L’Umbria “destinata” alla produzione di energia eolica?

Le associazioni Mountain Wilderness, Attac e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno inviato una lettera aperta alla Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini in merito all’accordo stipulato l’1 giugno 2011 con E.On sulla produzione di energia da fonte eolica.

Alla Presidente della Regione dell’Umbria Catiuscia Marini

Oggetto: Valutazioni e riflessioni in merito all’accordo Regione dell’Umbria / E-On.

Mountain Wilderness, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Attac, apprendono con viva preoccupazione l’accordo siglato in data 1° giugno 2011 dalla Regione dell’Umbria ed E-on, in merito alla produzione di energia da fonti “rinnovabili”.

Auspicando che non si apra un dissennato, ulteriore, consumo di territorio, e che non vengano perpetrati, in nome delle “energie pulite”, danni ambientali irreversibili; confidano nell’uso accorto e democratico degli strumenti della democrazia partecipata e consultiva, e nell’oculata analisi dei siti prescelti.

Ribadendo la propria contrarieta’ al fiorire di pannelli fotovoltaici a terra, faraonici impianti eolici sui crinali appenninici della cui ventosita’ (frequentandoli assiduamente) dubitano fortemente, e di biomasse nutrite a boschi, auspicano e vigileranno perche’ l’accordo non segni la definitiva condanna a morte dell’ambiente, della cultura e dei Beni Comuni che fanno la preziosita’ e unicita’ dell’Umbria, e le permettono di essere riconoscibile nel mondo e di attrarre flussi turistici.

Non si opponga, strumentalmente e demagogicamente, all’essere contrari ad una dislocazione impropria delle “rinnovabili”, l’essere –tout court- favorevoli al nucleare, o “essere contro tutto” e immobilizzare lo sviluppo della regione.

MW, GIG, ed Attac dicono si’ alle “rinnovabili”, ma con le riserve, i distinguo, e le preoccupazioni di cui sopra.

Appare gia’ paradossale individuare siti eolici sui crinali integri dell’Appennino (ricordiamo “Parco d’Europa” e scrigno di biodiversita’), che hanno contribuito a vendere l’immagine dell’Umbria “Cuore Verde”. Cosi’ come vedere distese di pannelli solari, piuttosto che adeguatamente sopra tetti di capannoni industriali o parcheggi, su aree agricole pregiate, sui fianchi delle colline, in prossimita’ di casolari che, allo stesso modo, hanno identificato da secoli il paesaggio umbro e restano intimamente riconoscibili dalle sue popolazioni.

I fiumi, l’acqua dell’Umbria, sono gia’ stati duramente provati e depredati in nome dell’energia, industrialmente sfruttati. Sono linfa preziosa che scorre nelle nostre terre, e lungo le loro sponde hanno trovato accoglienza i primi insediamenti umani. Vanno rispettati e “maneggiati con cura”, non si vuole assistere al doloroso spettacolo di ulteriori prelievi d’acque profonde che li riducono a rigagnoli, cementificazioni di argini, autostrade lungo le rive.

Vogliono che sia chiaro che “rinnovabile” non e’ sinonimo di “infinito”, e che l’ambiente, una volta alterato industrialmente e massivamente, mai piu’ sara’ ripristinabile, che la perdita di valore che ne consegue e’ economica, naturale, culturale.

Invitiamo la Regione a riflettere approfonditamente ed appropriatamente, e a non farsi catturare da illusori risanamenti dell’occupazione, creazione di nuovi posti di lavoro, rilancio dell’occupazione, avendo svenduto il suo bene maggiore: il proprio unico e irripetibile territorio ed i Beni Comuni.

MW Umbria
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
Attac Umbria

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