Eolico a Piansano: la lettera di un pastore

Dal blog del giornalista viterbese Daniele Camilli, che sta conducendo un’inchiesta sull’eolico in Tuscia, riceviamo questa lettera di Donato Eusebi, pastore a Piansano e membro del locale Comitato anti eolico:

La Tuscia non è la superficie morta del Lazio, come si vuole far credere. Io sono un pastore e ci vivo. La nostra è una categoria fantasma e in via di estinzione, per le troppe attenzioni speculative nei nostri riguardi. Noi (e non solo noi) viviamo il territorio 365 giorni all’anno, tutti gli anni. Nella V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale), si definisce il nostro territorio – crinale sud ovest del lago di Bolsena – banale e monotono. Una valutazione di parte che, a nostro avviso, rischia di declassarne la bellezza, assoggettandola alla cantierabilità. Con la prioritaria necessità di tutela dell’ambiente, si è alla fine stravolto il significato di interesse ed utilità pubblica. Eolico, fotovoltaico e biomassa sono oltre il senso stesso della loro applicazione, cioè il rispetto stesso dell’ambiente e di chi ci vive. A Piansano, a meno di quattro chilometri dal centro abitato, sorgeranno 30 torri alte 130 metri in appena 2.700 ettari di territorio. In pratica siamo in gabbia. Non a causa del vento modesto ed irrisorio, ma per i soldi che genera il richiamo degli incentivi. E questo è solo l’inizio. E tantomeno nessuno può chiamarsi fuori dai 532 MW di eolico e 1.887 MW di fotovoltaico. Potenze nominali, lontane dalle effettive produzioni. Piansano non ha però condiviso la scelta. Il tessuto sociale è spaccato, compromesso da un’imposizione. Perché non c’è stata alcuna informazione e nessun contraddittorio. Subire questo genere di democrazia, significa svilire il diritto-dovere alla partecipazione. Diritto-dovere che spetta a ognuno di noi. Inoltre, dalle nostre parti nessun ambientalista o politico che difende le energie rinnovabili senza se e senza ma, ha promosso o combattuto con altrettanta passione per il risparmio e l’efficienza energetica oppure per un’applicazione intelligente delle rinnovabili stesse. Non solo, ma sulla nostra terra ci è stato precluso ogni scenario di sviluppo agrituristico, ossia un futuro sano e possibile. Parliamoci chiaro, non è l’ambiente il vero malato di questo Paese. E chi non conosce, non può certamente cambiare in meglio”

Fonte: Daniele Camilli Blog.

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