Non occorre essere tecnici per capire…

Un contributo di Vitantonio Iacoviello:

Certe cose,non occorre essere tecnici per capirle. Le linee guida governative sulla presentazione dei progetti eolici , ma ancor prima le regole della buona progettazione, impongono una dettagliata descrizione del territorio “nei suoi aspetti più significativi” ,sia prima dell’intervento che dopo.
Per il dopo, le stesse linee impongono che nei progetti si mostri ,anche con foto dall’alto, l’effetto che le eventuali pale , alte ormai quanto grattacieli di cinquanta piani, avrebbero su ogni singolo bene immobile.
Questo perché l’esaminatore abbia la possibilità di valutare al meglio l’impatto che l’impianto avrebbe sul territorio , i benefici o il deprezzamento che a questo verrebbero arrecati.
Si comprende dunque l’ estrema importanza di una fedele descrizione della situazione quo ante, al fine di valutare,post operam, le modifiche del paesaggio , al quale ormai si attribuisce un vero e proprio valore anche economico.
Orbene, se vuoi comprendere la considerazione che i benefattori della Basilicata hanno della nostra intelligenza, osserva lettore la descrizione che questi signori fanno di un meraviglioso territorio in agro di Lavello , con foto che ho definito “ A Testa Bassa”.
Paragona poi queste foto, questo modo di rappresentare quelli che dovrebbero essere gli aspetti più significativi del territorio,con le foto,inesistenti nei progetti, che rappresentano il paesaggio vero della stessa identica area .
Comprenderai subito perché, non sopportando più il tracotante approccio di questi novelli colonizzatori , ne ho informato Il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio ed i Ministri che ritengo possano essere interessati.
Non solo le “imprecisioni” nella descrizione del paesaggio denuncio , nelle osservazioni formali inviate alla Regione e nella lettera alle autorità nazionali , ma anche il fatto che nei progetti le cartografie,ortofoto comprese,non sempre e non tutte sono aggiornate col posizionamento di strutture,abitative e non, di Beni , naturalità e impianti esistenti.
Allo stesso modo ho evidenziato come nelle relazioni tecniche vengono sottovalutati gli impatti dovuti a rumori, ad infrasuoni , a sfarfallio,ai pericoli per possibili lanci di frammenti di pala e/o di ghiaccio e come vengono misurate le distanze fra eventuali impianti e preesistenze in un modo tale da offendere la nostra intelligenza.
Ancora,riferisco nelle osservazioni,non solo i proponenti non informano del grave problema della svalutazione drastica di terreni e strutture circostanti agli impianti eolici,ma hanno la sfacciataggine di affermare che questi costituiranno attrattiva turistica ( sic!), porteranno ricchezza, occupazione, miglioramento dell’ambiente nella zona, il tutto ovviamente senza alcuna analisi dettagliata.
Alla luce di quanto ho denunciato,ho chiesto un drastico cambiamento nella politica di approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili, che non può e non deve più essere affidato ai grandi impianti ed ai loro proponenti.
Ho chiesto che si punti invece su risparmio ed efficienza, su ricerca ed innovazione, su microimpianti diffusi per autoconsumo, finanziati direttamente a beneficio dei cittadini ,e sullo stimolo alla crescita e sviluppo di aziende locali.
Partendo dalle considerazioni fatte, ho fatto rilevare come non sia proprio il caso di semplificare ulteriormente le procedure e le istruttorie e come al contrario occorra incrementare mezzi,anche finanziari,competenze e strumenti da mettere a disposizione di Soprintendenze e Dipartimenti Ambiente regionali .
Nelle osservazioni ho invitato a riflettere sul fatto che a livello comunale i pareri e le istruttorie possano essere influenzate da considerazioni altre rispetto alla salvaguardia dei paesaggi e degli interessi veri della popolazione.
Giustizia ho chiesto per la nostra dignità e per il paesaggio lucano,immensa risorsa che, incapaci evidentemente di preservare e valorizzare anche dal punto di vista economico,stiamo sacrificando irrimediabilmente a vantaggio dei pochissimi che ne traggono lucro.
Per chiudere, ci potrebbero dire chiaramente le forze politiche, soprattutto quelle che intendono guidare il centrosinistra e governare l’Italia, se e come intendono difendere il Paese dai novelli colonizzatori?

Allegato 7  cartello 2

La lettera inviata al Presidente della Repubblica e alle alte cariche dello Stato:

Con la presente chiedo la vostra attenzione su di un caso particolare che, ad indagare, potrebbe rivelarsi emblematico di un modo di fare abbastanza frequente e che quindi, se non affrontato per tempo, potrebbe causare danni irreparabili all’intero patrimonio ambientale italiano, a partire dal meraviglioso paesaggio.
Per prima cosa mi permetto di invitarvi ad guardare gli allegati 1 e 2, quelli che definisco “Foto a Testa Bassa” : Sono sicuro che il paesaggio che vi è raffigurato, a parte un’ immagine suggestiva per l’effetto colore ed un’altra che lascia intravvedere un’immobile fra il verde,vi apparirà abbastanza comune a tanti altri, un paesaggio agrario come tanti, meritevole comunque di salvaguardia.
Forse chi ha fotografato in quel modo il territorio sul quale si vorrebbero posizionare ben 4 impianti eolici per un totale di 77 aerogeneratori alti quanto grattacieli di 50 piani non voleva farlo di proposito, ma fatto sta che agli esaminatori che non abbiano la possibilità di fare sopralluoghi apparirebbe un paesaggio privo di aspetti significativi ,diverso da quello che è nella realtà, degno invece di essere vincolato e preservato anziché sacrificato irreparabilmente.
Se, anche perché sollecitati da tempi stringenti e perché non dotati di mezzi e di un esercito di professionalità tecniche e legali delle quali dispongono invece le aziende, gli esaminatori approvano sulla scorta della rappresentazione di cui sopra e le regioni deliberano l’autorizzazione a costruire,può accadere che un territorio di pregio sotto molteplici aspetti, quale quello che risulta obiettivamente già solo guardando gli altri allegati,il 3 ed il 4, quelli relativi al paesaggio vero, al paesaggio da me fotografato, venga avviato al sacrificio in nome di una presunta pubblica utilità.
Se poi alle “imprecisioni” nella descrizione del territorio interessato, che non sono solo quelle della descrizione fotografica in senso letterale, si sommano quelle,anche abbastanza rilevanti, evidenziate nelle osservazioni che ho inviato alle autorità regionali direttamente interessate,il quadro si fa ancor più inquietante e meritevole di severa attenzione da parte di tutti gli organismi preposti.
Tale quadro,tale modo di fare, se ,come in molti in Italia affermano,dovesse essere quasi la norma nella stesura dei progetti, allora sarebbe doveroso da parte del governo ripensare tutta la Strategia Energetica Nazionale nel senso indicato da numerose associazioni ambientaliste che chiedono di non innalzare ulteriormente la soglia delle rinnovabili elettriche, di fermare l’eolico ed il fotovoltaico industriali e di non sacrificare l’immenso patrimonio paesaggistico italiano.
Tornando alle mie osservazioni, diversamente da come faccio ora per motivi di necessaria brevità ,ho colà denunciato in particolare ed abbastanza dettagliatamente, progetto per progetto, il fatto che:
Negli elaborati progettuali relativi alle quattro istanze delle quali mi sono occupato le cartografie, addirittura anche quando si tratta di ortofoto, non sempre e non tutte sono aggiornate a cura dei progettisti ed a seguito di accurati sopralluoghi, col posizionamento delle strutture,abitative e non, dei Beni e delle naturalità esistenti.
Negli stessi elaborati viene totalmente ignorata la presenza di tre aree archeologiche con vincolo in itinere, oltre ad altri aspetti significativi da me segnalati nelle osservazioni,nell’errato presupposto ,in spregio all’art 142 del D.Lgs. n° 42/2004 che sottopone a vincolo, fra l’atro, senza espresso provvedimento,” le zone di interesse archeologico”, nell’errato presupposto che vadano tutelati solo i beni esplicitamente tutelati con provvedimenti ad hoc.
Il punto 1.2.1.1. della legge regionale lucana, n° 1 del 19/01/2010 classifica come “ Aree e siti non idonei “, “nelle quali non è consentita la realizzazione di impianti eolici di macrogenerazione”, fra altre aree, “ i siti archeologici,storico-monumentali ed architettonici con fascia di rispetto di mille metri”.
I proponenti giocano sull’equivoco che, per essere considerate non idonee, le aree ed i siti debbano essere vincolati, contrariamente a quanto dettato anche dalle linee guida, e quindi non menzionano, non descrivono adeguatamente tutto quanto non sia espressamente vincolato.
E’ di tutta evidenza dunque la estrema importanza della precisione e della fedeltà nella descrizione del territorio così come preesiste e poi la rappresentazione dell’impatto su ogni singolo Bene ( nessuna delle 4 aziende lo fa), così come prescritto dalle linee guida nazionali del settembre 2010.
Ma, non potendo riassumere le centinaia di pagine e le decine e decine di elaborati con i quali ritengo di avere puntualmente dettagliato quanto affermo, rinvio alle osservazioni inviate alla regione Basilicata ed agli organismi periferici dello Stato,che possono essere messe a disposizione di vostri ispettori,qualora lo riteniate. Invito a tenere conto delle stesse,in quanto sono vere e proprie istruttorie-denuncia.
Per inciso, né l’amministrazione comunale di Lavello( PZ) ,né i proponenti, hanno mai informato la popolazione su quello che si intende fare, contrariamente a quanto si raccomanda nelle linee guida. L’Amministrazione comunale, ente più vicina ai luoghi, non dà conto di dettagliate istruttorie, che siano o meno di competenza propria.
Un caso merita di essere citato, a titolo di esempio: una di queste aziende, la Novawind, tentava addirittura di fuorviare anche il Tar di Basilicata, che in extremis ho provveduto ad informare tramite fax inviato all’ Avvocatura dello Stato che difendeva la Soprintendenza ai Beni culturali di Potenza.
Altra questione emblematica, strettamente collegata a quella delle “imprecisioni”, è rappresentata dal fatto che, a più di venti anni dalle prime leggi sull’acustica, regione Basilicata e comuni lucani non abbiano, la prima emanato leggi-guida ed i secondi approvato la zonizzazione acustica.Per la verità le leggi statali sono assolutamente esaurienti già di per sé e la giunta regionale aveva approvato un disegno di legge in materia, dal successivo iter a me sconosciuto, con provvedimento 2337 del 10 dic. 2003.
La regione ed il comune di Lavello in particolare sono stati più volte da me sollecitati a compiere i loro atti d’ufficio, atti che la legge e la cura del buon padre di famiglia avrebbe dovuto consigliare loro di fare.
Il comune di cui sopra, a seguito di mia richiesta al Prefetto, di nomina di commissario ad acta, ha prima assunto un atteggiamento difensivo e poi finalmente affidato l’incarico.
Fatto sta che ad oggi è ancora inadempiente e, nelle more, i proponenti chiedono che i progetti vengano approvati con una legge nazionale vecchissima che tollera indici di rumorosità elevati, a chiaro vantaggio dei presentatori dei progetti, ed a stravolgimento di un’area insediata oggi molto quieta ( gli stessi richiedenti ammettono che oggi in quella zona non vi sono significative fonti di rumore).
La proposta di disegno di legge regionale prima citata invece poneva limiti rigorosi e imponeva il mantenimento delle situazioni di quiete, dettato che se rispettato, avrebbe dato noie a chi avesse voluto insediarsi in zone come quella da me descritta. Certo, è una proposta di disegno di legge,ma è approvata con deliberato di giunta regionale e comunque ogni persona di buon senso sa che nessuno avrebbe impedito al comune di fare la zonizzazione sulla scorta ed in ossequio delle leggi, delle direttive ,delle linee guida esistenti, ma soprattutto a tutela dei propri cittadini e dei propri territori.
Ancora v’è da rilevare che ,ancor prima della presentazione dei progetti, il comune firmava “convenzioni” con aziende eoliche, con le quali, in cambio di remunerazione monetaria ( vietata poi dalle linee guida nazionali), si impegnava ad agevolare ( questo è il senso) tali installazioni ,senza che vi fosse riferimento alcuno a particolari aree interessate o sconsigliate agli impianti. Insomma, il comune si impegna a far installare pale eoliche sul proprio territorio senza voler sapere o concordare dove e senza alcuna intenzione, a giudicare dalle omissioni, di varare provvedimenti che in qualche modo potessero tutelare alcune aree ed inficiare “mire”.
Saranno tutte combinazioni fortuite, ma in casi come questi opportunità avrebbe voluto che la zonizzazione acustica si facesse ancor più rapidamente che in situazione diversa e che l’esame dei progetti stessi fosse ancora più rigoroso di quello effettuato.
Per inciso,segnalo il fatto che l’accesso agli atti in Basilicata non è certo agevolato e che, a solo titolo di esempio, i progetti in forma telematica non sono accessibili e disponibili in rete.
Segnalo altresì la questione del catasto incendi, questione di fondamentale importanza poiché da un lato leggi statali(353/2000) e regionali (la 13/2005 e la n° 1 del 2010) proibiscono costruzioni in zone percorse da incendi in anni addietro e dall’altro non sono aggiornati i catasti degli incendi.
Orbene, se si combinano i disposti dell’art 1.2.1.1. della LR 1/2010 Basilicata ( divieto di fare impianti eolici nelle aree boscate ed a pascolo percorse da incendio negli ultimi dieci anni) con la definizione che la 353/2000, art.2, offre per gli incendi boschivi e per aree limitrofe, si comprende come sia fondamentale avere dati sugli incendi nella zona interessata,solcata da valloni boscati che spesso vanno a fuoco proprio a causa di incendi partiti da zone limitrofe, zone nelle quali oggi si vorrebbero costruire impianti eolici e strade di servizio.
In tale situazione dunque,in assenza di catasto,a qualcuno potrebbe venire in mente di fare l’equazione, a proposito di incendi, “ non risultano “ equivale a “ non ce ne sono stati”, mentre io posso tranquillamente affermare che in quella zona purtroppo gli incendi sono stati molto frequenti e che ,ovviamente, incrementando strade e stradine in aree limitrofe ai boschi ed alle aree nel passato soggette ad incendi, la situazione non può che peggiorare. Non mi risulta che gli enti preposti all’esame dei progetti abbiano chiesto direttamente, oppure imposto ai richiedenti di chiedere conto degli incendi in zona, a VVFF, Carabinieri e Forestale che sono più volte intervenuti negli ultimi dieci anni…
Proseguendo, in nessuno dei quattro progetti è dato trovare il calcolo della gittata massima dei frammenti ( che può arrivare a 1000 metri, come da calcoli che ho allegato alle osservazioni), così come previsto nel Disciplinare per la presentazione dei progetti, approvato dalla Giunta regionale di Basilicata (punto A7 della parte relativa agli impianti eolici).
I progettisti si sono limitati a calcolare la gittata della pala intera e non risulta che qualche esaminatore, a partire dal livello comunale,abbia contestato questa mancanza, che diventa ancora più grave se il territorio interessato è insediato e frequentato, come è quello di cui tratto.
Segnalazione va fatta anche per le misure acustiche effettuate ante operam presso le strutture presenti: I valori riscontrati, per uno stesso “ricettore”, sono molto diversi a seconda del progetto e diversi ( più alti ovviamente) da quelli rilevati da tecnici abilitati su mia commissione. Non solo, ma in alcuni progetti i valori sono rilevati nei pressi di una sola struttura e poi arbitrariamente estesi a tutti gli altri.
Ancora, in un caso si danno le coordinate geografiche del ricettore presso il quale sarebbe stata effettuata la rilevazione e poi si mostra la foto col posizionamento dello strumento…posto su una strada a più di 300 metri dall’abitazione, nei “pressi” della quale si sarebbe dovuto misurare il rumore attuale.
Degli ultrasuoni e dei loro effetti sul mondo animale non si fa cenno, nonostante da decenni si conosca e si studi il problema da parte di organismi istituzionali e di scienziati di ogni parte del globo.
A solo titolo di esempio, nel lontano 1978, nella mia tesi di laurea sull’inquinamento acustico, già citavo studi di scienziati sugli effetti degli infrasuoni ( guarda caso prodotti da ventilatori )sulla salute umana.
Per il fenomeno dello Shadow-Flickering rinvio alle osservazioni inoltrate agli enti preposti all’esame: anche qui in un progetto si citano i valori tollerati dalla comunità internazionale ed invece se ne ipotizzano di ben maggiori ed in un progetto si ammette che per ridurre il problema occorre una distanza di mille metri dai ricettori, raccomandando di …recintarsi con alberi sempreverdi altissimi, per non avere noie.
Non vengono, se non in modo sbrigativo e con affermazioni non suffragate,esaminate opzioni alternative,fino all’opzione zero, contrariamente a quanto dettato dalle linee guida.
Tanto segnalo solo per dare un’idea della situazione e per chiedere espressamente l’invio di ispettori, al fine di impedire l’approvazione dei progetti ed accertare inadempienze ed “imprecisioni” che dovessero configurarsi come tentativi di reato.
Ma tanto segnalo anche per fornire al Governo ed al Presidente della Repubblica elementi ulteriori per riflettere sulle “semplificazioni” che si stanno ipotizzando e sulla Strategia Energetica Nazionale.
Riguardo alle semplificazioni, credo che si procurerebbero gravi danni al patrimonio ambientale in senso lato se si indebolissero ulteriormente i mezzi, anche finanziari,le competenze e gli strumenti a disposizione degli esaminatori, a partire dalle Soprintendenze fino ai Dipartimenti Ambiente regionali e se si impedisse nei fatti, ancor più di quanto oggi succede, l’accesso agli atti ed il preventivo controllo degli stessi da parte dei cittadini, in nome del “fare presto e senza lacci”.
Partendo dall’esempio che illustro, cosa succederebbe se “semplificassimo” ulteriormente le procedure e l’esame delle pratiche ? Io credo invece che occorrerebbe pretendere dagli esaminatori la massima attenzione ed il massimo rigore, inasprendo le sanzioni per coloro i quali non “esaminano “ con il massimo scrupolo, invece di eliminare o indebolire tutele.
Per la SEN, conviene al patrimonio italiano incentivare in ogni maniera l’eolico industriale ed il fotovoltaico a terra e semplificare le procedure, addirittura elevando gli obbiettivi, o non è il caso di fermarsi, oltre che per tutte le stringenti ragioni rappresentate recentemente da tante associazioni ambientaliste ,anche per quanto qui rappresentato?
Insomma, sono interlocutori affidabili , da agevolare con semplificazioni, coloro i quali fotografano in maniera così “superficiale “ i territori nei quali vorrebbero insediarsi?
Colori i quali nei progetti promettono, senza analisi puntuale e quantificazione ( prescritte entrambe ma non effettuate) ,occupazione, ricchezza e benessere per le popolazioni i cui territori vorrebbero colonizzare?
Coloro i quali ( progetto Ventisei ),offrono, come progetto di compensazione ambientale,di…fare un percorso ciclabile fra le pale, sulle strade nelle quali sono stati interrati i cavidotti, offendendo così l’intelligenza e la dignità delle persone ?
Colori i quali ,per dimostrare il rispetto, a loro dire, della legge regionale anzi citata per le distanze fra turbine e Beni, le misurano fra i baricentri e non fra i punti più vicini delle proiezioni ,così come invece un tecnico dovrebbe sapere e voler fare?
E se quanto dettagliatamente segnalato nelle osservazioni relative ai 4 progetti che ho esaminato dovesse rivelarsi comune ad altri progetti?
Non conviene invece puntare, in campo energetico, decisamente su ricerca, innovazione, microimpianti per autoconsumo ed a minimo impatto,stimolando la crescita e lo sviluppo di piccole aziende italiane di produzione e di installazione,dando così grande impulso al superamento della crisi, invece di finanziare i grandi impianti a vantaggio di poche persone che presentano progetti senza preoccuparsi del danno che potrebbero arrecare al patrimonio preesistente ,a vantaggio fra l’altro di nazioni produttrici altre?
Rivolgo dunque un accorato invito a considerare che il territorio superficialmente fotografato dalle quattro aziende proponenti ( Novawind, Inergia, Winderg e Ventisei) è in realtà di pregio sotto tantissimi punti di vista ( non ultimo la presenza di numerosi falchi grillai,documentata non dai progettisti ma da me e da persone terze), così come ho tentato di dimostrare con le osservazioni, ed a vigilare affinché non venga compiuto un grave sopruso.
In considerazione dell’elevato valore economico, storico, ambientale, paesaggistico, agricolo della zona interessata, in considerazione del fatto che questo altipiano, proprio quello che sarebbe interessato dagli impianti, è caratterizzato da masserie vincolate, da aree archeologiche con vincoli in itinere ,da un complesso monastico storico ( che andrebbe salvato dalla rovina),da un ponte antico che un tempo doveva avere importanza strategica,da abitazioni e strutture,dalla presenza di persone che ci vivono ed operano, chiedo allo stesso modo che chi ne ha podestà imponga il vincolo storico-paesaggistico a tutta l’area, conservandola per i posteri ,così come i nostri padri l’hanno conservata per noi.
La stessa regione ha inserito una fetta di quel territorio in un “Catalogo delle Buone Pratiche in tema di Paesaggio”,selezionandola,sotto il nome di”Frutteto giardino del Bosco delle Rose”( validato dal Comitato Transnazionale) per la Procedura di Valutazione Europea nell’ambito del III Premio Mediterraneo sul Paesaggio. Di recente, questo angolo di territorio ,situato nel cuore dell’area concupita dagli eolici, è stato inserito nella banca dati del progetto GELSO di ISPRA Ambiente.
Sulla valenza o meno di quest’area, chi ha dunque ragione, il Dipartimento Ambiente della mia regione insieme con valutatori europei ed ISPRA Ambiente oppure i sedicenti benefattori dell’eolico industriale?
Prima di rispondere, vi prego, paragonate ancora una volta le loro foto a testa bassa con le mie,quelle del paesaggio vero, e tenete conto che tutto quanto fotografato è dentro l’area interessata, area che già due anni orsono ho formalmente chiesto che venisse dichiarata come non idonea ai sensi delle linee guida, dimostrando che ne possiede abbondantemente tutte le caratteristiche.
Da ultimo, vorrei che fosse chiaro che con la presente non sto facendo un appello avverso i grandi impianti industriali eolici e fotovoltaici, ai quali pure sono contrario, ma solo chiedendo rigore estremo nelle istruttorie ,bocciature inesorabili dei progetti che contengono “imprecisioni” e “tendenziose “ descrizioni delle situazioni quo ante ,denunce alla magistratura ed esemplari punizioni per eventuali tentativi di truffe, in maniera preventiva, senza rincorrere poi gli eventi ad impianti realizzati : In questa ultima ipotesi per il cittadino e lo Stato è sempre più complicato ottenere giustizia.
Ringrazio per la cortese attenzione,mi dichiaro ovviamente disponibile a fornire ogni ulteriore informazione e/o documentazione già prodotta con le osservazioni,delle quali le presenti segnalazioni sono solo piccola parte, ed attendo di essere informato sull’esito delle ispezioni che vorrete disporre.
Allegati:
-1 e 2, le “foto a testa bassa “ tratte dai 4 progetti. Le sigle che appaiono sulle singole foto individuano le aziende proponenti : n per Novawind, i per Inergia, V per Ventisei e w per Winderg.
-3 e 4, le foto vere del paesaggio, fatte da me ed inesistenti nei progetti, nonostante le linee guida impongano foto aeree e non, dei punti più significativi della zona, nonché fotorendering dell’impatto che le pale hanno “ per ogni bene immobile”.
-5 Inquadramento territoriale descrivente sommariamente il territorio. Ho riportato con linea nera marcata la zona per la quale ho chiesto la non idoneità, che andrebbe estesa anche oltre la diga in alto a destra ed oltre la rete di valloni sulla destra. I cerchi individuano le distanze che “ gli impianti eolici “ devono mantenere dai “ siti archeologici,storico –monumentali ed architettonici con fascia di rispetto di 1000 metri” (punto 1.2.1.1. del PIEAR approvato con LR 1/2010 della Basilicata) e le distanze che gli aerogeneratori devono tenere dalle strutture, se si interpreta in maniera molto ma molto restrittiva il punto 1.2.1.4.della LR citata. In realtà, così come calcolato in dettaglio nelle mie osservazioni, tale distanza dovrebbe essere almeno pari a 1000 metri ( a questa distanza potrebbero arrivare frammenti di pala e di ghiaccio, ed al di qua di questa distanza non sono compatibili con la presenza umana infrasuoni e sfarfallio).
Infine ,ripetendo l’errore dei progettisti, faccio notare che anche io ho calcolato le distanze fra due oggetti dai baricentri, cosa assolutamente sbagliata, ma io posso consentirmelo, posso approssimare,io sto solo richiamando l’attenzione di chi deve esaminare scrupolosamente. Un proponente invece, un tecnico che si assume la responsabilità di dimostrare che rispetta le distanze previste dalle leggi, non può porre le pale ai margini esterni ( a suo dire)di zone vietate fidando sul fatto che chi legge non sappia come misurare le distanze…
Calcolando invece le distanze in modo corretto, tenendo conto delle particelle vincolate e/ con vincolo in itinere e tenendo conto della proiezione in pianta delle pale, nella figura non vi sarebbero “varchi” nei quali infilare anche una sola delle pale. Ancora, si noti che entro i mille metri dai Siti di cui al punto 1.2.1.1. di cui sopra, è vietato costruire” impianti eolici “ i quali, come ovvio, sono costituiti non solo dagli aerogeneratori, ma da tutto il complesso aerogeneratori, cavidotti ( interrati o meno che siano!),strade di accesso ,centri collettori,cabine e quant’altro necessario alla produzione,controllo e trasporto dell’energia prodotta.
-6,cartello 1, realizzato da me su ortofoto aggiornata anche con una diga non rappresentata da qualche richiedente,cartello su cui ho effettuato il posizionamento delle 77 pale.
-6a Articoli e video-denuncia, reperibili sul web cercando “vitantonio iacoviello”, da intendere qui allegati.
-7 Cartello 2, con foto area da me realizzata ( nessuna ditta presenta foto aeree, contravvenendo a quanto dettato dalle linee guida) con successiva ricostruzione molto, molto parziale( circa 30 su 77 e senza posizionare le numerose strade e stradine ed i cavidotti, ed i centri collettori, ed i cantieri…), fatta utilizzando i posizionamenti indicati dalle ditte, del territorio dopo l’eventuale costruzione degli impianti.
-7a A titolo di esempio,Osservazioni alle integrazioni inviate da una delle 4 aziende, la Inergia, con inquadramento della zona sul 25000 Igm non aggiornato,sul quale una Archeologa,la Marchi, venti anni orsono, in tempi non sospetti, ha riportato, con numeri colorati, i punti di interesse archeologico della zona. Detti punti, dette intuizioni ,hanno sempre trovato puntuale riscontro in caso di opere realizzate.
Ma, ogni nostra osservazione su progetti di altre imprese segnala fatti meritevoli di attenzione, al pari, se non di più, rispetto a quelle sul progetto Inergia,allegate a solo titolo di esempio.
-7bTutte le numerose osservazioni corpose e dettagliate inviate agli organismi esaminatori per ciascun progetto e per ciascuna connessa integrazione, da intendersi qui allegate, trovandosi depositate presso pubbliche amministrazioni.

Ing.Vitantonio Iacoviello
Allegato 2 Foto a Testa Bassa 2
Allegato 1Foto a Testa Bassa    1
Allegato 5 Inquadramento territoriale
Allegato 4 Paesaggio vero 2
Allegato 3 Paesaggio vero 1

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