Basilicata: troppe volte i progetti sono andati avanti nonostante servisse una nuova procedura»

Un articolo di Vitantonio Iacoviello, Presidente della sezione di Italia Nostra Vulture-Alto Bradano apparso sul quotidiano della Basilicata:

Dovrebbe proprio essere arrivato il momento di sospendere tutto in autotutela e di accertare eventuali responsabilità, anche economiche, oltre che amministrative e penali ove ne ricorressero gli estremi.
Mi riferisco all’eolico, grande, piccolo o medio che sia. Con tutte le conseguenze del caso, derivanti dal fatto di aver escluso i cosiddetti “piccoli” impianti, sberle di pali di più di 50 metri di altezza, dalla potenza fino a ben mille chilowatt dalla necessità di ricorrere alla autorizzazione unica regionale. L’iter di questa Autorizzazione Unica, insieme con quanto previsto dal piano regionale Piear, dal relativo Disciplinare applicativo e dalle Linee guida nazionali, comporta un esame complesso che darebbe un minimo di garanzie per la tutela del paesaggio e per la salute e sicurezza dei cittadini, nonché del valore delle loro proprietà. Sulla carta.
Sono quasi tutte sulla carta le tutele, perché poi quando si va nella pratica applicazione, si sacrificano il paesaggio e l’interesse dei cittadini lucani alla presunta prevalenza, rispetto a questi valori, della produzione di energia da rinnovabili. Eppure fior sentenze sanciscono il contrario.

Non solo. Si continuano ad approvare progetti dopo variazioni intervenute durante l’istruttoria che a norma di legge richiedono la presentazione di un nuovo progetto. E’ il caso del progetto eolico Zefiro nei dintorni di Matera, la cui autorizzazione è stata annullata dal Tar di Basilicata. Fra le motivazioni dell’annullamento v’è proprio il fatto che gli esaminatori avevano considerato non sostanziali le modifiche apportate nel corso dell’istruttoria e le avevano approvate d’ufficio senza far ripresentare ex novo la richiesta di autorizzazione unica. Tutto questo solo nel caso del progetto Zefiro? Eh no, purtroppo proprio no. Ho fondati timori che, se andiamo a riesaminare tutti i progetti in buona parte di essi troveremo lo stesso problema.
Ancora qualche esempio? L’unico progetto finora approvato su Lavello, quello Winderg poi divenuto Tivano, presenta una variazione non solo sostanziale, ma mastodontica, consistente nello spostamento di alcune pale ben al di fuori dell’area del precedente progetto. Sempre a Matera, si sono approvati due impianti eolici, quelli della Meltemi e della Asja. Leggo sul Quotidiano del 12 febbraio scorso, a proposito di quello della Meltemi, che bastarono le assicurazioni del progettista circa l’opportunità dello spostamento dell’impianto e quelle del dirigente dell’ufficio che le variazioni erano “non sostanziali” e che erano migliorative ai fini della tutela delle valenze paesaggistiche ed ambientali per far approvare dette variazioni e quindi ottenere l’autorizzazione unica. In base a quale legge o criterio? Sulla parola. Ma , in quest’ ultimo caso come in altri,fa stupire l’affermazione del tecnico secondo cui (Il Quotidiano) «ormai quelle erano aree già compromesse paesaggisticamente dalla presenza delle infrastrutture Terna». Beh,questo poi è troppo, soprattutto alla luce di altre sentenze sulle quali abbiamo trattato in passato, secondo le quali non è assolutamente consentito aggravare la situazione paesaggistica sol perché già compromessa.

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