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100 torri eoliche per l’Appennino Ligure?

Trasmettiamo l’accorato appello di Giovanni Gabriele del Consiglio Regionale ligure di Italia Nostra:

Mercoledì 28 gennaio, sarà approvato dal Consiglio Regionale l’aggiornamento del Piano Energetico regionale per l’energia eolica.E’ un provvedimento che porterà la potenza da 8 MW a ben 120 MW, con un incremento di ben 15 volte quella prevista nel vecchio piano e tutti i siti scelti sono su crinali senza nessun rispetto verso il paesaggio dell’entroterra ligure e del Piano Paesaggistico vigente.

E’ stato inviato a tutti i consiglieri in carica un appello a cui, per ora, ha risposto solo Francesco Bruzzone che ha affermato di condividere i nostri giudizi circa l’eolico e ribadendo che il suo atteggiamento in commissione è stato tutt’altro che favorevole anche per altre motivazioni ritenendosi a disposizione per quant’altro.

Ecco il testo dell’appello.

“Con l’approvazione della P.A. n. 183 “Aggiornamento degli obiettivi del Piano Energetico Regionale Ligure -PEARL- per l’energia eolica, il Consiglio Regionale si renderà responsabile di aver individuato siti considerati potenzialmente idonei all’installazione di nuovi impianti.

Non sono siti idonei quelli scelti perché sono tutti in zone interne con un elevato e unico fattore paesaggistico e le pale non calano dal cielo, ma hanno un indotto di strade, scassi, fondazioni che si approfondiscono per diecine di metri e per tanti altri elementi che non sono stati presi in considerazione.

Con questa deliberazione, si farà esultare quell’esercito di piazzisti e mediatori che battono ad uno ad uno, anche in Liguria, i piccoli comuni appenninici (spesso in bolletta ed in cerca di nuove risorse a tutti i costi) per proporre installazioni di pale eoliche che, in un contesto come quello dei nostri crinali, non potranno che avere un alto impatto sul paesaggio, ossia su un perno delle risorse ambientali e turistiche della nostra regione.

Poco importa se il risparmio energetico non è comunque incentivato dalla pubblica amministrazione (prima sciupona di corrente elettrica per antonomasia).

Per quale motivo l’installazione di aerogeneratori sia diventato un grosso business per pochi, ed una spesa per tutti, è presto detto: l’Italia garantisce le sovvenzioni pubbliche più alte d’Europa a questi impianti , sia che il vento sia tanto sia che sia poco.

La legge impone alle società che inquinano (ENEL compresa) di attenuare i propri peccati comprando i cosiddetti ”certificati verdi” dai produttori di energia pulita.

Grazie al prezzo generoso dei certificati italiani e alla riduzione dei costi di produzione, pagata dal contribuente, l’Italia viene descritta nei report delle banche d’affari come il paese della cuccagna.

Lo Stato italiano paga 200 euro per lo stesso megawatt che nei maggiori paesi europei vale 80. Sono molte le autorizzazioni concesse, un buon numero le turbine montate e pochi i megawatt poi davvero “introdotti” nella rete elettrica nazionale.

La firma dei dirigenti regionali sul pezzo di carta che dà il via libera, ad esempio, a una centrale da 30 megawatt (con tanto di strade di accesso sui crinali, elettrodotti e sfregi al paesaggio connessi) vale quindi 15 milioni di euro. E le chiavi di questo forziere sono in mano alla politica.

Non stupisce quindi che un’amministrazione regionale come quella che attualmente governa la Liguria, che dell’oltraggio al territorio (coi nuovi porticcioli, un piano paesistico colabrodo, funivie appenniniche mangia-soldi, via libera a piani regolatori comunali cementificatori), ha fatto quasi uno stile di vita, si accodi all’idea di disseminare anche da noi impianti ingombranti, rumorosi e sfascia-suoli.

Dove finiranno le programmate 140 nuove pale eoliche di cui a fine gennaio si discuterà in Consiglio Regionale ?

Ad oggi la pianificazione di queste installazioni non sembra rispondere a criteri di basso impatto paesistico e di produttività, ma semplicemente ad assemblare le semplici richieste sinora pervenute dalle aziende interessate. Preoccupa il fatto che un sindaco che sta in carica 5 anni, possa determinare scelte che avranno effetti sull’assetto territoriale per generazioni.

Riteniamo, pertanto, che l’aggiornamento che questo Consiglio Regionale andrà a votare, è per sua natura e per impostazione viziato da incostutizionalità, non rispettando vincoli preesistenti, ma soprattutto quanto prescrive l’articolo 9 della nostra Costituzione.

Caro consigliere, il tuo voto deve essere dato dopo una meditata riflessione sulle conseguenze che subirà il territorio della nostra Liguria.

In VI Commissione è stato scritto che Italia Nostra ha dichiarato che i criteri adottati sono ritenuti troppo poco restrittivi.

Il nostro appello ai consiglieri è di emendare profondamente il contenuto di questo piano o di non votarlo, tenendo conto anche di quanto ha esposto questa associazione in sede di Commissione.

Dal punto di vista ammistrativo la delibera che andrete a votare, se formulata nell’impostazione data, sarà certamente respinta dai giudici competenti in materia o attraverso il ricorso amministrativo straordinario al Presidente della Repubblica per palese incostituzionalità”

Consiglio Regionale di Italia Nostra

Giovanni Gabriele

Scritto da: Via dal Vento 28 gennaio 2009 Archiviato in Liguria.

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