprenditore del Nord, Luigi Franzinelli,
trentino, che fa affari con il gruppo Fri-el, un grande operatore delle energie rinnovabili di Bolzano, e che in Sicilia non disdegna di appoggiarsi a personaggi come Melchiorre Saladino, uno che si vanta di parlare e di trattare in nome e per conto
del boss Messina Denaro. Saladino e Franzinelli sono in galera e io
sono qui a rispondere alle sue domande.
Così come ha risposto alle domande dei magistrati. Com’è andata?
Sono stato interrogato dall’Antimafia di Palermo e presumo di essere
stato intercettato per mesi nell’ambito di questa Operazione Eolo. L’unica cosa emersa è che lo sviluppo dei parchi eolici è – anzi, è stato – il mio mestiere. Ho ottenuto centinaia di autorizzazioni, tutte legittime, regolari, con il visto delle sovrintendenze e le valutazioni di impatto ambientale.
Ho fatto il lavoro del «developer», lo sviluppatore, che solo in Sicilia ha i contorni della contiguità mafiosa.
Per così tante autorizzazioni bisogna trovare le strade giuste.
Non c’è riuscito neanche un colosso come l’Enel…
Ma l’Enel sa convincere i contadini a cedere in affitto i terreni su cui costruire i parchi eolici? Sa presentare adeguatamente i suoi progetti ai vari funzionarii e dirigenti locali e regionali chiamati a dare il proprio parere? Io negli anni Ottanta e Novanta ho fatto finanziare 6 mila piccoli impianti fotovoltaici in tutta la Sicilia. Ho esperienza, competenza, conoscenze e uno staff di oltre cento collaboratori, regolarmente assunti,
che sanno bussare alla porta di qualsiasi ufficio.
Però non c’è mai nessuno, in Sicilia, che fa niente per niente. Vero?

Nessuno mi ha mai chiesto quattrini. Al massimo qualche assunzione.
L’esperienza nel minifotovoltaico mi è servita a creare una rete di relazioni indispensabile quando si ha a che fare con la Pubblica amministrazione. E io so trattare tutti in modo «grazioso», come si dice dalle mie parti.

Questo il segreto: le buone relazioni con la Pubblica amministrazione.
È stato per anni un settore ampiamente assistito: a valle, attraverso i cosiddetti Certificati verdi; e a monte, nella realizzazione degli impianti, con i contributi della legge 488.
Eolica del Vallo, la sua società coinvolta nell’Operazione Eolo, aveva
chiesto un finanziamento ex legge 488 di 16 milioni.
È solouna delle decine di società-veicolo che ho costituito e ceduto a operazione conclusa come fa un qualsiasi sviluppatore immobiliare quando è riuscito a ottenere la concessione edilizia. Eolica del Vallo, quando ha chiesto il finanziamento della 488, era stata già ceduta a Veronagest. Io sono solo uno sviluppatore, non ho un megawatt di eolico e le società-veicolo sono state tutte vendute.
A chi ha ceduto tutte le sue attività?
A grandi operatori del settore.

E quanto ci ha guadagnato?

Forse una trentina di milioni di euro. Ma è difficile fare i conti, perché in genere le transazioni sono complesse e le società passano da più mani prima di finire ai grandi gruppi industriali che realizzano i parchi eolici. Se io ho incassato una trentina di milioni, quelli che hanno fatto affari con me ne hanno guadagnati molti, ma molti di più.
Possiamo provare a fare un elenco?
Ho girato circa 300 megawatt di eolico a Veronagest, un altro centinaio agli spagnoli di Endesa, ancora 100 megawatt ad Alerion, una settantina ad Acea Electrabel,
una cinquantina ai danesi di Greentex e ne ho sviluppati almeno altri 200 per il mio grande maestro, l’avvocato Oreste Vigorito.

Che è accusato, insieme con lei, dalla procura di Avellino di avere truffato lo Stato per un finanziamento di 30 milioni di euro per un parco eolico. Che ne dice?

Vigorito è stato un autentico genio del business eolico. Con lui c’è stato un biennio intensissimo di lavoro in comune. Io sono stato il suo agente in Sicilia. E mi spiace che ora lui prenda le di stanze e scarichi su di me responsabilità che non ho. Ciò non toglie che io continui ad avere una grande considerazione di chi mi ha insegnato tutti i segreti del business dell’eolico.

Ma ora il business dell’eolico è finito il futuro è il fotovoltaico e io ho già presentato alla Regione nove progetti di parchi solari. Quattro – per 40 megawatt – sono stati opzionali da Endesa e altri tre, per circa 70 megawatt, li sto vendendo a un altro gruppo spagnolo che non ci tiene a far sapere di essere in affari con Vito Nicastri. E, per finire, gli ultimi due impianti, da 10 megawatt ciascuno, tra Mazara e Castelvetrano. Penso che li terrò per me. Non posso fare lo «sviluppatore»
a vita.
Insomma, ora diventa produttore di energia fotovoltaica.
Vuole defilarsi?
Penso di avere creato un gruppo che se non fosse radicato in Sicilia sarebbe rispettato dal mercato. Ora, grazie anche al piano energetico voluto dal presidente della
Regione, Raffaele Lombardo, ci sono tutte le condizioni per produrre energia e lavorare per lo sviluppo della Sicilia.
E poi, se si fanno i conti, ci si accorge che anche con il fotovoltaico non si campa male.

Scritto da: Via dal Vento 29 maggio 2009 Archiviato in Criminalità, Sicilia.

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