Eolico in Val Bormida: risorsa o problema?

Un comunicato stampa dell’Associazione Italiana Wilderness:

Detto così sembra quasi una cosa buona, una cosa ecologica, ma con la realizzazione dell’ultimo progetto eolico a Montenotte, sulle colline del Monte Negino dove si svolse la storica battaglia napoleonica che ha dato il secondo nome a Cairo, si è inferto quello che è il peggior danno paesaggistico all’alta Val Bormida; ciò anche in spregio ai valori storici per i quali la Regione solo pochi anni or sono ha speso decine di migliaia di euro per turisticizzarli. Tre torri alte oltre 100 metri che dominano tutto il paesaggio formato dalla grande macchia verde dei boschi di Montenotte e della Valle del Rio Ferranietta e della sua neo Riserva Naturale Regionale; per non dire delle vie di accesso ai siti, vere “autostrade” che hanno sventrato boschi e colline per posizionare le torri! Se la prima trance di questo progetto restava nascosta dietro il crinale del Bric del Tesoro ed era visibile solo dalla riviera, le ultime tre torri che lo hanno completato, si sono affacciate sulla Val Bormida da un lato e sulle valli rivierasche dall’altro, tanto da sembrarvi al loro interno; tre torri che sono un pugno in un occhio per chi osservi il panorama dell’alta valle da qualsiasi angolazione o dall’autostrada Savona-Torino; tanto alte che sono visibili anche da alcuni scorci del fondovalle: moderni monumenti al Dio dell’ecologia, quel “Dio” che attraverso la politica sta violentando il pianeta con la scusa di salvarlo, in Italia facendo pagare a noi gli incentivi per realizzarli (perché senza gli incentivi – che poi bisognerebbe chiamare per quello che sono, ovvero finanziamenti pubblici ad imprese private: 10 miliardi e 400 milioni di euro – il gioco non varrebbe la candela!). Noi li paghiamo su ogni bolletta, loro – compresi i politici – incassano soldi!


Secondo gli stessi vertici della Regione, la Val Bormida dovrà di divenire la capitale dell’eolico regionale, perché, oltre ai già tanti progetti finora realizzati, altri ne sono in programma, ed uno addirittura sul crinale della bellissima ed integra Valle del Ferranietta, oggi Riserva Naturale della Regione: come se le pale eoliche fossero specie da proteggere, anziché orrendi monumenti della moderna civiltà e micidiali armi per lo sterminio di uccelli migratori (negli USA sono già state falcidiate da queste pale ben 2.900 Aquile reali da che le prime furono installate, venticinque anni or sono!). Per di più, per soddisfare ridicole percentuali del nostro fabbisogno energetico – ogni torre eolica non soddisfa che poco più di un migliaio di utenze –, e senza che ai cittadini sia stato detto a chiare lettere che queste centrali non sono eterne, come molti credono, ma hanno la durata massima di una ventina d’anni; poi andranno smantellate perché obsolete: né è stato loro detto che smantellarle costerà più di quanto si sta spendendo oggi per realizzarle, e che queste spese resteranno sul groppone dei Comuni che, per un piatto di lenticchie, le autorizzano (anche se qualche lenticchia finisce sempre per cadere dal piatto pubblico alle tasche private di qualcuno!).
Sui confini della Val Bormida c’è uno di questi monumenti che già rappresenta il loro fallimento, essendo in assoluto la prima di queste torri ad essere stata realizzata, oltre venti e più anni fa: si trova sul crinale della Langa di Montezemolo. Quella torre è ancora là, immota e improduttiva, monumento alla storia dell’eolico italiano, ma solo perché nessuno ha i soldi per smantellarlo: una cattedrale nel deserto! Quello che resteranno tra vent’anni o anche meno tutte le torri eoliche che coronano lo spartiacque della Val Bormida, da Montenotte a Bardineto, perché nessuno avrà i soldi per smantellarle e perché nel frattempo la tecnologia avrà già provveduto diversamente per la produzione di energia che non quella miseria di chilowatt prodotta dal vento a scapito della bellezza della nostra terra.
Ma la gente della Val Bormida non le vede queste oscenità? Non si rende conto che finirà per andare a cercare funghi attorno ad una foresta di pale eoliche? La provincia più boscosa d’Italia sta rischiando divenire la provincia più ricca di “alberi d’acciaio” d’Italia!
Nella nostra Costituzione la difesa del paesaggio è sancita come un diritto sacrosanto dei cittadini; evidentemente in Liguria, una delle Regioni d’Italia che ne vanta le radici col sangue di tutti i caduti per la Libertà, di quell’articolo della nostra Magna Charta non frega a nessuno in alto loco: i milioni di euro degli investimenti per l’eolico contano ben più degli skyline paesaggistici della Val Bormida

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