I “benefici” delle centrali eoliche in Basilicata

Un articolo di Vitantonio Iacoviello apparso sul Quotidiano della Basilicata:
Occupazione,”vivacizzazione” del nostro monotono territorio,inserimento di opere alte quanto grattacieli di cinquanta piani che “si autoescludono dalla vista” (questo arrivano a dire), abbellimento del paesaggio lucano notoriamente degradato con l’ inserimento di mille ettari di enormi,luccicanti specchi: se i famosi 316 progetti in esame in Basilicata verranno approvati, questo ci attende, a detta dei proponenti,grandi “Benefattori” dell’umanità. Fra i tanti aspetti vogliamo analizzare l’arricchimento,mentre per l’occupazione rinviamo a quando,abbandonati gli slogan,qualcuno ci fornirà dati di dettaglio,riferiti a ciascun impianto,sui posti stabili di lavoro creati nella zona di installazione.

Riferiamoci per ora solo alle 2.250 torri ( 4550 MW previsti,calcolando una media di 2MW a generatore) che potrebbero essere installate in Basilicata, ciascuna su di una piazzola di circa 2.500mq: come ristoro ai proprietari dell’area potrebbero arrivare mediamente circa 6.000 euro lordi e non esentasse per la durata dell’impianto,circa 25 anni,in caso di sussistenza di regolare contratto  fra gli stessi ed i proponenti. Ma i proponenti, nei progetti, prevedono l’esproprio, al prezzo di 11.000 euro ad ettaro asciutto o 22.000 se irriguo. Con una media di 15.000 ad ettaro e nella migliore delle ipotesi moltiplicato tre per i coltivatori diretti,verrebbero, una tantum e per i 2500mq,ad aerogeneratore (15000x3x0,2500), 11.250 euro. Trascuriamo i ristori per stradine ed accessori per carità di patria,perché ogni agricoltore sa che in casi del genere i danni sono di gran lunga superiori ai ristori. Dunque,per ciascuna torre,l’arricchimento del coltivatore lucano sarebbe in caso di esproprio pari a 11.250 euro “pochi maledetti e subito”,una tantum, oppure a 6.000 lordi x25 anni medi e cioè 150.000. euro,sempre lordi, nel caso di contratto non scaduto e nel caso i contraenti mantengano l’impegno… In caso di approvazione delle 2.250 torri,globalmente l’arricchimento sarebbe di 2.250×11.250,pari a circa 25 milioni di euro una tantum in caso di esproprio oppure di 150.000×2.250,pari a circa 338milioni di euro spalmati in 25 anni, se tutto va bene,se le aziende non falliscono o altri inconvenienti magari legati ad indagini della magistratura. Nell’arco di questi 25 anni, ad una media di 300.000 euro annui per MW,i “benefattori” ricaverebbero (300.000×4.500MWx25anni) poco meno di 34.000 milioni di euro, 34 miliardi di euro! Nel corso di questi anni i comuni hanno pattuito con gli eolici un ristoro del 3% sul ricavo degli impianti, sennonché il decreto del 10 settembre 2010 ha stabilito che “per l’attività di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili non è dovuto alcun corrispettivo monetario in favore dei comuni”,ma solo “eventuali misure di compensazione e di riequilibrio ambientali”,nei limiti massimi di importi pari al famoso 3%. Così come accade per il petrolio,i comuni si troverebbero ad inventarsi opere “fantasiose” per spendere il 3% di 34000milioni,pari a circa un miliardo di euro: un proponente come compensazione ambientale vorrebbe realizzare una pista ciclabile fra le pale:questa è la stima che hanno della nostra intelligenza. Questo con i “vecchi incentivi”, che oggi invece sono assegnati solo attraverso aste e quindi non a tutti. Ma, nel caso venissero approvati i 316 progetti lucani ed i chissà quanti nelle altre regioni, non sarebbe una grande arma consegnata agli eolici ed ai “fotovoltaici”  per fare pressione sul prossimo governo? Perché questo non accada,allo stato attuale delle cose c’è solo da consigliare rigorosissime istruttorie dei 316 progetti in esame,tenuto conto che ormai, e per fortuna, le procure della Repubblica indagano sempre più di frequente sulle “imprecisioni” del tipo di quelle che spesso abbiamo  segnalato anche noi. Ma noi confidiamo che in Basilicata non si arrivi a tanto e che gli esaminatori respingano inesorabilmente progetti incompleti o non assolutamente rigorosi nelle analisi e nelle descrizioni dei territori.

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