I danni collaterali del “parco eolico” del Santa Donna

E’ lunedì, vi voglio raccontare una storia, per cercare di farvi riflettere una settimana intera. Non so se gli attori ne saranno contenti, ma la vicenda va raccontata.
E’ la storia di un uomo, di un uomo e della sua famiglia: una moglie e due bambini; sono piacentini, gente sveglia, tosta, che ha sempre avuto tanta volontà di lavorare, che ha sempre fatto più ore dell’orologio. Un bel giorno, qualche anno fa, questo uomo, capitò in montagna, a Bardi, in Val Noveglia. Bardi, in quei giorni, era al centro del mondo, grazie soprattutto alla mente illuminata di un bardigiano famoso, Andrea Pontremoli: un innamorato delle nostre terre, uno che ha sempre visto lontano; che in quel momento storico seppe immaginare, più di altri, le grandi suggestioni e le grandi potenzialità di internet.
Si innamorò subito di questi luoghi, di queste foreste, dei monti, del clima forte, del vento pulito, delle acque limpide e pure; degli orizzonti, privi di cemento. Della gente aspra ma franca che le abitava. Ultime generazioni di un popolo che ha sempre vissuto in equilibrio con la natura. Che ha sempre mantenuto la natura, che l’ha resa bella.
Un bel giorno, quest’uomo, pensando alla montagna, dopo aver girato il mondo, convince moglie e figli: fugge dalla frenesia della città e arriva a Bardi. Anzi, fa ancora meglio: si trasferisce e, grazie alle risorse del web, alla banda larga, si porta dietro un pezzo di un’azienda informatica, un’importante azienda informatica, che lavora per il sistema della grande distribuzione. Lui e la moglie iniziano a lavorare dalla vecchia canonica di una chiesetta sperduta. Diventa un caso mediatico: una specie di guru, le TV lo vanno a trovare, le pagine del Corriere, di Repubblica, del Sole 24 ore parlano di lui. Per mesi.Passano pochi anni, il nostro è così bravo sul lavoro che inizia ad assumere persone, ad espandere le potenzialità della sua azienda. Mette su casa definitivamente: acquista, con sacrifici, una casetta in mezzo ad un SIC (un Sito di Interesse Comunitario, una zona protetta); la ristruttura, la fa funzionare con l’energia del sole e il calore della legna. Qui, ogni giorno, al pian terreno, ci lavorano almeno cinque persone. In mezzo ad un bosco, in mezzo alla natura incontaminata. Da un lato, la vista sul castello di Bardi, dal’altro la natura della Val Noveglia. E’ un esempio concreto, per tanti.
I giorni passano, il ‘foresto’, poco alla volta, diventa indigeno. Con fatica, con qualche scontro, come la gente e la tradizione di montagna impone. I figli vanno a scuola, crescono, diventano dei bardigiani, dei ragazzi di montagna collegati però con il mondo. Tutti in famiglia si danno da fare: con le serate a servire ai tavoli in trattoria, con la legna, dando una mano agli amici, a quelli che hanno bisogno.
Le cose vanno tutto sommato bene; il nostro uomo, insieme alla famiglia, inizia pure a pensare di fare altro, oltre al suo lavoro quotidiano; crede nelle potenzialità della montagna, del turismo di montagna: studia, altri sacrifici, torna sui banchi a quarant’anni suonati; si impegna, e diventa una Guida Ambientale Escursionistica, uno della nuova generazione di guide, volute dalla Regione Emilia Romagna.
Anche qui, le cose partono benissimo. Decine, centinaia di clienti, da tutto il mondo. In settimana, ore e ore sul PC, lavorando per tutt’Italia. Il fine settimana, sui crinali, ad accompagnare turisti, a fargli scoprire le bellezze dell’Appennino. Spesso, insieme ai figli. La soddisfazione di generare reddito senza inquinare, senza distruggere, senza violentare. Un equilibrio perfetto: il lunedì mattina, non c’è neppure bisogno di fare bancomat, gli incassi della domenica te lo permettono.
Intorno a lui, decine di altre persone, seguono il suo esempio, cercano una nuova terra, che non costi troppo, su cui fare un progetto di vita, su cui pensare ad un futuro accettabile. Decine di piccole case, di borghi, in pietra, vengono ristrutturati, rinascono. Si crea un nido di agriturismi, di bed&breakfast, di seconde case. Tanti piccoli artigiani che lavorano, che tutto sommato sentono poco la crisi. Arriva gente di ogni tipo: dal libero professionista, al dipendente della coop sociale, al pensionato internazionale, allo ‘scoppiato’ che lascia la città e si fa mantenere dalla famiglia. La montagna si ripopola: incredibile, dopo anni di fuga, si ripopola. C’è lavoro, faticoso, ma per tutti. Il caso Val Noveglia diventa di nuovo un piccolo caso nazionale. Tutto il web ne parla, si fanno convegni a Bardi, a Parma.
Poi, un giorno del 2012, un brutto giorno dal mio punto di vista, si viene a sapere che una multinazionale svizzera, con un gruppo di imprese di Parma, con il consenso dell’amministrazione comunale di Borgotaro, ha deciso di costruire un ‘parco eolico’, proprio sopra le teste di questo uomo e della sua famiglia. Di tutte le famiglie che sono venute a cercare una nuova vita in montagna.
Con tutti i posti disabitati, con tutti i luoghi battuti e sbattuti dal vento e privi di presenza umana, ecco che qualcuno, nella più totale ‘riservatezza’, nel silenzio del comune di Borgotaro, si è inventato un progetto da nove torri eoliche alte 150 metri, posizionate qualche metro appena dentro il territorio del comune di Borgotaro, sul crinale del passo del Santa Donna. Però proprio sopra le teste di tanti nuovi abitanti dell’Appennino.
Nove enormi pale, che se verranno costruite, oltretutto con l’arroganza della minaccia dell’esproprio per ‘pubblica utilità’ (le lettere raccomandate sono arrivate ai proprietari dei pascoli nei giorni scorsi), in quel luogo ora pieno di vita, pieno di futuro, saranno lo sfregio ad una vita di sacrifici, ad una vita di idee. Saranno l’assassinio di una visione di un futuro possibile. L’annullamento, l’annientamento di anni di buona immagine, di inversione di tendenza. L’ennesimo sintomo, anzi la prova, di sfiducia nelle istituzioni, che dimostrano, ancora una volta un grande distanza dai cittadini; che, senza mai scendere realmente in contradditorio, in dialogo, dimostrano di voler decidere in favore dei propri interessi finanziari, anche in tempi brevissimi (contrariamente a quanto succede ai privati cittadini), sopra le teste dei montanari, senza tenere minimamente conto dei potenziali danni procurati. Dimostrando, nei fatti, con atteggiamenti simili, come sia impossibile cercare di far cooperare realmente i comuni confinanti.
Un cantiere che se partirà, sarà l’ennesimo cattivo esempio mediatico indelebile, un altro precedente negativo che non lascerà dubbi in chi avrà desiderio di trasferisti nella nostra montagna; anche per chi, semplicemente, cercherà un luogo in cui acquistare un rustico; sarà la dissuasione di un futuro sostenibile della montagna, dove impresa, ambiente e turismo possono e devono essere compatibili.
Come ha dimostrato nei fatti, concretamente, Davide Galli, da Piacenza e ora cittadino di Bardi; con la sua famiglia, con i suoi amici.”

Fonte: Parma Daily.

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