La risposta del Ministro Ornaghi sull’eolico di Sepino

Questa la risposta del Ministro dei Beni Culturali a un’interrogazione del Senatore Vita sulla centrale eolica a Sepino

In conclusione, a questo punto, a fronte di una pluralità di sentenze del Consiglio di Stato passate in giudicato che hanno consentito, nonostante la contrarietà del Ministero, la realizzazione di un grosso parco eolico a ridosso di quella pregevolissima area archeologica, l’unico vero paesaggio archeologico non compromesso che l’Italia possa vantare, che rischia di essere pregiudicato dalla realizzazione degli impianti, non paiono residuare soluzioni praticabili in via amministrativa. Soltanto il Parlamento, ove ritenuto opportuno, potrebbe forse ancora intervenire con una legge provvedimento di tutela di quell’area, pur non potendosi sottacere i dubbi sulla legittimità costituzionale di un siffatto intervento normativo, destinato a porsi in contrasto con un precedente giudicato.

Legislatura 16 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-04142

Risposta all’interrogazione n. 4-04142 Fascicolo n.153

Risposta. – Si fa riferimento all’interrogazione concernente la realizzazione, da parte della Società xxxxxx di un impianto eolico da 32 MW, costituito da 16 torri dell’altezza di circa 130 metri, nell’alta valle del fiume Tammaro, su un crinale prospiciente la città romana di Saepinum e a ridosso di un antico tratturo.

Legislatura 16 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-04142

Risposta all’interrogazione n. 4-04142 Fascicolo n.153

Risposta. – Si fa riferimento all’interrogazione concernente la realizzazione, da parte della Società xxxxxx di un impianto eolico da 32 MW, costituito da 16 torri dell’altezza di circa 130 metri, nell’alta valle del fiume Tammaro, su un crinale prospiciente la città romana di Saepinum e a ridosso di un antico tratturo.

Al riguardo, sulla base delle documentate indicazioni fornite dai competenti uffici, si rappresenta quanto segue.

La vicenda trae origine dalla nota inviata in data li maggio 2005 dalla Società xxxxxx alla Soprintendenza per i beni archeologici del Molise, con la quale si trasmetteva il progetto di un impianto eolico da realizzarsi nei territori dei comuni di Cercepiccola e San Giuliano del Sannio. L’area prescelta per la localizzazione dell’impianto, sia in territorio di San Giuliano del Sannio (ove interessava le località Castagna e Serre) sia in territorio di Cercepiccola (ove interessava le località Cardete e Rovere), è costituita dai crinali di una serie di colline che chiudono, verso nord- est, la valle del fiume Tammaro, entro la quale è adagiata l’antica città romana di Saepinum.

Su tale progetto, il Soprintendente pro tempore si espresse favorevolmente con nota n. 3789 del 18 maggio 2005, sull’assunto che l’area interessata dall’impianto non presentasse evidenze di interesse archeologico.

Di diverso avviso si mostrò viceversa il Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise, il quale comunicò alla Presidenza della Regione, con nota n. 3233 dell’11 agosto 2005, l’annullamento, in autotutela, della nota di autorizzazione all’impianto, emessa il precedente 18 maggio dal Soprintendente per i beni archeologici.

In data 22 agosto 2005, a seguito di segnalazioni effettuate da privati circa la presenza di reperti archeologici, il Soprintendente, assistito da alcuni funzionari, effettuò un sopralluogo nell’area prescelta per la localizzazione dell’impianto eolico, individuandovi un antico percorso tratturale, ancora connotato dal toponimo “strada comunale tratturo”, nonché, lungo il suo tracciato, aree di giacenza di frammenti di tegole e cocci, probabile segno di un qualche insediamento lungo il percorso, forse costituito da una villa rustica o da una mansio.

Frattanto il Direttore regionale, con nota n. 2921 del 21 luglio 2005, aveva segnalato all’Assessore regionale ai beni ambientali l’intendimento di avviare il procedimento per l’imposizione del vincolo paesaggistico proprio sui Comuni di San Giuliano del Sannio, Cercepiccola e Cercemaggiore, anche al fine di salvaguardare l’incontaminato contesto paesaggistico “che incornicia il gioiello archeologico, monumentale e paesaggistico di Sepino-Altilia”.

Con successiva nota n. 3963 del 29 settembre 2005, indirizzata al Capo del Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici del Ministero, la medesima Direzione regionale, dopo aver tracciato una breve cronistoria in merito alle vicende concernenti la tutela paesaggistica dei territori di Cercemaggiore, Cercepiccola e San Giuliano del Sannio (risalenti al 1996 e già approdate ad un primo vincolo nel 1998, poi annullato dal Tar Molise), ripropose, pertanto, l’emanazione per i Comuni di un vincolo paesaggistico riguardante il loro intero territorio.

A seguito di ulteriori ricognizioni territoriali ed indagini archeologiche effettuate fra la fine del 2005 ed i primi mesi del 2006, la Soprintendenza per i beni archeologici accertò che il “tratturello ancora ben visibile” individuato nel corso del sopralluogo dell’agosto 2005 era la testimonianza di un percorso viario antico che si sviluppava sul crinale della collina, individuata con il toponimo “la Castagna”, su cui si sarebbero dovute collocare le pale eoliche dell’impianto della Società xxxxxx

Pertanto, al fine di salvaguardare l’antica testimonianza, uno dei pochi ed antichi assi riconosciuti della viabilità minore, sul tratturo venne proposto il vincolo archeologico per l’intero suo tracciato ancora completamente leggibile (pari a circa 4,7 chilometri) e, ai due lati dello stesso, venne proposta la creazione di una fascia di tutela indiretta e diretta della profondità di 20 metri su ciascun lato.

La proposta, formalizzata con nota dell’8 marzo 2006, venne approvata dal Comitato regionale di coordinamento nella riunione del 9 marzo successivo, e il relativo procedimento venne formalmente avviato mediante comunicazione ai Comuni interessati con note del 20 marzo 2006, n. 2224 e n. 2225.

In data 26 giugno 2006, con decreto n. 10 del Direttore regionale, in esito al procedimento, venne quindi dichiarato l’interesse archeologico particolarmente importante della “strada comunale tratturo” e venne altresì decretata la costituzione di una fascia di rispetto, della profondità di 20 metri, su ciascuno dei lati del percorso, nella quale era inibito ogni “intervento che ne alteri la fisionomia”.

Successivamente, in data 6 dicembre 2006, il Direttore regionale inviò alla Società xxxxxx la nota n. 4889, con la quale si ribadiva che “malgrado in precedenza sia stato rilasciato un parere favorevole dalla Soprintendenza all’attuazione del progetto (…) poiché successivamente a tale assenso sono emersi elementi di interesse archeologico, storico e culturale sui percorso del crinale sulla base dei quali è stato apposto il vincolo (Decreto n. 10 del 26.06.2006) (…) che si allega in copia (…) si diffida codesta ditta dall’esecuzione del progetto medesimo che a quanto risulta in atti, utilizzerebbe il percorso di interesse storico come tracciato di servizio dei nuovi impianti”.

La Società xxxxxx inviò quindi alla Soprintendenza l’11 dicembre 2006 una variante progettuale con la quale veniva prevista una diversa collocazione dei singoli aerogeneratori, che rimanevano comunque distribuiti lungo il tratturo (di cui si prospettava l’utilizzo come strada di cantiere e come tracciato per la posa in opera del cavidotto di vettoriamento dell’energia prodotta dall’impianto), ma al di fuori della fascia di rispetto imposta dal vincolo, misurata dal ciglio della strada.

A questo punto, nonostante il chiaro tenore della citata nota del Direttore regionale del 6 dicembre 2006, il Soprintendente per i beni archeologici, con lettera n. 9537 dello stesso 11 dicembre, confermò alla Società xxxxxx “il parere favorevole già espresso, (scil.: alla realizzazione dell’impianto eolico) salvo che qualsiasi lavoro dovrà essere seguito da personale della Soprintendenza (…) Il tratturo dovrà essere ripristinato in battuto al termine dei lavori”.

Anche questo secondo parere favorevole venne peraltro annullato in autotutela dal Direttore regionale, con nota n. 6108 del 15 dicembre 2006.

Successivamente, il Tar Molise, adito con ricorso dalla società interessata, nominò con sentenza n. 202 del 4 aprile 2007 un Commissario ad acta, con il compito di procedere all’esame degli atti e provvedere, se del caso, al rilascio dell’autorizzazione unica, prevista dall’art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 387 del 2003, per la costruzione e l’esercizio dell’impianto eolico.

Il Commissario nominato rilasciò l’autorizzazione con atto n. 1000/CAA del 28 giugno 2007, ritenendo acquisiti, per quel che riguardava i profili di compatibilità dell’impianto con i conclamati interessi archeologici presenti nell’area, i pareri favorevoli resi dal Soprintendente per i beni archeologici del Molise con le note n. 3789 del 18 maggio 2005 e n. 9537 dell’11 dicembre 2006 (e ciononostante fossero stati annullati in autotutela dal Direttore regionale).

Inoltre, in contrasto con le prescrizioni del vincolo archeologico disposto con decreto n. 10/2006, che vietava ogni intervento nella fascia di rispetto di 20 metri delimitata ai due lati della “strada comunale tratturo”, il provvedimento del Commissario ad acta giudicava assentibile la variante progettuale in base alla quale “il cavidotto da 20 KV viene spostato dal fratturo, ivi previsto originariamente, a distanze che vanno da 3.00 m a 10.00 m dal ciglio dello stesso ed a profondità di 1.50 m con le dovute schermature”.

Infine, in merito alla compatibilità dell’impianto con i valori paesaggistici del contesto, in corso di tutela su iniziativa della Direzione regionale, il medesimo provvedimento autorizzatorio si esprimeva affermando che “non vi è dubbio che gli attuali impianti eolici possono costituire anche un ornamento al paesaggio naturale”.

Intanto, la Direzione regionale aveva continuato a coltivare l’iter per il riconoscimento del rilevante interesse paesaggistico dell’area, pervenendo il 12 luglio 2007, con lettera n. 2790, a formalizzare la richiesta alla Commissione per il paesaggio della Regione Molise di procedere all’esame della proposta di tutela paesaggistica relativa agli interi territori, di incontaminata bellezza, dei comuni di Cercepiccola, Cercemaggiore e S. Giuliano del Sannio.

Successivamente, il 31 ottobre 2007, preso atto della circostanza che la Regione non aveva ritenuto di procedere alla convocazione della Commissione per l’esame della proposta di vincolo, la Direzione regionale diede avvio direttamente, con lettera n. 4170, all’iter procedimentale per l’imposizione del vincolo paesaggistico.

Dal canto suo, la Società xxxxxx, conseguita mediante il Commissario ad acta l’autorizzazione unica, comunicò alla Soprintendenza per i beni archeologici, con lettera n. 2210/10.13 del 22 ottobre 2007, che i lavori per la realizzazione del parco eolico sarebbero iniziati il giorno 10 dicembre 2007.

In data 28 novembre 2007 la società ottenne inoltre dalla Soprintendenza l’autorizzazione, resa con nota n. 9501, a sistemare con misto di cava l’esistente tratturo che attraversa il parco eolico, alla sola condizione di mantenerne le caratteristiche dimensionali esistenti. Tale autorizzazione veniva rilasciata in considerazione della circostanza “che la sistemazione del tratturo con misto di cava è indispensabile per la sicurezza del passaggio degli automezzi necessari, che non sussistono tracce dell’antica sistemazione del tratturo stessa e che tale sistemazione non modifica la conservazione delle caratteristiche specifiche tutelate dal vincolo di interesse storico-archeologico”.

Peraltro, avverso l’autorizzazione unica rilasciata dal Commissario ad acta e gli atti ad essa presupposti erano stati presentati ricorsi in sede giurisdizionale dall’associazione “Italia Nostra”, dalla Provincia di Campobasso, dall’associazione Coldiretti.

A seguito di tali iniziative, il Tar Molise, con ordinanza n. 425 del 5 dicembre 2007, dispose la sospensione dei lavori per la realizzazione del parco eolico. Successivamente, con sentenza n. 115 del 2009, il medesimo Tribunale amministrativo accolse i ricorsi e annullò l’autorizzazione unica rilasciata dal Commissario ad acta, riconoscendo la legittimità dell’operato del Direttore regionale che aveva annullato i due atti di assenso all’impianto espressi dal Soprintendente per i beni archeologici con le richiamate note n. 3789/05 e n. 9537/06.

Nel frattempo, con nota n. 10520 del 3 dicembre 2008, la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Molise aveva trasmesso al Ministero la formale proposta di vincolo paesaggistico per i territori di San Giuliano del Sannio, Cercepiccola e Cercemaggiore; proposta che sarebbe stata poi seguita dal formale provvedimento di vincolo del 23 luglio 2009.

La decisione del Tar Molise che aveva annullato l’autorizzazione unica rilasciata dal Commissario ad acta venne tuttavia ribaltata dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 1020 del 2010, sulla base di una rappresentazione dei dati di fatto che appare però non del tutto completa. E invero, nella pronuncia si afferma che “sull’area oggetto di intervento non esiste vincolo archeologico”, senza considerare quanto disposto dal citato decreto n. 10/2006, che aveva sottoposto a tutela oltre al percorso tratturale anche una fascia di terreno della profondità di 20 metri, “su entrambi i lati (scil.: del tratturo) per conservare e garantire la sua leggibilità nel territorio”, ossia nella fascia sulla quale il Commissario ad acta aveva assentito che venisse collocato il cavidotto di vettoriamento dell’energia prodotta dall’impianto. Tale conclusione appare essere basata non già sul contenuto del provvedimento di vincolo archeologico n. 10/2006, ma sulle note del Soprintendente n. 9501/2007 e n. 1577/2008, ancorché difformi rispetto alle prescrizioni imposte con il vincolo.

A questo punto, la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise, connota n. 1013 dell’8 marzo 2010, dispose l’inibizione della ripresa dei lavori di realizzazione dell’impianto eolico, sulla base degli articoli 28 e 150 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio, che consentono di vietare l’inizio dei lavori, ovvero di disporne la sospensione, anche se già iniziati, qualora essi siano di danno per le caratteristiche di pregio culturale o paesaggistico di una determinata località.

Con nota n. 1086 del 12 marzo 2010, il medesimo ufficio segnalò inoltre alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Campobasso la vicenda concernente le autorizzazioni rilasciate dal Soprintendente per i beni archeologici, con le quali di fatto si era consentito di arrecare danno a un bene vincolato quale era la “strada comunale tratturo”.

L’impresa presentò peraltro ricorso al Consiglio di Stato avverso il provvedimento di inibizione della ripresa dei lavori, ritenendo che l’atto fosse emesso in violazione del giudicato costituito dalla sentenza n. 1020/2010.

Il ricorso venne accolto con la sentenza n. 3851/2010, ove si afferma l’illegittimità della sospensione dei lavori disposta dal Direttore regionale in quanto lesiva dell’affidamento dell’impresa che, avendo già ricevuto un’autorizzazione alla trasformazione dei luoghi, non poteva “vedere rimessa in discussione la validità ed eseguibilità del titolo edilizio per effetto del sopravvenuto vincolo paesaggistico”.

La Soprintendenza per i beni archeologici aveva intanto avviato con note del 9 aprile 2010, n. 2370, e del 28 aprile 2010, n. 2861, nuovi procedimenti di vincolo volti ad ampliare l’area tutelata intorno al tratturo.

A tali note fecero seguito, al termine dei relativi procedimenti, i vincoli imposti dal Direttore regionale con decreti n. 23 del 18 agosto 2010 e n. 25 del 23 agosto 2010.

Anche avverso tali atti la Società xxxxxx propose ricorso al Consiglio di Stato per violazione del precedente giudicato.

Con la sentenza n. 7761 del 3 novembre 2010, il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso, stabilì che le prescrizioni di tutela dettate con i provvedimenti impugnati per salvaguardare il contesto agrario attraversato dal tracciato dell’antico tratturo, nella misura in cui rendevano impossibile la realizzazione dell’impianto eolico assentito con l’autorizzazione unica del Commissario ad acta n. 1000/CAA del 2007, dovevano ritenersi inapplicabili alla Società xxxxxx, legittimata ad essere salvaguardata nel suo affidamento circa la realizzabilità dell’intervento.

Il Direttore regionale intervenne quindi di nuovo, rispettivamente con provvedimento n. 4952 del 15 novembre 2010 e n. 5216 del 1° dicembre 2010, ad inibire, dapprima in via provvisoria, e poi in via definitiva, l’inizio dei lavori, avendo verificato che la palificazione dell’impianto eolico era stata dislocata ad una distanza dall’antico tratturo inferiore a quella minima prescritta dalle linee guida dettate dalla Regione con delibera di Giunta n. 1074 del 16 novembre 2009 (entrata in vigore dopo che l’impianto eolico in discussione era stato autorizzato con il citato provvedimento n. 1000/CAA del 2007, ma prima del febbraio 2010, data di emanazione della sentenza del Consiglio di Stato n. 1020, e quindi prima del formarsi del relativo giudicato e dell’insorgere dell’affidamento nell’impresa nell’eseguibilità dei lavori autorizzati).

Il ricorso avverso tali provvedimenti proposto dalla Società xxxxxx, sempre per violazione del precedente giudicato, venne ancora una volta accolto dal Consiglio di Stato con sentenza n. 4037 del 5 luglio 2011.

Nel frattempo, il Consiglio regionale del Molise aveva approvato la legge 23 dicembre 2010, n. 23, con la quale non solo si sanciva l’inidoneità della vallata del Tammaro, e dei rilievi che la delimitano, alla localizzazione di impianti eolici (art. 1, comma 1, lett. a)), ma si disponeva altresì che la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili fosse esclusa in tutte le aree della Regione sottoposte a tutela per il loro interesse paesaggistico o storico-artistico (art. 1, comma 1, lett. b)).

Tale legge regionale venne, tuttavia, impugnata in via d’azione dallo Stato innanzi alla Corte costituzionale, per violazione del principio, sancito dal decreto del Ministro dello sviluppo economico, emanato il 10 settembre 2010, con il quale è stato stabilito che le Regioni possano individuare siti del loro territorio inidonei alla localizzazione di impianti per produrre energia da fonti rinnovabili, ma che tale individuazione debba avvenire con provvedimenti puntuali e motivati specificamente.

Il ricorso in argomento è stato recentemente accolto dalla Corte costituzionale che, con sentenza n. 308 dell’11 novembre 2011, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’impugnato articolo 1, comma 1, lettere a) e b), della legge.

Intanto il pubblico ministero operante presso il Tribunale di Campobasso, cui la Direzione regionale aveva trasmesso, come detto, fin dal marzo del 2010, tutte le informazioni in suo possesso sulla vicenda, aveva richiesto ed ottenuto, dall’ufficio del Gip, la sottoposizione a sequestro penale dell’area già sottoposta a vincolo archeologico con decreto n. 10/2006 Il decreto di sequestro del 30 marzo 2011, depositato il 5 aprile, evidenziava la sussistenza sia del fumus di reato sia del “pericolo che – se lasciato nella disponibilità degli autori dei lavori – il tratto di strada interessato possa essere definitivamente cancellato dai punto di vista delle sue peculiarità storiche ed archeologiche: continuando i lavori, il tratturo sarà sicuramente compromesso e il vincolo apposto completamente svuotato”.

Nonostante il provvedimento del giudice penale, la Società xxxxxx, con nota n. 1907/10.00 del 19 luglio 2011, comunicò che, a seguito delle quattro sentenze del Consiglio di Stato a sé favorevoli (n. 1020/2010, n. 3851/2010, n. 7761/2010 e n. 4037/2011), aveva iniziato, già dal 18 luglio 2011, i lavori di realizzazione del parco eolico e che il giorno 21 luglio 2011 avrebbe dato avvio all’esecuzione dei lavori di scavo relativi alla realizzazione dei pali 10 e 11, richiedendo, per lo scavo, l’assistenza di un archeologo.

A tale lettera il Direttore regionale rispose con la nota n. 3391 del 20 luglio 2011, con la quale dispose la sospensione dei lavori, chiedendo chiarimenti sulla viabilità di cantiere che sarebbe stata utilizzata. Ciò in considerazione dell’inutilizzabilità quale strada di cantiere del tratturo e di tutta l’area sottoposta a vincolo archeologico, stante il sopravvenuto decreto di sequestro penale disposto dal Gip. Con la stessa nota si richiedeva l’esibizione di un progetto alternativo di viabilità, poiché l’area dove l’impianto si sarebbe dovuto realizzare era ormai sottoposta a vincolo paesaggistico con decreto del luglio 2009, e in loco, se si escludeva il tratturo, non esistevano altri collegamenti viari che consentissero all’impresa di raggiungere i punti ove era stata approvata, dal Commissario ad acta, la localizzazione dei pali eolici.

In data 21 luglio 2011 venne quindi effettuato il sopralluogo richiesto dall’impresa in località Castagna dove sono localizzati i pali 10 e 11 come da progetto e dove erano iniziati già i lavori per la realizzazione del parco eolico. Il sopralluogo consentì di verificare sia l’affioramento, in situ, di materiale di interesse archeologico, sia la manomissione, in carenza di preventiva autorizzazione paesaggistica, di una preesistente stradina di campagna, che risultò essere stata sbancata, allargata e ricoperta con ghiaia per consentire il passaggio dei mezzi di cantiere.

A seguito dei rinvenimenti archeologici, la Soprintendenza per i beni archeologici dispose pertanto la sospensione dei lavori di scavo e di movimento terra ai sensi del già citato art. 28 del codice dei beni culturali e del paesaggio.

La Direzione regionale, valutato il verbale del sopralluogo, nonché gli esiti di ulteriori verifiche in situ disposte negli stessi giorni allo scopo di verificare l’eventuale esistenza di strade alternative al tratturo, idonee a consentire l’agevole raggiungimento dei punti di scavo per realizzare la palificata eolica così come approvata, dispose, con atto n. 3518 del 27 luglio 2011, la definitiva sospensione dei lavori, in attesa di un progetto di rilocalizzazione del cavidotto e di individuazione di una nuova viabilità di cantiere, ovvero, in alternativa, di un provvedimento di dissequestro dell’area eventualmente disposto dal giudice penale.

La società propose ancora una volta ricorso al Consiglio di Stato, il quale, con sentenza n. 210 del 19 gennaio 2012, ha recentemente dichiarato la nullità degli ultimi atti di tutela adottati dal Ministero e, in particolare, dell’ordinanza n. 4699 del 21 luglio 2011, nonché dell’ordinanza n. 3518 del 27 luglio 2011, giudicando ininfluente il vincolo paesaggistico introdotto con decreto del 23 luglio 2009, trattandosi di lavori iniziati prima della sopravvenienza del provvedimento di vincolo ed impediti nell’esecuzione per factum principis.

In conclusione, a questo punto, a fronte di una pluralità di sentenze del Consiglio di Stato passate in giudicato che hanno consentito, nonostante la contrarietà del Ministero, la realizzazione di un grosso parco eolico a ridosso di quella pregevolissima area archeologica, l’unico vero paesaggio archeologico non compromesso che l’Italia possa vantare, che rischia di essere pregiudicato dalla realizzazione degli impianti, non paiono residuare soluzioni praticabili in via amministrativa. Soltanto il Parlamento, ove ritenuto opportuno, potrebbe forse ancora intervenire con una legge provvedimento di tutela di quell’area, pur non potendosi sottacere i dubbi sulla legittimità costituzionale di un siffatto intervento normativo, destinato a porsi in contrasto con un precedente giudicato.

Il Ministro per i per i beni e le attività culturali ORNAGHI

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