Intervista a Carlo Ripa di Meana

Segnaliamo questa intervista di Vitantononio Iacoviello a Carlo Ripa di Meana apparsa su il Quotidiano della Basilicata del 31 maggio 2013:

NewImageCarlo Ripa di Meana è autore di numerose pubblicazioni,è stato parlamentare europeo ed ha ricoperto, fra le tante altre cariche prestigiose,quelle di Ministro dell’Ambiente nel 92-93 e di Commissario europeo per l’Ambiente negli anni 89-93.
Oggi è fra le più belle figure dell’ambientalismo italiano ed è in quest’ambiente che ho avuto il piacere di conoscerlo.
Lo ringrazio per avermi concesso il privilegio di rispondere ad alcune domande e per avere immediatamente risolto il mio dilemma sul come rivolgermi al personaggio durante l’intervista: Chiamami Carlo.
D Allora Carlo,io partirei subito da un argomento concreto: Come giudichi la proposta di eliminare i controlli ex ante per ogni attività di impresa,tanto cara al PDL, ma non credo avversata dal PD,tanto che starebbe per trovare attuazione in un imminente decreto legge del governo Letta?
R… Con notevole preoccupazione. Perché da un lato è vero che l’iter delle autorizzazioni per le attività di impresa è lunghissimo, spesso ripetitivo e fonte di scoraggiamento e abbandono da parte dei proponenti ma dall’altro, in particolare in materia urbanistica e relativa alla sicurezza ambientale, per esempio, non può essere sanato ex post e quindi finisce per spianare la strada a deroghe pericolose e blande sanzioni amministrative mantenendo il danno realizzato.D Come giudichi il fatto che tantissime regioni,fra le quali purtroppo la mia Basilicata, non abbiano ancora approvato il piano paesaggistico?
R Sono molto critico e in qualche modo anche preoccupato che il potere regionale, che negli ultimi anni ha raggiunto un degrado senza precedenti, sia responsabile intenzionale e consapevole di questo vuoto normativo.
D A partire dal caso Ilva,come si fa a conciliare rispetto dell’Ambiente e conservazione del lavoro?
R Mi auguro che la Magistratura provi o smentisca, quanto prima, con assoluta verità e dettaglio, le gravissime presunte omissioni provinciali e regionali, e se vi fossero cittadine, recentemente rese note. Riconosco che non è facile conciliare, nel caso, le lavorazioni pesanti e costose dell’acciaio e la tutela dell’ambiente, così come sono abbastanza immerso nella realtà per sapere che fare ogni sforzo per conservare posti di lavoro è sacrosanto fino, però, al limite insuperabile della salute dei lavoratori e dei cittadini residenti. Naturalmente, non approvo la disgustosa scoperta della corruzione delle singole persone emersa in questi ultimi giorni.
D A proposito di lavoro e di occupazione,cosa rispondi a chi sostiene che non si può fare a meno dell’eolico e del fotovoltaico industriale perché preziose fonti di occupazione, di sviluppo e di ricchezza?
R Rispondo che in altri paesi queste necessità dell’eolico e del fotovoltaico industriale possono, per condizioni ambientali favorevolissime, risultare fonti non marginali di occupazione e di sviluppo. Informandomi sui risultati dell’eolico, per esempio, in Germania e in Danimarca, due paesi con ore di vento annuali altissime in numeri, non si può parlare di ricchezza prodotta. Questo è quanto, al momento, mi risulta.

D Potrebbe essere operazione di equità sociale e potrebbe essere un contributo consistente all’occupazione ed allo sviluppo,se si decidesse di invertire la rotta,destinando ogni incentivo, oggi previsto per i grandi impianti di energia da fonti rinnovabili,esclusivamente a privati e piccoli imprenditori che si dedichino alla produzione di componenti per microimpianti,alla loro installazione e manutenzione,magari con l’obbligo di assumere e/o di associarsi a giovani?
R Pur riconoscendo al mini eolico una grande diversità quanto a impatto sul paesaggio, non sono certo della loro redditività, sia pure nell’accezione di componenti dell’assemblaggio della componentistica relativa.
D Sapevi che la legge regionale lucana considera minieolico pale da un MW,alte 70-80 metri? Io mi riferivo,nella precedente domanda, a singoli ed isolati microimpianti anche eolici laddove possibile,ma di 10 -20 metri di altezza al massimo. Ma mi riferivo soprattutto a pannelli solari e microimpianti fotovoltaici sui tetti di abitazioni recenti ,lontano da centri storici,su capannoni, parcheggi…,lungo le autostrade,insomma in zone già cementate.
R No. Nei casi di capannoni, parcheggi, zone già cementate si può, credo, derogare.
D In Italia,oltre al danno già fatto,con l’installazione di migliaia di impianti che hanno già stravolto parte del nostro paesaggio,ci si attende ancora il danno derivante dalle migliaia di richieste in corso di esame,che non si possono certo bloccare per legge,purtroppo. Può essere una strada praticabile quella di dire ai proponenti… Badate, io Stato ho deciso di essere molto più rigoroso nell’esame dei vostri megaprogetti e di rendere la vita difficile a chi si propone di devastare i paesaggi italiani. Vi offro un’alternativa:Stornate i vostri investimenti,concordiamo insieme una qualche forma di accordo…Io Stato vi offro grande semplificazione delle procedure se voi finanziate microimpianti e li realizzate insieme con piccole imprese locali e/o con le amministrazioni comunali. Ovviamente andrebbe poi equamente regolamentata la suddivisione dei ricavi fra investitori e proprietari delle aree. Certo, difficile e complicata,ma pur sempre una soluzione,altrimenti quale?
R Con questa domanda tu descrivi una complessa strategia che solo un governo autorevole e di media -lunga durata potrebbe intraprendere. Purtroppo non ravviso questo governo autorevole di lunga durata nei tempi medi.
D Eppure qualcosa bisogna fare per fermare la speculazione e la devastazione dei paesaggi italiani: Solo in Basilicata,sono in avanzato stato di esame progetti che se venissero approvati porterebbero alla installazione di altre duemila pale alte quanto grattacieli di cinquanta piani, tre volte il duomo di Orvieto. Può essere una strada utile quella che sto percorrendo,cioè quella di studiare i loro progetti in modo pignolo e segnalare agli esaminatori le tante “imprecisioni” in ordine soprattutto alla descrizione dei territori quo ante?
R Si, è una strada complessa, lunga ma decisiva e inoppugnabile.
D Per chiudere con l’eolico riagganciandoci ai controlli ex ante che addirittura si vorrebbe attenuare,non credi che un paese civile debba invece sostenere l’impari lavoro delle soprintendenze le quali, con gli stessi ed in qualche caso minori mezzi a disposizione rispetto al passato,debbono far fronte al tracotante avanzare della speculazione che dispone di armi pressoché illimitate e che quindi inevitabilmente fa insopportabile pressione,legata anche ai termini da rispettare,che lo Stato fissa senza tener conto della inadeguatezza strutturale degli uffici rispetto alle competenze affidate?
Quale consiglio ti senti di dare all’attuale governo,limitatamente alla tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio Beni culturali?
R Riconosco come autentica la situazione che descrivi. Non sono, oggi, ancora pronto per consigli pratici. E’ urgente, lo riconosco, avanzare proposte pratiche.
D Qual è la tua opinione in merito alla insistente proposta di porre limitazioni all’uso delle intercettazioni telefoniche da parte della magistratura?
R La mia opinione a proposito delle intercettazioni telefoniche da parte della Magistratura è che una regolamentazione, non una riduzione, debba essere decisa con legge. In questa legge di regolamentazione, a parer mio, dovrebbe essere introdotto anche il principio del danno e del suo risarcimento anche per i magistrati oltre che per tutti coloro che ne facessero un uso distorto e calunnioso.
D Qualche anno fa,in vacanza ad Hammamet,ho pregato sulla semplice tomba di Bettino Craxi,non certo come socialista quale non sono mai stato,ma come italiano commosso al pensiero di un altro italiano che riposa in terra straniera. Qual’e stato il tuo rapporto con lui e quale giudizio storico ne dai oggi,ad anni di distanza?
R Credo che vada a tuo merito il pensiero di salutare con una preghiera la tomba di Bettino Craxi in Tunisia ricordando una persona che si è spenta in terra straniera. Il mio rapporto con Craxi è stato lunghissimo e fortissimo. Ci siamo conosciuti nel 1954 a Praga ed è stato il mio testimone di nozze quando mi sono sposato. Ho criticato i guasti prodotti da una parte del suo entourage affaristico negli anni finali della Prima Repubblica. Ma ho anche, con libri, articoli e testimonianze radiofoniche e televisive, rivendicato la sua grandezza storica come lo statista europeo che più ha fatto in concreto per dar voce e influenza al dissenso democratico dell’impero sovietico non solo europeo. Mi riferisco a Cuba.
Per chiudere l’intervista,Carlo,quando mi sono presentato la prima volta mi hai detto che Alberto Jacoviello,scrittore e grande giornalista, è stato tuo maestro. A cosa ti riferivi e cosa ti senti di dire ai lettori del Quotidiano di Basilicata di questo grande lucano?
R Redazione anni cinquanta, redazione romana dell’Unità diretta da Pietro Ingrao. Ero un giovane praticante nella redazione esteri dove Franco Calamandrei, Alberto Jacoviello, Luca Trevisan, Ennio Polito, Sante Colonna, costituivano la redazione esteri dell’organo del Partito Comunista Italiano. Alberto Jacoviello, tuo zio, era il grande inviato, il viaggiatore instancabile non solo europeo ma in tutto il mondo: in Cina, nei continenti lontani, al nord, al sud, in America Latina ovunque con una profondità di sguardo, una felicità di narrazione e una eleganza da grande di Spagna nel comportamento. Lo preferivo agli altri, anche loro molto, molto speciali.
Grazie Carlo,a nome del Quotidiano di Basilicata e mio personale. Ti aspettiamo in Basilicata ed a Lavello,città natale di Alberto.

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