Nell’ambito dell’intervento di sostegno finanziario (“bail-out”) concesso dall’Unione Europea al Poortogallo per uscire dalla crisi finanziaria una parte delle azioni richieste riguarda l’incentivazione alle fonti rinnovabili, chiedendo una revisione delle tariffe (anche retroattiva) per i generatori. L?UE così prima chiede i Paesi membri di raggiungere obbiettivi spesso irrealizzabili e poi si accorge che questi obbiettivi sono troppo costosi e impone di intervenire. Queste le richieste al Portogallo:
- Rivedere l’efficienza degli schemi di supporto alla cogenerazione e proporre azioni per ridurre la tariffa feed-in alla cogenerazione
- Valutare in un rapporto l’efficienza del corrente schema di supporto per le rinnovabili
- Per i contratti esistenti, valutare la possibilità di accordarsi su una rinegoziazione per una tariffa più bassa
- Per i nuovi contratti abbassare gli incentivi e assicurarsi che i produttori non siano eccessivamente remunerati in modo che continuino a ridurre i costi, attraverso tariffe decrescenti.
- Le decisioni sui nuovi investimenti in rinnovabili, in particolare nelle tecnologie meno mature, dovranno essere basate su una rigorosa analisi in termini di costi e edi effetti sui prezzi dell’energia
- Ridurre i ritardi e le incertezze nei procedimenti autorizzativi.
A quanto sembra l’Unione Europea impone al Portogallo di prendere le stesse misure che tanto scandalo hanno suscitato in Italia con accuse di violare le norme europee. Si conferma che on vi è alcun diritto immutabile alle tariffe esistenti e che tagli retroattivi sono possibili e, in questo caso, auspicati dall’Unione Europea, la quale peraltro dovrebbe riflettere sugli effetti economici che hanno avuto gli obblighi in materia di rinnovabili.
Fonte: PORTUGAL: MEMORANDUM OF UNDERSTANDING ON SPECIFIC ECONOMIC POLICY CONDITIONALITY, pag. 24
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