Una nota di Fabio Valentini, segretario di Mountain Wilderness

Una nota di Fabio Valentini, segretario di Mountain Wilderness Italia sul ruolo di Associazioni e comitati nella resistenza all’eolico

Cari amici, ho partecipato anch’io ieri sera ad Imola, e mi unisco ai complimenti dell’amico Alberto. Ma vorrei dire qualcosa in più, che ieri sera non ho detto perché già la presenza del “mio” presidente rappresentava più che degnamente l’associazione e per lasciare spazio ai veri protagonisti di questa campagna di resistenza.
I comitati locali si rivolgono alle associazioni nazionali, grandi o piccole che siano, in cerca di aiuto per avere visibilità e poter far giungere la propria voce al di fuori dei territori di competenza, a volte anche all’interno dei territori stessi dove l’insensibilità delle amministrazioni e i poteri degli interessi economici non lasciano spazio alla diffusione delle idee alternative e della difesa dei propri diritti. Ed è giusto, anzi doveroso che le associazioni nazionali rispondano a questo appello e sostengano questi comitati, diano loro una mano, e dove possibile si cerchi di metterli in rete perché -appunto uscendo dalle proprie realtà territoriali- si rendano conto che non sono soli, che possono condividere esperienze simili con altri e riunirsi per un obiettivo comune, perché l’unione fa la forza.
A questo punto però il discorso si rovescia: siamo noi, le associazioni nazionali, ad avere bisogno di voi. Ad avere bisogno di persone preparate che vivono nei territori e li presidiano, che hanno forti motivazioni e coinvolgimenti personali importanti, che lottano fino al perseguimento dell’obiettivo e una volta raggiunto si dichiarano soddisfatti; ormai la soddisfazione è sentimento raro, siamo sempre più incarogniti nell’eterna rincorsa al raggiungimento di obiettivi impossibili e non sappiamo dare valore ai risultati intermedi ottenuti lungo il percorso. Senza di voi non ci sarebbero i risultati, non ci sarebbe quell’energia positiva che spinge ad indignarsi, a non mollare, a continuare a combattere perché si crede in un futuro migliore attraverso l’impegno individuale di ognuno.
Di questo io ringrazio tutti voi, chi conosco e chi non conosco, chi ci ha messo la faccia e chi ha lavorato dietro le quinte. Come diceva Gandhi, in una frase giustamente ripresa dalla campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua, “prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci”; dopo essere stati ignorati e derisi, ora siamo alla fase del combattimento. Crediamo in questa possibile vittoria.
Un caro saluto, e a presto.

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