Pronta la delibera dell’Emila Romagna che recepisce le Linee Guida sulle fonti rinnovabili

L’Emilia Romagna ha preparato la delibera con cui si recepiscono le linee guida nazionali individuando le zone della Regione dove l’installazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili è vietata e regolamentata.
Pubblichiamo le conclusioni di Alberto Cuppini, portavoce per l’Emilia Romagna della Rete di Resistenza sui Crinali, il coordinamento dei Comitati che si battono contro l’eolico selvaggio nell’Appennino settentrionale.

Mi limiterò a commentare le conclusioni per quello che riguarda la fonte eolica. Anzi, come portavoce dell’Emilia Romagna della Rete della Resistenza sui Crinali, la sola fonte eolica-industriale, trascurando il “mini-eolico”.
Tutte le osservazioni fatte in occasione della pubblica audizione del 14 luglio scorso rimangono valide tranne la definizione della soglia minima di produttività, portata (mi piace pensare che abbia contribuito un poco anche il mio intervento in quella sede istituzionale) da 1200 (una cifra risibile) a 1800 ore.
Questo limite varrà in ogni condizione, in Emilia Romagna, per definire le aree idonee all’eolico. A pag. 18 leggiamo che sono tali “le aree agricole nelle quali gli impianti risultino di elevata efficienza in termini di alta produttività specifica, definita come numero di ore annue di funzionamento alla piena potenza nominale, comunque non inferiori a 1800 ore annue.”
Ricordo che tale numero si ricava (grossolanamente) dividendo l’energia elettrica prodotta da un impianto nel corso di un anno per la sua potenza nominale.
In altre parole, per fare capire il valore di questa norma con un esempio: l’impianto di Casoni di Romagna non avrebbe superato questa soglia minima, se non nei pii desideri (ma saranno stati davvero desideri o si sapeva benissimo che non era così?) degli installatori dell’impianto che prevedevano una produttività superiore alle 2000 ore all’anno, per superare le obiezioni del locale comitato che (a ragione) contestava la sostenibilità dell’impianto una volta cessati gli incentivi pubblici.
Purtroppo, contrariamente alle nostre insistenze per meglio precisare quel limite, le linee guida non precisano chi, quando e come debba rilevare tale soglia minima di 1800. Dovrà perciò essere compito dei singoli comitati e, in loro assenza, delle associazioni ambientaliste fare accertare il limite ogni volta. Questo limite appare particolarmente importante e viene riaffermato più volte nel testo delle linee guida. Già a pag. 10 leggiamo: “Per quanto riguarda gli impianti da energia eolica, si è ritenuto di favorire la realizzazione di quelli che risultino di elevata efficienza in termini di alta produttività specifica, definita come numero di ore di funzionamento alla piena potenza nominale.” Raccomando perciò a tutti, in futuro, di insistere su questo punto, pretendendo la pubblicità dei dati anemometrici e scrupolosi controlli pubblici sugli stessi. Ogni precedente aiuterà tutto il nostro movimento.
La soglia a 1800 metri permetterà di raggiungere comunque gli obiettivi di potenziale installato previsto nei piani energetici ma eliminerà, se i controlli saranno efficaci, le più volgari speculazioni a danno del territorio. Ricordo a questo proposito che nell’anno 2009 (dato ufficiale più recente a disposizione) gli impianti eolici dell’Emilia Romagna hanno avuto una produttività complessiva di 1265 ore (!).

Scarica la delibera dal titolo “Individuazione delle aree e dei siti per l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica mediante l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili eolica, da biogas, da biomassa e idroelettrica.”

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